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Monti al Meeting e Cl "ripensa" a Berlusconi...

monti bruxelles box
Di Domenico Rosati
19 agosto 2012
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Il successo di un evento come il meeting di Rimini, ricorrenza annuale di Comunione e liberazione, è determinato dalla quantità e qualità dei personaggi invitati a svolgere, di volta in volta, un tema sempre affascinante, a metà strada tra la sollecitazione spirituale e l’assillo pratico.

Quest’anno la prima esigenza è soddisfatta dalla presenza del presidente del Consiglio Mario Monti che tiene per intero il proscenio essendo venuta meno l’eventualità di una visita di Benedetto XVI. Quanto al tema si resta pienamente nell’orbita usuale, visto che la scelta è caduta su una frase molto evocativa di Don Giussani: «La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito».

Ma fin dall’inizio una sollecitazione molto terrena si esercita sull’adunata romagnola: il richiamo montiano alla lotta contro l’evasione fiscale, classificata come una guerra e dunque da vincere o da perdere con conseguenze catastrofiche; e altrettanto dicasi di altri spunti presidenziali, come ad esempio quello del rapporto di «complementarietà» (ma non si diceva «parità»?) tra scuola statale e scuola non statale.

Il tutto in un contesto di esaltazione della «sussidiarietà», un concetto politico da sviluppare o come bandiera ideologica o come spazio di esercizio di un’iniziativa economica non subalterna al mercato e, nel contempo, auspicabilmente emancipata dal rapporto clientelare con il potere. Sarà interessante verificare come tali spunti saranno svolti nel corso dei lavori e come si coniugheranno con l’istanza dell’infinito che la regia dell’incontro, che è per abitudine assai rigorosa, non mancherà di riproporre a ogni passaggio.

Tuttavia quest’anno la situazione espone alcuni altri concretissimi temi che non figurano nel programma ma che sarebbe erroneo tenere fuori campo visto che riguardano, appunto, la realtà e il destino del movimento di Comunione e liberazione. Il riferimento immediato è, come è ovvio, ai casi di Lombardia, e in particolare al coinvolgimento giudiziario del governatore Formigoni e con lui di figure non secondarie del movimento ecclesiale di cui è esponente.

Più che sugli aspetti di merito, in una sede come il meeting ci sarebbe da immaginare l’apertura di un confronto valutativo dell’accaduto, tale da portare alla luce del sole ciò che da alcuni accenni si è intuito ultimamente, vale a dire l’esistenza di un giudizio problematico dei vertici di Cl sulle vicende intercorse e sui relativi protagonisti. La questione non è trascurabile perché investe se non la natura certamente la strategia di uno dei prodotti più originali e controversi del dopo Concilio italiano e precisamente la linea che lo ha contraddistinto rispetto ad altre componenti cattoliche.

La memoria rinvia agli anni Ottanta quando, dopo l’avvento di Papa Woityla, fu proprio Cl a imporre nella chiesa la linea della «presenza» in alternativa a quella della «mediazione» praticata sotto il pontificato di Paolo VI. Presenza come sinonimo di identità operante sia in campo politico, in senso lato, che in campo ecclesiale.

La politica italiana ha conosciuto varie incarnazioni della presenza ciellina, impersonata dapprima dal Movimento Popolare e poi dalla Compagnia delle Opere. Dalle varie “rifondazioni” della Dc, fino al tentativo di traslocare lo scudo crociato nel campo berlusconiano e, da ultimo, nell’instaurarsi di un rapporto simbiotico con il Pdl, con uno scambio tra rilevanti posizioni di potere e cauzione cattolica alle smagliature etiche del leader. Una verifica degli esiti, cioè delle opere della Compagnia, indurrebbe a considerare se non siano maturate le condizioni per una diversa valutazione dei termini di scelta.

La scommessa. Quanto alla comunità cristiana, Cl ha agito come fattore di divisione-decantazione determinando conflitti talora clamorosi e qualificandosi sempre in un atteggiamento di fedeltà senza riserve alle direttive della Gerarchia su una posizione di arroccamento alla quale si riteneva potesse giovare il collegamento con la destra al potere. Ma anche qui lo svolgimento degli eventi suggerirebbe di introdurre qualche elemento di innovazione, corrispondente alla maggiore problematicità dell’atteggiamento della gerarchia e alla conclamata impraticabilità delle frequentazioni sin qui preferite.

Nell’inserto di presentazione del meeting apparso su Avvenire si assicura peraltro che l’abbondante presenza di personaggi politici assortiti (tra i quali Formigoni è citato tra gli habitué) non prelude a esiti politici: «Si accettano scommesse: anche quest’anno non sarà la politica a dominare la scena». Una certa insistenza si manifesta inoltre nel chiamarsi fuori dalle operazioni in corso (“Cosa bianca” e altro); e tuttavia non sempre in politica si è in grado di scegliere, specie quando ci si intesta una rilevante rappresentanza di quote giovanili intraprendenti e produttive e dunque giustamente bisognose di sostegno. Anche se i segnali sono ancora incerti, è difficile immaginare che la transizione cattolica che si sta svolgendo lasci indifferente o ai margini, o semplicemente passiva, una realtà così significativa come Comunione e liberazione.