L'idea che il Governo possa 'fare da solo' sul mercato del lavoro non piace a Pier Luigi Bersani, il segretario Pd lo ha detto durante il Tg3, aggiungendo che se dovesse saltare il tavolo tra Governo e parti sociali valuterà la proposta che l'esecutivo porterà in Parlamento a partire dalle posizioni fissate dal Pd che «non prevedono l'articolo 18».
Ha detto Bersani: «No non mi è piaciuto (Monti che dice 'possiamo fare da solì, ndr), devo dire sinceramente no. Poi, nella vita si fa come si può, per amor di dio. Ma oggi è importante tanto l'innovazione quanto la coesione. Siamo davanti a un anno due di recessione. Spero che il governo sia impegnato a trovarlo questo accordo. E il Pd si schiererà con quell'accordo. Se non c'è accordo? Noi abbiamo la nostra proposta, che si occupa dei problemi veri: non abbiamo affrontato l'articolo 18. Se malauguratamente non ci fosse questo accordo valuteremmo le decisione del governo alla luce delle nostre proposte».
«Monti non viene dopo i partiti, viene dopo Berlusconi. Per avere Monti è stato necessario che Berlusconi se ne andasse e arrivassimo noi a sostenerlo», ha detto Bersani in merito al rapporto tra il Pd e il governo Monti. Nel 2013 il Pd lavorerà perché si confrontino due schieramenti: «C'è bisogno di due polmoni - afferma Bersani - Il mio partito ha una proposta alternativa, non a Monti, ma alla destra. Poi Monti e i suoi ministri potranno decidere con quale polmone respirare».
A Palermo il Pd torna alla foto di Vasto? «Di questi commenti non so cosa farmene..», commenta il segretario del Pd. «Nel senso- chiarisce- che si capirà che il Pd nelle elezioni locali non ha idea di fare il manuale Cencelli, di mettere le mani sull'amministrazione ma vuole aprirsi alle realtà locali, alle società civile». Il Pd è «un partito che conosce il suo ruolo ma anche il suo limite», dice Bersani e a Palermo «c'è in gioco Palermo, non Bersani».