Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Napolitano sprona i partiti: via il Porcellum

Napolitano ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani ("Non ci sottrarremo"): subito progetti sulla legge elettorale. Per il Pd Bersani: «Progetto presentato tre mesi fa». Ma Alfano mette i paletti.
alfano bersani napolitano
9 luglio 2012
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«Stanno purtroppo trascorrendo le settimane senza che si concretizzi la presentazione alle Camere - da parte dei partiti che hanno da tempo annunciato di voler raggiungere in proposito un'intesa tra loro - di un progetto di legge sostitutivo di quella vigente per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato». Lo scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in una lettera ai presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.

«Debbo ricordare - si legge nella missiva - che su questa materia (e più in generale su quella di possibili modifiche istituzionali) consultai nel gennaio scorso i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ricevendone indicazioni largamente convergenti anche se non del tutto coincidenti a favore di una nuova legge elettorale».

«Mi auguro - prosegue il Capo dello Stato - che l'autorevole opinione dei Presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei gruppi parlamentari, possa concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo».

Immediata la risposta del segretario dei Democratici, Pier Luigi Bersani Il Pd: «Siamo pronti a discutere anche domani mattina, siamo l'unico partito che ha presentato una proposta di legge».

E sul tema, chiamato in causa, interviene anche Schifani: «Il Senato, non appena definito il testo, non si sottrarrà all'impegno, pur in presenza di un intenso calendario dei lavori, in questa fase significativamente condizionato dall'esigenza di assicurare in via prioritaria l'esame dei numerosi dl presentati dal Governo».

Per Alfano, invece, è tutta una questione di paletti. Si dice pronto anche lui, ma poi aggiunge: «La materia elettorale, peraltro, non è questione teologica, dunque è molto opinabile ed è legata al tempo storico e politico in cui si scrive. Sicchè, su alcune questioni concrete, noi abbiamo una posizione che sembra non coincidere con quella del Partito Democratico. In particolare, siamo orientati verso un premio di maggioranza da assegnare al primo partito, capace di salvaguardare la dinamica del bipolarismo e, al tempo stesso, tale da non drogare il risultato elettorale. Per essere concreti, se il primo partito nei sondaggi attuali ha il 25%, non può ricevere un premio del 15%, cioè superiore alla meta` dei voti conquistati sul campo: altrimenti il premio sarebbe di dimensioni tali da costituire la terza forza parlamentare».

E aggiunge: «Vorremmo che il partito vincitore, guidato dal proprio leader, fosse in grado di formare un governo e una coalizione. Mentre questi anni ci hanno regalato (soprattutto nel campo della sinistra) coalizioni multicolore, ma senza identità di governo e omogeneità di programma. Infine, sulla modalità di selezione degli eletti, siamo per restituire ai cittadini la facoltà di scelta. Ciò può avvenire in due modi: o con collegi uninominali o con le preferenze. Su questa materia, credo che in tutti i partiti ci sia un dibattito. Dal nostro punto di vista, nei collegi uninominali, la gran parte della scelta la fa il partito che individua il candidato e solo la parte residuale spetta al cittadino che - se non vuole far vincere la parte idealmente e culturalmente a lui avversa, affidando ad essa il governo del paese - è costretto a votare per il designato dal partito. In un tempo in cui i cittadini richiedono tanta partecipazione, forse è bene che i partiti indichino un`ampia rosa di candidati dentro la quale gli elettori potranno esprimere la propria preferenza, in coerenza con il proprio ideale politico e con la stima verso il candidato prescelto», ha rilevato Alfano.

«Del resto, anche la storia recente ci insegna come le indagini e financo le richieste di arresto nei confronti dei parlamentari, siano arrivate numerose sia nelle tre legislature in cui si è votato con il Mattarellum (collegio uninominale maggioritario) sia nelle due in cui si è votato con la legge vigente. Qualora il Pd non fosse d`accordo su un`ipotesi di questo genere, c`è sempre la nostra disponibilità a ragionare su piccole circoscrizioni e secondo il cosiddetto modello spagnolo che è già stato presentato da noi al Senato. Senza considerare inoltre la disponibilità che abbiamo offerto a ragionare sul doppio turno di collegio a condizione che una simile legge elettorale sia abbinata all`elezione diretta del Presidente della Repubblica da parte dei cittadini», spiega ancora Alfano. «A noi dunque non si potrà mai e poi mai imputare di non volere l`accordo sulla legge elettorale. Ecco perché, da domani, siamo pronti a valutare in Senato tutte queste ipotesi, in piena trasparenza e concretezza. Esprimiamo il vivo auspicio che proprio al Senato si possa consumare in tempi rapidi la prima lettura della nuova legge elettorale», ha concluso.