L'ultima possibilità della Rai di S. Balassone

lorenza lei direttore generale rai 640
Di Stefano Balassone
2 febbraio 2012
A - A
Allo stato delle cose la Rai non ha un futuro, ma solo un perdurante presente. È un’azienda produttiva, (anzi produttivissima, visto che manda in onda decine di migliaia di ore ogni giorno) ma non è una industria. Così come non potrebbero esserlo Euronews o la Tv del Vescovo. Per essere industria avrebbe bisogno di capitale proprio, autonomo accesso al credito, strategie di mercato e di prodotto orientate sia all’audience italiana sia al mercato della tv nel mondo (in cui invece conta meno di quanto contasse Berlusconi con Merkel e Sarkozy).

Tutto ciò deriva dalla doppia funzione ancillare pretesa, e volentieri indossata, dalla Rai: verso i politicanti, che hanno addirittura una loro stanza di compensazione chiamata Commissione di Vigilanza; verso il sistema del cosiddetto Duopolio, che consiste in una Mediaset monopolista del mercato pubblicitario e una Rai “complementare” che tiene alla larga con la sua mole i possibili concorrenti senza disturbare gli affari di Publitalia. Un sistema in vigore senza alcuna interruzione fin dal 1987. Esatto: da venticinque anni...


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