Il rischio di una bomba sociale ancora innescata rappresentata dalle imprese che chiudono e dalla precarietà del lavoro: è questa la priorità secondo i segretari regionali e provinciali del Pd riuniti oggi con Pierluigi Bersani.
E con loro, raccontano alcuni presenti all'incontro, il segretario ha fatto il punto su una crisi ancora non risolta : «Non si pensi - avrebbe detto - che siamo usciti dall'emergenza» ed è fuorviante - avrebbe detto il segretario - il dibattito se Monti sia di destra o di sinistra.
«Il problema è cosa serve al paese per uscire dall'emergenza. A livello territoriale - spiega infatti un segretario provinciale uscendo dalla riunione - si vive una situazione sociale difficile: aziende che chiudono e condizioni del lavoro sempre più incerto. L'articolo 18, per noi, è l'ultimo dei problemi».
E Bersani dopo aver annunciato per le prossime settimane un viaggio sul territorio nei distretti produttivi, accompagnato da una campagna dei circoli a livello locale, dedica gran parte della sua relazione all'emergenza sociale che attraversa il Paese. In queste condizioni non è proprio il caso di «martoriarsi» sull'articolo 18, avrebbe detto il segretario invitando piuttosto a dare priorità alla crescita, all'occupazione e alla lotta al precariato.
Il Pd deve mantenere costantemente il contatto con il paese reale: «Il miglioramento degli indicatori economici non significa un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie e dei lavoratori», è stato il ragionamento di Bersani. Non serve dunque attardarsi su discussioni «politiciste».
Proprio come quella che si interroga se il governo Monti sia di destra o di sinistra. Un dibattito non utile, per il leader democratico, che anzi ribadisce la posizione di sempre: non è un esecutivo di centrosinistra, ma il Pd lo sostiene lealmente e cercando di orientarne le scelte a favore dei più deboli.