Una «sorpresa», che sarà annunciata la settimana dalla premiata ditta Bossi&Berlusconi e che dovrebbe ribaltare l’esito del voto a Milano. Roberto Calderoli evoca l’«arma segreta» per recuperare al fotofinish una sfida ormai data per persa da molti, nella Lega. Una «grossa sorpresa» che «cambierà completamente il modo di pensare dei milanesi e di tutti coloro che voteranno al ballottaggio», annuncia il ministro leghista ieri in mattinata di ieri.
Per tutta la giornata si sono rincorsi i gossip sul contenuto della proposta, che Calderoli non ha voluto svelare. Nel pomeriggio è filtrata l’indiscrezione: si tratterebbe di un meccanismo di agevolazione fiscale per le attività finanziarie e gli investimenti delle imprese tagliato su misura del capoluogo lombardo. Niente comizi, insomma, «non è con quelli che si attirano i voti». Calderoli, su mandato di Bossi e Berlusconi, pensa di rilanciare una vecchia proposta di Tremonti, lanciata proprio a Milano ai primi di aprile (senza produrre particolari effetti pirotecnici): «Per l’attività finanziaria - aveva spiegato il ministro dell’Economia - l’idea è di applicare a Milano i regimi fiscali che per esempio ci sono in Irlanda, per un tempo dato e a determinate condizioni». In Irlanda, alle società di gestione del risparmio e alle altre holding finanziarie viene applicata una tassazione molto vantaggiosa che ha spinto i grandi gruppi europei a trasferire a Dublino molte attività: un’aliquota fissa al 12,5% sui profitti d’impresa.
L’idea è stata discussa nel vertice Bossi-Berlusconi di giovedì, a cui hanno partecipato Tremonti e Calderoli. Che sia il fisco il pilastro del rilancio del governo, anche tirando Tremonti per la giacca, non è un mistero. Lo stesso Calderoli sulla Padania di oggi mette in fila i capitoli su cui il Carroccio intende concentrarsi: «riforma del fisco, Senato Federale, costi standard anche per i ministeri». Ora si attende l’annuncio in pompa magna da parte dei due big, che si materializzeranno a Milano per recuperare gli astensionisti di centrodestra e riadattare alla bisogna il vecchio slogan «Meno tasse per tutti». Con l’annuncio che la proposta sarà inserita in uno dei decreti, come quello Sviluppo, che saranno a breve all’esame delle Camere.
Per un centrodestra ormai alla canna del gas, infatti, il repertorio è ormai chiaro: demonizzare Pisapia come collettore di rom, musulmani e clandestini e puntare dritto al portafoglio degli incerti. In questa direzione va la proposta lanciata ieri dal leghista Davide Boni di una sanatoria sulle multe sotto la Madonnina, e la retromarcia della Moratti sull’Ecopass. E in fondo punta al portafoglio anche l’altra proposta bossiana, che il Cavaliere potrebbe fare propria a pochi giorni dal voto: lo spostamento a Milano di almeno due ministeri. «Così anche i nostri giovani avranno posti di lavoro», ha spiegato Bossi in numerosi comizi. Una vagonata di posti statali, come nell’odiata Roma. E Napoli, l’altra città che dovrebbe beneficiare del trasloco di almeno un ministero.
La proposta fiscale viene duramente bastonata dalle opposizioni, ma lascia piuttosto freddi anche i leghisti milanesi, preoccupati del voto delle periferie, dove simili messaggi non producono effetti visibili nel breve periodo. Le opposizioni si scatenano: «È l'ultimo fuoco d'artificio, ma con le polveri bagnate», ironizza il vicesegretario del Pd Enrico Letta. «Questi governano la città e il Paese da anni e non hanno combinato niente sul fisco. I milanesi non si sono fatti prendere in giro al primo turno e non lo faranno nemmeno al ballottaggio». «Sono disperati», taglia corto Nichi Vendola. In attesa della «sorpresa», Bossi, Maroni e Tremonti, nelle loro cene, discutono del dopo Berlusconi. E lo sceriffo di Treviso Gentilini ormai lo dice apertamente: «Gli elettori non ci hanno votato perché abbiamo perso troppo tempo dietro ai processi e agli interessi di Berlusconi. Dopo i ballottaggi deve passare la mano a Tremonti o Maroni».