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D'Alema recensisce il libro di Veltroni

LA RECENSIONE | «Il nuovo libro di Walter, L’isola e le rose, diventa metafora di una società in trasformazione, il simbolo di una generazione nuova...».
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Di Massimo D'Alema
2 settembre 2012
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Per quelli della mia generazione, il romanzo L’isola e le rose ha il sapore della nostalgia e ci riporta in un tempo cruciale della nostra vita personale e della nostra storia collettiva. Tutta la vicenda si svolge tra la fine del 1967 e l’ottobre del 1968, un anno indimenticabile. Viene persino da pensare: «ma dov’ero io in quei mesi fatali, dall’agosto all’ottobre, in cui si decide il destino dell’isola?». Si ha come la sensazione che quell’incredibile storia vera abbia sfiorato la nostra esistenza, che fu segnata dagli stessi eventi, dalle stesse speranze e dagli stessi miti che fanno da sfondo alla storia dei ragazzi di Rimini protagonisti del romanzo.

Il mio ’68 militante, in quei mesi, mi spingeva a Praga, in piazza, con il groppo alla gola, contro i carri armati sovietici.


E, più tardi, a Francoforte, a rappresentare con Giulietto Chiesa e Giorgio Manacorda la Fgci nell’università assediata dalle forze dell’ordine, dove si svolse il drammatico congresso che - dopo l’attentato a Rudi Dutschke - decise lo scioglimento della Sds, la - per noi leggendaria - lega degli studenti tedeschi di sinistra.

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