ANALISI | Le manovre di Berlusconi di M. Ciliberto

berlusconi ride
Di Michele Ciliberto
6 febbraio 2012
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In questi giorni sono accadute cose inquietanti: le nomine alla Rai imposte da Pdl e Lega, il voto della Camera a favore di una norma contro i magistrati, gli emendamenti in Senato per frenare le liberalizzazioni. A loro volta i giornali di destra, approfittando della situazione per spingere il Pdl fuori dall’angolo, si sono messi a dare giudizi assai positivi sul governo Monti, cercando di annetterlo al loro schieramento e contrapponendolo direttamente al Pd.

Sono manovre comprensibili, come è comprensibile che Berlusconi cerchi di rientrare nel gioco politico, nei modi e nelle forme possibili. Dispone ancora di una significativa forza elettorale, né ha rinunciato a svolgere un ruolo nel nostro Paese. Non credo però che abbia reali spazi di manovra: in Italia, tutto il sistema politico è entrato in una fase di crisi e di trasformazione, e si stanno ponendo le basi anche per la nascita di una destra di tipo nuovo, estranea ai modelli della democrazia dispotica berlusconiana. Questo è il punto centrale su cui riflettere.

Una volta Andreotti disse che la Democrazia cristiana era come la cozza che pulisce e filtra l’acqua nera, alludendo alla funzione che il suo partito svolgeva impedendo che si affermasse in Italia, quale forza di governo, un partito di destra come è poi avvenuto con la fine della Dc e con l’avvento di Berlusconi. Oggi si sono riaperte le condizioni per costruire nel nostro Paese una destra di tipo moderno, europeo. Ma una prospettiva di questo tipo è legata a due elementi strettamente connessi: alla funzione che il governo Monti riesce a svolgere e, in questo quadro, al rapporto che si stabilisce fra il governo Monti e il Partito democratico.

È naturale che ci possano essere contrasti e differenze, anche profonde, di valutazione. Sarebbe singolare il contrario, così come sarebbe ingenuo sorprendersi per le prese di posizione di Monti in questi giorni sulla «monotonia» del posto fisso, sull’articolo 18, sulla necessità di procedere a un’organica, e drastica, riforma del mercato del lavoro coerente con gli orientamenti della Bce… Monti non ha mai nascosto queste sue posizioni: i governi «tecnici» non esistono; sono sempre, direttamente e indirettamente, espressioni di forze sociali ed economiche, di interessi, e su questi basano la loro forza e anche il loro consenso.

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