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Speciale Elezioni 2013

«Mandiamo via Monti e Vendola»
Le riflessioni del magistrato Forleo

clementina forleo 480
Di Cristoforo Boni
18 agosto 2012
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Nel dibattito sui molti complessi problemi etici, giuridici e deontologici posti dall’utilizzo (e dall’eventuale pubblicazione) delle intercettazioni telefoniche, almeno finora, è rimasto decisamente in ombra il tema della pubblicazione di conversazioni intercettate via Facebook. Come considerarle? Un personaggio pubblico che sulla sua pagina, o sulla pagina di un amico o collega, si abbandoni a giudizi e considerazioni sopra le righe, ha diritto a veder rispettata la sua privacy, il contesto informale e privato di quelle conversazioni, o deve invece risponderne come fossero dichiarazioni alle agenzie di stampa?

Nel caso dei magistrati Clementina Forleo e Desirèe Digeronimo, a tagliare il nodo ha pensato il Fatto quotidiano - giornale certamente insospettabile di intenti persecutori verso la magistratura - pubblicando il seguente scambio di battute avvenuto su Facebook. Scrive sulla sua pagina il giudice Forleo, a proposito della polemica sull’Ilva: «Siamo alla frutta, anzi all’amaro. La magistratura che fa il suo dovere paralizzata da interessi politici trasversali avallati da questo governo illegittimo. Forza Taranto, la salute non si può barattare con nulla». Forleo, secondo quanto riferisce il Fatto, si spinge fino ad un attacco diretto al governatore della Puglia: «Scusate, ma qualcuno crede ancora nell’etica di Vendola? Mandiamolo a casa». Quindi, prosegue il giornale: «Tra i commenti (quasi tutti di approvazione) da segnalare quelli di un altro magistrato, Desirèe Digeronimo: “Clem è una battaglia persa. Non fanno che mistificare i provvedimenti della magistratura. Siamo all’arroganza del più forte e la stampa non è da meno”». Desirèe Digeronimo, ricorda ancora il Fatto, è il magistrato che «indagava sulla sanità in Puglia e su presunte lottizzazioni che coinvolgevano anche Vendola».

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