La politica con l'Unità: «Basta schiaffi alla scuola»

politici bersani di pietro vendola
27 febbraio 2011
A - A
ADERISCONO ALL'APPELLO DELL'UNITA'
(
LEGGI IL TESTO)

-Pier Luigi Bersani
-Anna Finocchiaro
-Dario Franceschini
-Antonio Di Pietro
-Rosy Bindi
-Nichi Vendola
-Fabio Mussi
-Francesca Puglisi
-Grazia Francescato
-Giovanni Bachelet

-Fabio Giambrone
-Mariangela Bastico
-Luigi De Magistris
- Pina Picierno

-Maria Pia Garavaglia
- Cecilia D'Elia: «Il durissimo attacco alla scuola pubblica è un attacco alla centralità del sapere nello sviluppo civile e democratico. La scuola pubblica è il luogo dove si impara insieme, dove prende forma la cittadinanza, dove si crea l’incontro tra individui e collettività, dove si dà senso alle ragioni dello stare insieme, dove la laicità diviene il terreno comune di incontro tra differenze, culture, religioni. La scuola che ha in mente la destra è una scuola che lega le opportunità formative alle condizioni economiche. Solo la grande professionalità e la passione civile di tanti insegnanti ha saputo arginare lo svilimento della scuola pubblica perpetrato da questo Governo che ha scelto per l’Italia un destino di declino. Investire nella conoscenza e della formazione culturale e civile è infatti l’intervento più efficace per battere la crisi e ridare un futuro a questo nostro paese e alle sue giovani generazioni». (Dichiarazione dell'assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma ed esponente di Sel, raccolta da Luciana Cimino)

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I NOMI DEI PRIMI FIRMATARI


ANTONIO DI PIETRO: ADERISCO ALL'APPELLO
DELL'UNITA' GIU' LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA
"Sui temi dei valori e dell'istruzione Berlusconi non può certo dare lezioni! Infatti, se c'è qualcuno che è stato l'esempio negativo per i nostri giovani è proprio il Presidente del Consiglio. La nostra Costituzione garantisce il diritto allo studio. Ed è grave che chi rappresenta le istituzioni, non solo non lo difenda, ma lo attacchi con le parole e i fatti. La legge Gelmini e gli ingenti tagli apportati all'istruzione, alla cultura e alla ricerca confermano la precisa volontà di smantellare un sistema che era il fiore all'occhiello di tutta Europa. Come al solito, per arricchire i furbetti del quartierino, Berlusconi e i suoi sodali danno un colpo d'accetta al futuro dei nostri giovani, allo stato sociale, alla cultura. Muore quel Paese che non considera l'istruzione cuore pulsante della 'res publica'. La misura è colma. L'unica arma per bloccare questo scempio allo stato di diritto sarà il referendum. I cittadini manderanno definitivamente a casa tutta la compagine governativa".

DARIO FRANCESCHINI SU TWITTER

«Tutti di nuovo in piazza, come le donne il 13 febbraio senza simboli e bandiere, a difendere la scuola pubblica dagli insulti di Berlusconi» scrive il segretario.

GIULIETTI: «SI' ANDIAMO IN PIAZZA
PER LA SCUOLA E LA COSTITUZIONE»

«L'assalto di Berlusconi alla scuola pubblica è un altro colpo alla Costituzione e al principio di uguaglianza. Dario Franceschini ha proposto una grande giornata unitaria senza bandiere di partito e non vi è dubbio che la giornata unitaria del 12 marzo 'A difesa della Costituzione' potrà e dovrà mettere al centro dell'attenzione la difesa della scuola pubblica che è parte essenziale della Carta». Ad affermarlo è Giuseppe Giulietti, a nome del Comitato promotore della manifestazione del 12 marzo. «Sulla difesa della scuola pubblica dagli ultimi attacchi del Premier - prosegue Giulietti - c'è trasversalità e volontà di difesa comune. Le dichiarazioni che vanno da Italo Bocchino a Nichi Vendola, da Antonio Di Pietro alla Federazione della sinistra e di tante associazioni di diverso orientamento politico, vanno nello stesso senso. Dopo avere minacciato giudici e giornalisti, ora vorrebbero imbavagliare professori, studenti e famiglie; ormai è un delirio - conclude Giulietti - che va arrestato, mettendo insieme, sotto i simboli del tricolore e della Costituzione, chiunque abbia a cuore la legalità repubblicana».

FRANCESCHINI: IL 12 MARZO DELLA SCUOLA
PUO' ESSERE COME IL 13 FEBBRAIO PER LE DONNE

È importatissima la disponibilità degli organizzatori della manifestazione del 12 marzo a difesa della Costituzione, ad allargare gli obiettivi dell'iniziativa anche alla difesa dell'istruzione pubblica. Quella data potrà essere un nuovo 13 febbraio«. Così Dario Franceschini, commenta al telefono le affermazioni di Peppino Giulietti, che ha accolto la sua proposto di indire una giornata a difesa delle scuola pubblica.

BERSANI: «NOI SIAMO CON LA SCUOLA PUBBLICA»
«La scuola pubblica è nel cuore degli italiani. Da Berlusconi arriva uno schiaffo inaccettabile». Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha replicato alle parole pronunciate da Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica. «Con richiami di sapore antico - afferma Bersani - Berlusconi se la prende con comunisti e gay, insultando così l'intelligenza e la coscienza civile del Paese. All'elenco, Berlusconi stavolta ha aggiunto gli insegnanti della scuola pubblica. Uno schiaffo inaccettabile a chi lavora con dedizione in condizioni rese sempre più difficili dal governo. La scuola pubblica - prosegue il segretario del Pd - è nel cuore degli italiani. È il luogo in cui l'Italia costruirà il suo futuro. Noi siamo con la scuola pubblica - conclude - e non permetteremo che Berlusconi la distrugga».



NICHI VENDOLA
Cari amici e care amiche dell'Unita', capisco perche' ci sia tanta inimicizia da parte del Presidente del Consiglio verso la scuola pubblica: e' stata proprio la sua crisi e contemporaneamente sono state proprie le tv a rendere protagonista Berlusconi in questi ultimi15annidi storia. A queste classi dirigenti serve una giovane generazione di narcotizzati e disponibili, che per trovare la propria strada per il futuro debbano andare a Palazzo Grazioli. Per ridare slancio a questo martoriato Paese, serve invece innovazione, e dunque bisogna concretamente avere un Paese e classi dirigenti che investano- contrariamente a quelle attuali - sulla scuola pubblica perche' e' il cuore della crescita economica e del futuro.
(Presidente Regione Puglia)


FABIO MUSSI

Anche se Tremonti e Gelmini si sono già portati un pezzo avanti, l’attacco frontale di Berlusconi alla scuola pubblica non può essergli lascato passare. E’ un attacco al cuore della libertà moderna. Le parole di un capo di governo sono già un fatto, ma perché non diventino legge dello Stato bisogna mettere in campo ora una mobilitazione senza precedenti. L’interesse di Berlusconi è duplice ed evidente. E’ in primo luogo interessato alla benevolenza della Chiesa: ottocento anni dopo la denuncia di Dante ci sarebbe da sperare che l’influenza di Simon Mago sia decisamente scemata, ma non potrei giurarci. In secondo luogo è interessato alla espansione della televisione quale prima agenzia educativa (di genitori e figli insieme, così si ripristina l’armonia in famiglia): le Madrasse del sultano d’Occidente sono elettroniche. Com’è noto la scuola pubblica rappresenta storicamente esattamente la liberazione dagli idiotismi etnici, tribali e familistici; l’apertura delle ristrettezze confessionali e fondamentaliste; l’ingresso del pluralismo e della scienza nella formazione delle nuove generazioni. Modernità e libertà. Dopo l’Onda, alziamo sui reazionari un maremoto. (Comitato scientifico Sel)

GELMINI IN DIFESA DI SILVIO
Silvio Berlusconi ha difeso la libertà di scelta educativa delle famiglie. Lo ha affermato il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, riferendosi a quanto dichiarato ieri dal premier nel suo intervento al congresso dei cristiano-riformisti. «Il presidente Berlusconi - ha detto il ministro Gelmini - ha ribadito la posizione contraria del governo alle adozioni da parte dei single e delle coppie gay, ha confermato l'impegno della maggioranza ad approvare quanto prima la legge sul testamento biologico e si è speso in difesa di un principio sacrosanto: la libertà di scelta educativa delle famiglie. Il pensiero di chi vuol leggere nelle parole del premier un attacco alla scuola pubblica - ha osservato il ministro - è figlio dell'erronea contrapposizione tra scuola statale e scuola paritaria. Per noi, e secondo quanto afferma la Costituzione italiana, la scuola può essere sia statale sia paritaria. In entrambi i casi - ha concluso - è un'istituzione pubblica, cioè al servizio dei cittadini».