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Speciale Elezioni 2013

Croci celtiche e gadget fascisti
La Destra in piazza contro tutti

La Destra, corteo 1
Di Mariagrazia Gerina
4 marzo 2012
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Nessuna censura a celtiche e nostalgie. C’è persino il banchetto con i cimeli del Ventennio. Qualche ritocco solo agli slogan. «Boia chi molla», per dire, diventa: «Contro la casta la gioventù si scaglia». E ovviamente, sempre la stessa «gioventù» (molti però hanno i capelli già grigi, qualcuno tutti bianchi) si scaglia anche contro Monti e il suo esecutivo: «Governo usuraio è il grido di battaglia».

Corteo a Roma: VIDEO

SLOGAN E GRIDA: «DUCE, DUCE...» | VIDEO

BANCHETTI E BANDIERE, VIDEO

È la Destra con la D maiuscola che convocata da tutta Italia da Francesco Storace sfila per le vie di Roma. Contro il governo Monti: «Boia», «macellaio», etc.. etc.. E contro «l’Europa delle banche». Ma anche contro il Pdl: «Voi la casa al Colosseo, noi a Roma col corteo». E contro il sindaco Alemanno. Perché, a parte il fatto che sta con Monti: «Non è stato capace», recita il giudizio lapidario del suo ex sodale. Tanti auguri quindi «per la sua carriera nazionale» (tanto più che è il suo compleanno): «ma lasci in pace Roma, che ha con lui ha già dato», scandisce Storace, che si dice pronto a scendere di nuovo in campo e dà al centro-destra una specie di ultimatum: «Se entro ottobre non trovano un altro candidato, io parto...».

Con lui c'è anche la figlia di Almirante. E Donna Assunta, che non si è voluta perdere almeno il comizio finale: «Alemanno? Non conosco questo sindaco, ricordo il precedente: Veltroni», civetta con i cronisti. Persino quelli del Popolo di Roma, già braccio movimentista dell'attuale sindaco di Roma, non sono teneri con lui: «In questo momento non possiamo stare con chi appoggia il governo Monti. E poi c’è una deriva centrista che va bloccata: o Alemanno dà spazio alle istanze della destra sociale o voteremo Storace», spiega il loro leader Giuliano Castellino, che, pur da fedelissimo dell'attuale sindaco, alza le insegne della Tecnoribellione, ma infondo ancora spera in un centro-destra dove «sia il centro che la destra devono essere con la maiuscola», «stile Polverini» ma capeggiato da Alemanno.

E' lui a chiudere il corteo che si snoda da piazza della Repubblica fino a Bocca della Verità. Tra qualche “duce-duce” e altrettanto nostalgici “Fini boia”. Le invocate bandiere del Pdl non ci sono. Ne spuntano appena due o tre: «Ce le ha date qualcuno, ma sono riciclate», si lamenta chi le impugna. Quelli di Casapound anche sono rimasti nella vicina sede di via Napoleone III. Alle altre elezioni appoggiavano Storace. Stavolta dicono che vogliono correre da soli. «Fatti loro, noi preferiamo fare politica sul serio», spiega un militante della “giovanile” storaciana.

Alla fine, a rispondere all'appello diramato lungo tutta la penisola dall'ex campione della Destra sociale sono qualche migliaio. Ventimila, secondo gli organizzatori.

A sfilare lungo via dei Fori Imperiali, c’è di tutto. Giovanissimi che sventolano la celtica «di papà»: «La nostra sede attuale era una sezione del Movimento sociale, l'abbiamo trovata lì». Superstiti della Roma anni ‘70, rastrellati da tutte le vecchie sezioni del Msi. «L'unico partito che abbiamo riconosciuto è l'Msi», si schermiscono. Della Destra non gliene importa nulla - spiegano -, ma non vogliono lasciare la piazza alla sinistra. E perciò anche loro sono lì. E poi, camerate donne che invocano «quote nere» al posto di quelle rosa. Madri e padri che hanno ancora nel cuore quel «Dio, patria e famiglia», ma da separati preferiscono più sommessamente sfilare dietro lo striscione «Genitori di Destra». Nostalgici del Msi. Orfani di Berlusconi. Pensionati che non arrivano a fine mesi. Persino qualche piemontese che condivide «le ragioni dei No Tav». Tutti in fila, dietro a Storace. Sorretto al megafono dal vecchio Teodoro Buontempo. Il suo: «Vinceremo», dopo i fasti conosciuti al fianco di Berlusconi, suona parecchio malinconico.

Più paura fanno le teste rasate del Veneto Fronte Skinhead rimescolate dietro lo striscione «Progetto nazionale»ad altre teste rasate venute dal Nord. Un paio di loro si fermano a rivolgere apprezzamenti ostili alla cronista de l’Unità. «Cercano il nemico, è normale visto il momento», spiega il servizio d’ordine.

«Qualche ragazzo è venuto anche lui, io ormai ho sposato la destra istituzionale ma questo non ha compromesso i miei rapporti», si schermisce Piero Puschiavo, già portavoce del Veneto Fronte Skinhead e ora, cravatta celeste Storace al collo, nella segreteria nazionale della Destra. «Progetto nazionale» è la sua ultima creatura. Organica al partito di Epurator, che con lui si intrattiene a lungo, arrivati in vista del Circo Massimo. Poco prima del comizio finale. Celtiche che sventolano. E un ultimo appello a Berlusconi: «Stacchi la spina al governo Monti e andiamo al voto».