I regali di valore superiore ai 150 euro andranno restituiti ai mittenti. E poi si dia un bel taglio alle spese di rappresentanza. Così vuole il Monti style. Che “colpisce” ancora, stavolta diffuso attraverso il decalogo di istruzioni inviate dallo stesso premier «per assicurare l’economicità e l’efficienza nell’azione amministrativa a tutte le strutture che dipendono dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla presidenza del Consiglio».
Per questo, il presidente del Consiglio richiama la necessità di evitare spese «non indispensabili o non ricollegabili in modo diretto e immediato ai fini pubblici assegnati alle singole strutture amministrative, astenendosi dall’effettuare spese di rappresentanza, ed evitando di organizzare convegni, o altri eventi non strettamente indispensabili».
Infine, il richiamo a osservare le disposizioni contenute nel codice etico di ogni amministrazione, con particolare riferimento a quelle relative al divieto di accettare regali e omaggi di qualsiasi natura di valore superiore a 150 euro, «tali da non poter essere interpretati, da un osservatore imparziale, come finalizzati ad acquisire vantaggi in modo improprio. In ogni caso, i regali di valore superiore devono essere restituiti, ovvero ceduti all’amministrazione di appartenenza». La stretta sui regali viene dal governo Prodi: fu infatti l'allora ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa a varare nel 2007 il codice etico per i dipendenti del ministero; in quello stesso anno, pochi giorni prima di Natale, Prodi fece approvare un provvedimento, ancora in vigore, che vieta ai ministri di accettare regali superiori ai 300 euro.
IL DECALOGO
Nel dettaglio, le istruzioni sono state inviate direttamente ai vertici delle agenzie fiscali, ai capodipartimento ministeriali, al comandante generale della Guardia di Finanza, al direttore generale dei Monopoli di Stato e al rettore della Scuola superiore dell’Economia e delle finanze. Nel testo, si ricorda l’obiettivo di correggere i conti pubblici e si ribadisce che i comportamenti degli amministratori pubblici devono essere ispirati a un principio di assoluta sobrietà. E quindi, se in linea generale la raccomandazione è di astenersi con estremo rigore dall’effettuare ogni spesa di rappresentanza, si prevede che «solo in casi del tutto eccezionali, riferibili a rapporti con autorità estere, si potranno effettuare, comunque previa espressa autorizzazione, spese di modico valore». Per quanto riguarda appuntamenti come convegni, celebrazioni, ricorrenze e inaugurazioni, anche quando questi ultimi costituiscano degli impegni tradizionali, l’invito sarebbe quello di evitarli.
«Del resto, oltre al costo inerente alle spese sostenute, deve tenersi in debito conto la circostanza che la stessa organizzazione e partecipazione a tali eventi sottrae numerosi dipendenti, ad ogni livello, al quotidiano impegno lavorativo. Nell’ipotesi che un’attenta valutazione del rapporto costi-benefici faccia comunque propendere per l’organizzazione dell’evento - prescrive la circolare governativa - comunque previa espressa autorizzazione, si utilizzerà di norma la giornata del sabato».