Moroni: «ragazze scendano in piazza» di F. Fa.

Intervista alla Moroni. «Non riconosco più Berlusconi, la vita lo ha cambiato. La responsabilità del degrado è della tv commerciale».
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Di Federica Fantozzi
1 febbraio 2011
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Chiara Moroni, 36 anni, deputata di formazione socialista, la scorsa estate ha dato un dispiacere a Berlusconi abbandonando il PdL per il Fli.

Cosa la colpisce dello spaccato che sta emergendo ad Arcore e dintorni?

«Le dichiarazioni dei padri, dei parenti delle ragazze. Un degrado fortissimodei costumi di cui forse non ci eravamo accorti. Io sono tutt’altro che moralista: è questione di valori della società, formazione dei giovani, aspettative e obiettivi. E come raggiungerli: lo strumento più condiviso qui è la scorciatoia. La negazione della meritocrazia».

I dialoghi nelle intercettazioni: persone inconsapevoli o determinate?

«È una situazione triste e decadente. Le donne per prime devono tornare a indignarsi. Sono figlia di una generazione che si trova diritti e opportunità, sul lavoro e in famiglia, grazie alle battaglie delle nostre madri. Ma le ventenni di oggi non ne hanno contezza. Abbiamo abbassato la guardia ».

Diamanti vede un Paese spaccato in due come una mela: la metà degli italiani è quanto meno indulgente con il premier.

«A Brescia, con i miei amici di infanzia, ho toccato con mano questa indulgenza. Per i maschi è un modello di virilità. C’è chi dice che i problemi sono altri. Ormai la gente non riconosce più l’etica pubblica come valore fondante delle istituzioni e della comunità ».

Andrà in piazza il 13 febbraio?

«Lo valuto seriamente. Ma è in concomitanza con il congresso di Fli. Hanno la mia adesione morale e intellettuale: le donne devono tornare in piazza. Decenni di conquiste sono finite al macero».

Lei ha condivisco con Berlusconi un pezzo di percorso politico e un rapporto umano.Si era mai immaginata queste vicende?

«Francamente, questo dipinto non rappresenta l’uomo che ho conosciuto quando ho deciso di fare un percorso con lui. Non era la persona di questi giorni. Forse le vicende della sua vita lo hanno cambiato. E questi comportamenti non sono estranei alla mia scelta di lasciare il PdL. Non è una questione penale ma di opportunità ».

Queste ragazze sono artefici del proprio destino o prodotto di un ambiente culturale e familiare che non lascia alternative?

«Direi il combinato disposto. Credo che ognuno si crei la sua vita, manella misura in cui ha gli strumenti per farlo. Non tutte le ragazze italiane si prostituiscono, per fortuna, ma spesso mancano gli anticorpi».

Perché?

«Molta responsabilità è della tv commerciale. Le intercettazioni, le foto, sono la trasposizione nella realtà dei tronisti della De Filippi. La politica dovrebbe bilanciare questi messaggi. Attraverso la scuola, l’università, l’emittenza pubblica».

Non succede?

«È il vero nodo del conflitto di interessi: culturale, non politico. È questo che mi fa infuriare».

Lei ha una storia familiare nota e drammatica. In questi giorni c’è chi ritiene queste ragazze vittime di persecuzione giudiziaria e mediatica, sottolineando che il ritrovarsi sbattute sulle prime pagine potrebbe avere conseguenze per il loro equilibrio, la loro salute mentale. Le che cosa crede?

«È un tema serio. Si confrontano due temi spesso in conflitto: libertà distampa e diritto alla privacy.Èovvio che la situazione per le ragazze coinvolte è pesante, inciderà sulle loro vite, non lo supereranno facilmente. Ma non sono vittime della stampa o dei giudici bensì di quel degrado che le ha condotte lì. E in parte di se stesse: fuori c’è anche un altro mondo».

Anche Berlusconi stigmatizza i media.

«Chi riveste cariche pubbliche ha una privacy ridotta. Penso a Nicole Minetti, consigliere regionale, e ancor più al premier. Per le persone pubbliche è giusto rinunciare a un pezzetto di libertà personale. L’esemplarità dei loro comportamenti è doverosa. E tra questi c’è il dovere di mantenere e tutelare la riservatezza. Penso anche alle clamorose lacune della sicurezza ad Arcore ».