L’ inchiesta s’ allarga. E l’ ipotesi di un patteggiamento per chiudere l’incredibile storia della sottrazione di 13 milioni di finanziamento pubblico dai conti della Margherita diventa una labile speranza per il senatore Lusi e il presidente della Margherita, attuale leader di Api, Francesco Rutelli. Il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna e il sostituto Stefano Pesci hanno dato ieri nuove deleghe al Nucleo tributario della Guardia di Finanza. La faccenda si fa ogni giorno meno chiara mentre gli investigatori analizzano gli sviluppi dei conti correnti, dei 90 bonifici usciti dal conto corrente della TTT srl tra il gennaio 2008 e l’agosto 2011.
La Finanza è al lavoro su tutti i bilanci della Margherita dal 2001 a oggi, quelli di cui era responsabile il tesoriere Luigi Lusi. Gli investigatori non hanno mai creduto che il senatore ex dirigente dei boy scout possa aver agito da solo. Troppa fretta nel voler chiudere. «Troppa accondiscendenza», si commenta, nell’accettare un risarcimento assai inferiore rispetto al maltolto, 5 milioni invece di tredici.
Una delle ipotesi dei magistrati di piazzale Clodio è che il tesoriere della Margherita - partito defunto dall’aprile 2007 quando si è fuso con i Ds nel Pd ma dal punto di vista amministrativo vivo e vegeto grazie ai finanziamenti pubblici - abbia elargito fondi alle varie correnti secondo uno schema di tacito accordo ai vertici. Da quelle elargizioni “concordate”, Lusi avrebbe deciso di trarre benefici economici personali. Una sorta di stipendio per le varie consulenze. Un vero e proprio tesoretto personale. I magistrati stanno stilando una prima lista di persone da sentire. Deputati e senatori della Margherita che in questi anni hanno sollevato più volte dubbi e sospetti su come veniva gestito il tesoretto del partito saranno chiamati in procura per mettere a verbale i loro dubbi e i loro sospetti. Alcuni di loro, Carra e Lusetti, nel frattempo passati all’Udc, hanno fatto una causa civile per invalidare le assemblee a cui non erano stati invitati e che hanno approvato il bilancio della Margherita nel biennio 2009-2010.
Altri, come Arturo Parisi, hanno fatto riempire i verbali di quelle assemblee per dire che era tutto molto «opaco». Magistrati e inquirenti sono colpiti dalla spregiudicatezza con cui Lusi ha firmato quei 90 bonifici, ognuno pari a 144 mila euro, ognuno giustificato da fatture per presunte «consulenze» che però il senatore non è in grado di dimostrare. Molto poco chiari sono soprattutto i bonifici giustificati con l’acquisto degli immobili. Da cui nascono numerose domande.
L’informativa della Guardia di Finanza documenta che nel luglio 2007 nasce la TTT srl, società che fa capo alla LUIGIA ltd, società di dominio canadese. La TTT srl è nata apposta per gestire il tesoretto dei rimborsi della Margherita. Luigi Lusi è il custode unico di quel tesoro che, tra il 2006 e il 2011, si aggira da un minimo di 42 mila euro a un massimo di 102. Altri calcoli dicono che dal 2001 a oggi il senatore ha gestito qualcosa come 240 milioni di euro. I 90 bonifici partono dai due conti (Unicredit e Bnl) intestati a “Democrazia è libertà” e hanno tutti un unico destinatario, la TTT srl (che fa capo a Lusi tramite la LUIGIA) da cui partono per altre direzioni. Ognuna densa di misteri.
Primo mistero: il 9 ottobre 2008 Lusi acquista l’appartamento in via Monserrato 24 nel cuore di Roma per un milione e 900 mila. Quei soldi non vanno però per l’acquisto della casa su cui risulta ancora oggi acceso un mutuo per un milione e mezzo. A cosa sono serviti? Proprio per acquistare l’appartamento e accendere il mutuo, tramite la LUIGIA che ne è proprietaria, Lusi è costretto a svelare chi c’è dietro la società straniera. Per questo fa rientrare 10mila euro utilizzando proprio il tanto criticato (con tanto di dichiarazioni in aula al Senato e in Commissione) scudo Tremonti.
Un altro mistero riguarda l’acquisto delle quote della società immobiliare Paradiso (26 maggio 2008) proprietaria della villa del ‘600 a Genzano. La società vale due milioni di euro. Ma resta un assoluto buco nero la cifra di tre milioni utilizzati per la ristrutturazione. A chi sono andati quei soldi? Avviate anche verifiche patrimoniali sull’uomo a cui Rutelli ha affidato da quindici anni le chiavi della cassa.