La Margherita vuol chiudere la «brutta storia» del tesoriere Luigi Lusi. Stanno lavorando per questo, in una curiosa sintonia, gli avvocati di entrambe le parti, Luca Petrucci che assiste il senatore indagato e Titta Madia che assiste la parte lesa, il partito della Margherita, cioè il presidente Francesco Rutelli, defraudato di ben 13 milioni.
Ma per quanto il patteggiamento sia dato come acquisito nei palazzi della politica, altrettanto non è negli ambienti investigativi e della procura di Roma dove si lascia intendere che l’accordo tra le parti (il patteggiamento) che chiude per sempre l’indagine, bloccando quindi ulteriori accertamenti, sulla base di una pena concordata e della restituzione del maltolto, «non è immediata né semplice, tanto meno scontata ».
Il senatore Lusi è indagato per appropriazione indebita aggravata, reato per cui rischia fino a tre anni di pena. Ha ammesso di aver sottratto 13 milioni dalle casse della Margherita, di aver fatto «tutto da solo» tra gennaio 2008 e agosto 2011 perchè aveva «bisogno di quei soldi che erano anche una sorta di stipendio per la sua attività decennale di tesoriere del partito (dal 2001 ndr)». Preso, è il caso di dire, con le mani nella marmellata, il senatore ha proposto di chiudere la faccenda con un anno di pena e un accordo che prevede una fideiussione bancaria pari a 5 milioni di euro. Gli unici che può restituire. L’offerta, però, è stata giudicata «non congrua» dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dall’aggiunto Stefano Pesci.
Fonti di procura lasciano intendere che una proposta ragionevole dovrebbe ruotare intorno ai due anni di pena, condanna che non prevede il carcere e lascerebbe pulito il certificato penale del senatore Lusi. Insomma, in ogni caso il patteggiamento farebbe chiudere qui la faccenda. Unica vittima La Margherita e quei tre milioni persi per sempre.
Anche l’avvocato Titta Madia, che assiste “la parte lesa” Rutelli, suggerisce la via della transazione, incamerare le fideiussione e fissare il penale. Poi si vedrà. Rutelli, leader da novembre 2009 di Api (Alleanza per l’Italia), è ancora presidente della Margherita, partito fantasma ma dal punto di vista amministrativo vivo e vegeto e ricco visto che dal 2006 al 2011 ha incassato, secondo gli ultimi calcoli,102 milioni di rimborsi elettorali. Nell’ultimo bilancio (giugno 2011) in cassa restavano “solo” 30 milioni.
Lusi è da sempre l’uomo cassa di Rutelli, negli otto anni in Campidoglio e poi nella campagna per diventare premier. Nel 2009, quando Rutelli lascia il Pd, stupisce la scelta di Lusi di non seguirlo. I maligni, all’epoca, dicevano che invece era normale perchè l’avvocato restava per tutelare gli interessi della Margherita ma anche dell’Api.
Procura e Guardia di Finanza hanno dubbi che il senatore Lusi possa aver fatto tutto da solo. Il meccanismo di distrazione dei soldi era tutto sommato semplice e palese. A luglio 2007 nasce la TTT srl, società intestata a LUIGIA ltd, società canadese riferibile a Lusi. Lusi, che ha la firma sui conti della Margherita, fa uscire tra gennaio 2008 e agosto scorso 90 bonifici da circa 144mila euro ciascuno (150 mila il tetto delle operazioni). Ogni bonifico è stato ricostruito per filo e per segno dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza: un milione e 800 per la casa in via Monserrato (centro di Roma), due milioni per la villa del ’600 a Genzano (zona Castelli), tre milioni per la ristrutturazione della villa, 5 milioni in tasse. A pioggia piccoli versamenti a se stesso, al suo studio e a quello della moglie in Canada.
Il 27 dicembre 2011 la TTT srl viene liquidata. A novembre Bankitalia e Finanza avevano cominciato ad indagare. «Ci sarebbe ancora molto da scoprire » ammettono ambienti investigativi. I 3 milioni per ristrutturare la villa, ad esempio, che potrebbero nascondere un giro di fatture per coprire versamenti a terzi. E che sono, per l’appunto, la cifra che Lusi non può restituire. Interessante anche «incrociare le date di uscita dei bonifici con alcune manifestazioni politiche ». Tutti accertamenti che il patteggiamento impedirebbe nei fatti. La base della Margherita è sconcertata. Il senatore Marino (Pd) chiede che «vengano concluse le indagini e celebrato il processo, l’unico modo per accertare la verità». I vertici della Margherita promettono accertamenti seri in casa avendo affidato alla KPMG una rigorosa consulenza finanziaria. Alla società milanese però non risulta traccia di questo incarico.