No, non la festeggiate. Vent’anni sono tanti, ma la Convenzione Internazionale sui i diritti dell’Infanzia deve ancora fare molti passi avanti per diventare adulta. E’ nata il 20 Novembre 1989, a New York, con l’approvazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. È stata ratificata in quasi tutti i paesi del mondo, anche in Italia: il 5 settembre 1991. Eppure, anche in questo caso, è diventata “maggiorenne” senza che i suoi princìpi siano stati applicati negli ambiti più svariati. Dal diritto alla salute, alla famiglia, all’educazione.
Forse è un destino di tutte le Carte: sfogliarne le pagine per rendersi conto che gli articoli sono soltanto la proiezione utopica di una società giusta e irrealizzabile. Una chimera bugiarda e deludente che parla di principi e di diritti inviolabili, che invece ogni giorno subiscono l’onta di essere infangati (o semplicemente ignorati) dall’agire quotidiano della politica e delle istituzioni, buone soltanto a soffiare sulle candeline della torta ogni anniversario, pronte a spegnere di colpo i riflettori dell’attenzione mediatica a festa conclusa.
Eppure non c’è nulla da festeggiare, perché ogni anno che passa rappresenta il protrarsi di un fallimento, di un sogno mancato, che mortifica la speranza di quanti si impegnano da una vita nel mondo del volontariato e nella solidarietà contro le tante ingiustizie subite dai minori. In perenne attesa che i loro diritti (non dunque sogni da visionari, o almeno così non dovrebbe essere) sanciti da una convenzione internazionale dell’Onu trovino finalmente piena cittadinanza anche in Italia. Di anniversari, cene di gala, aste di beneficenza, saloni vestiti a festa, autorità in vena di autocelebrazione, pronte a ricevere l’applauso degli astanti, queste persone ne hanno piene le tasche.
In Italia, ad oggi, non esiste nemmeno un Garante Nazionale per i diritti dell’Infanzia (sebbene sia previsto dalla Costituzione, altra carta di principi spesso disattesi) e sebbene quindici regioni abbiano già istituito per legge la figura di un tutore regionale dei minori, secondo Unicef Italia soltanto in sei il garante è effettivamente attivo sul territorio (Marche, Friuli, Veneto, Puglia, Lazio, Molise e Campania). Inutile ricordare che è dal lontano 1996 che il Consiglio Europeo sollecita l’istituzione di un garante nazionale che sia dotato di adeguato budget e campo d’azione. Tutto il contrario del ddl Carfagna, respinto il 7 ottobre 2009 dal Parlamento nonostante il parere favorevole del Governo, che voleva imporre un organismo svuotato del profilo minimo di autonomia, in contrasto con tutte le normative internazionali.
In conclusione, una preghiera: quest’anno evitiamo i discorsi autoreferenziali, i toni esaltati, le grandi adunate commemorative. Che il 20 novembre sia un momento di riflessione sul significato autentico della Convenzione, considerando, oltre ai risultati (pochi) sin qui ottenuti, anche le negligenze, le violazioni, le mancate attuazioni dei suoi principi fondanti. A vent’anni compiuti la festa di compleanno non basta più. E qualcuno si ricordi finalmente di portare il regalo promesso tanti anni fa’.