Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Viminale: tacere sul film Diaz di M. Solani

scuola diaz genova 8 film vicari
Di Massimo Solani
4 aprile 2012
A - A
Quasi undici anni dopo, e chiusi già due gradi del processo, al Viminale la ferità delle violenze nella scuola Diaz dopo i giorni del G8 di Genova brucia ancora troppo per poterne parlare liberamente. Meglio tacere, allora, specie in questi giorni in cui il film “Diaz” di Daniele Vicari è quasi nelle sale cinematografiche con il seguito di polemiche mai sopite e dolorosa memoria. Per questo, due settimane fa, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha diramato una nota a tutte le Questure e le direzioni: «In concomitanza con la proiezione di numerose pellicole cinematografiche che affrontano la ricostruzione storica di eventi relativi ad attività di polizia in situazioni ordinarie e straordinarie - scrive infatti il capo della segreteria, il prefetto Alessandro Raffaele Valeri - si ribadisce che qualsiasi intervista, partecipazione a convegni o dibattiti, va autorizzata da questo Dipartimento».

IL TRAILER

Il nome “Diaz” non è mai riportato, ma il riferimento al film prodotto da Domenico Procacci e nelle sale dal 13 aprile (quindi un mese dopo la circolare, datata 15 marzo) è fin troppo evidente. E certo suona strano quel «ribadire» una norma, la necessità di chiedere una autorizzazione per rilasciare interviste o partecipare a convegni e dibattiti, espressamente prevista dal regolamento del Dipartimento di Ps. Stranezze che non sono sfuggite ai sindacati di polizia, ai commenti in molti forum Internet “specializzati” e allo stesso Domenico Procacci. «Io spero che Diaz faccia riflettere su cosa accadde nel nostro paese non 100 anni fa ma l’altro ieri. La Diaz non è una vicenda che si può lasciare così e bisogna ricordare all’Italia prima che riaccada di nuovo. È un occasione di riflessione. Non mi auguro un inasprimento piuttosto una riconciliazione e passi concreti, per questo spero che il ministro dell’interno Annamaria Cancellieri accolga il mio invito di vedere il film».

Chi invece il film l’ha già visto è Claudio Giardullo, segretario del Silp Cgil e in passato comandante del Reparto Prevenzione Crimine di Roma. Da sindacalista lui può parlarne senza bisogno di alcuna autorizzazione, ma certo non nasconde l’imbarazzo per la nota del Dipartimento. «Non ho conoscenza di casi specifici di violazione della norma regolamentaria - dice - può darsi che l’amministrazione conosca vicende che a me sfuggono, però certo questo segnale di chiusura rispetto al dibattito non è affatto utile a quell’immagine di apertura e chiarezza che la Polizia ha cercato, peraltro a mio avviso riuscendoci, di accreditare. Il rispetto delle regole viene prima di tutto - prosegue - ma questo atteggiamento di chiusura culturale è controproducente».

«NESSUNA STRUMENTALIZZAZIONE»

Il dato, in ogni caso, è che la memoria delle violenze della Diaz, come quelle di Bolzaneto o degli scontri in strada nei giorni del G8 di luglio del 2001, fa ancora discutere e crea profonde divisioni. «La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale», fu il giudizio che ne diede Amnesty International. «Una macelleria messicana», secondo la sconcertante definizione che ne diede Michelangelo Fournier all’epoca del G8 vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, per cui la corte d’appello di Genova nel maggio 2010 ha condannato 25 poliziotti (compresa tutta la linea di comando che era stata assolta in primo grado) in attesa del pronunciamento della Cassazione.

Prevedibile, allora, che il Dipartimento di Ps preferisca tenere la bocca cucita. «Ma Diaz è un film che non strumentalizza affatto gli eventi e punta alla ricostruzione storica sforzandosi di attenersi agli atti giudiziari - commenta Giardullo - Quello che manca, in caso, è una valutazione della dimensione politica di quei giorni. Non si capisce Genova se non ci si sforza di analizzare il ruolo della politica in quella vicenda, non si capisce Genova se non si ricostruisce il tentativo del governo di centrodestra di delegittimare la piazza e terrorizzare i moderati di questo Paese».

@massimosolani