Dire 'sporco negro' costituisce reato e l'autore dell'ingiuria dovrà essere giudicato dal Tribunale. Lo ha deciso la Corte di Cassazione cui si erano rivolti gli avvocati pordenonesi di un senegalese offeso da un cittadino italiano.
La vicenda risale a circa tre anni fa. Un cittadino italiano, P.S., di 35 anni, senza alcun motivo ingiuriò un senegalese, apostrofandolo con la frase «sporco negro...tornatene al tuo paese». Del fatto si occupò il Giudice di Pace, che condannò l'imputato per ingiuria. I difensori del ragazzo africano - avvocati Lorenzo Amore, Anna Orecchioni e Giacinto Canzona - si rivolsero però alla Cassazione, che ora ha testualmente definito le affermazioni dell'italiano come «espressione idonea a coinvolgere un giudizio di disvalore sulla razza della persona offesa».
La Suprema Corte, dunque, ritenendo gravemente ingiuriosa l'offesa arrecata al ragazzo senegalese, per il solo colore della sua pelle, non solo ha confermato la rilevanza penale dell'espressione 'sporco negro', ma ha anche configurato l'aggravante, per la quale è prevista la competenza per materia del Tribunale e non del Giudice di Pace. «Ora - spiegano i legali del ragazzo insultato - sulla base del principio stabilito dalla Cassazione, l'imputato dovrà essere giudicato dal Tribunale di Pordenone per la frase incivile, razzista ed altamente ingiuriosa pronunciata senza motivo».