'Ndrine e clan a due passi dal Parlamento

5 luglio 2011
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«È stata una doccia fredda. Non riesco ancora a crederci». Non ha parole e soprattutto non vuole aggiungere altro un barista dell'antico Caffè Chigi che stamattina è stato sequestrato nell'ambito di un'operazione della Dia per contrastare la 'ndrangheta nella Capitale. Il locale romano è uno degli immobili messi sotto sequestro perchè ritenuto dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia riconducibile alla 'ndrina dei Gallico di Palmi. «Ho lavorato qui fino a due settimane fa - ha aggiunto l'ex dipendente - ed è davvero una cosa strana. Chi lo avrebbe mai immaginato: ripeto, una doccia fredda».

Niente cappuccino e cornetto questa mattina per gli abituali clienti del bar, collocato in posizione 'strategicà tra diversi uffici e le sedi del potere a Roma. Porte chiuse, bancone nella penombra e nessun sigillo o cartello: solo alcuni sgabelli in legno davanti alle porte vetrate ad indicarne l'improvvisa chiusura. «Stamattina sono andata per prendere il solito caffè - ha raccontato l'edicolante di piazza Colonna - ma c'era qualcosa di strano: un secchio dell'acqua davanti all'ingresso. In quel momento non ho realizzato anche perchè gli agenti erano in borghese. Poi il barista che di solito apre la mattina mi ha fermato senza darmi spiegazioni. La notizia l'ho sentita qualche minuto dopo alla radio». Continua intanto il via vai di persone davanti l'entrata del bar all'angolo di piazza Colonna. Alcuni si fermano, appoggiano le mani davanti ai vetri, guardano dentro e si chiedono il perchè della chiusura: «forse un lutto - si domanda un anziano signore - o magari non si sono sentiti bene». La notizia nel frattempo continua a spargersi nella zona: «è impossibile - ha commentato un cliente davanti la porta di ingresso - la 'ndrangheta davanti Palazzo Chigi. È una cosa preoccupante. Non c'era niente di sospetto e nulla faceva pensare che la criminalità organizzata poteva installarsi nel cuore di Roma».