Sul nucleare, ovvero su quel che pensa l'elettorato e sul voto al referendum di giugno, Berlusconi ha paura. In un incontro a palazzo Grazioli ha Roma, ieri sera, il premier ha invitato dirigenti del Pdl a non alimentare polemiche.
E oggi il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, parlando della centrale nucleare di Borgo Sabotino (Latina), spenta dopo il referendum del 1987, con le notizie che arrivano dal Giappone è costretto un'ammissione: «Anche se la scelta del paese avvenne sull'onda dell'emozione per Cernobyl, oggi non possiamo non dire che siamo preoccupati». Poi il solito ritornello: dobbiamo riflettere «senza emozione, senza farci condizionare da quanto sta accadendo», però riconosce che «oggi dobbiamo mettere l'accento sulla sicurezza». Ancora pochi giorni fa in tv il ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo rivendicava la scelta del governo di riaprire il discorso delle centrali nucleari.
Per i senatori del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante «bene il ripensamento del ministro Romani sul nucleare, anche se tardivo. Il Governo non perda altro tempo prezioso e chiuda l'infelice pagina dell'avventato ritorno all'energia nucleare in Italia, e metta fine al boicotaggio delle rinnovabili». Della Seta e Ferrante annotano: «Romani è passato nel giro di 48 ore dalla certezza granitica di non fermare il progetto nucleare italiano all'esigenza espressa oggi di una riflessione e di una condivisione delle scelte con i territori candidati ad ospitare le centrali. E le Regioni, anche quelle amministrate dal centrodestra, si sono espresse in modi diversi ma concordi nel non volere ospitare il nucleare. Quello del ministro è dunque un ripensamento e, ci auguriamo, non una inutile melina». E su questo punto, Bossi rilascia a ruota un commento: «Decida il territorio».