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L'addio al veleno a Bentivegna
Storace: «E' stato un assassino»

Bentivegna via rasella fosse ardeatine
3 aprile 2012
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Non solo lacrime per la morte di Rosario Bentivegna, l'ex gappista tra i protagonisti dell' attentato di via Rasella, scomparso ieri a 90 anni a Roma. Non solo parole come quelle del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che vogliono ricordare il «suo coraggioso apporto alla liberazione della capitale e del paese dalla tirannia nazifascista», o quelle del sindaco Alemanno: «Sarà ricordato con tutti i nostri onori».

Questo è stato anche il giorno delle polemiche. Di quelle che Sasà si porta dietro da quel 23 marzo del 1944 - giorno in cui partecipò all'attentato in via Rasella, in cui morirono 32 SS - quando in molti avrebbero voluto che si fosse consegnato ai tedeschi per «evitare» la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine, dove furono trucidati 335 civili. Mentre i partigiani di tutta Italia piangono «il compagno Sasà», e si danno appuntamento domani a partire alle 10.30 a Palazzo Valentini dove sarà allestita la camera ardente, è affidato al leader de La Destra Francesco Storace il commento più duro sulla sua figura: «Quando muore una persona, un credente prega. Ma non è obbligatorio piangere se si tratta di un assassino. E per Bentivegna non verso neppure una lacrima».

Storace non è stato il solo a polemizzare con chi vorrebbe tributare onori all'ex partigiano. In un municipio della Capitale, il minuto di silenzio chiesto dalle forze di centrosinistra è stato spartito con il ricordo dell'ex calciatore Giorgio Chinaglia. In un altro, alcuni consiglieri, sono usciti dall'aula senza osservare il minuto di silenzio e hanno gridato: «Assassino».

La pensa così anche Fabio Sabbatani Schiuma, componente dell'esecutivo romano del PdL e coordinatore regionale del 'Movimento per l'Italia: «Bene hanno fatto i consiglieri del Municipio 17 a uscire dall'ipocrisia e dalla strumentalizzazione. Bentivegna un vero eroe lo avrebbe potuto diventare, se si fosse consegnato alle autorità tedesche evitando l'eccidio delle Fosse Ardeatine, come conferma la vicenda di Salvo D'Acquisto, che con il suo sacrificio salvò la vita a tanti».

E anche se qualcuno su facebook è arrivato ad insultare l'ex partigiano, sul sito dell'Anpi, sui social network è un profluvio di commossi addii. La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha espresso «profondo cordoglio» per la sua scomparsa e il deputato Michele Meta ha sottolineato che «il partigiano Sasà ha combattuto in prima fila per liberare Roma dal nazifascismo e consegnarci un Paese più libero dopo un ventennio di bestialità». Cordoglio è stato espresso anche dal vice presidente del Senato Vannino Chiti e da Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.

Restano oggi le parole commosse della compagna Patrizia Toraldo di Francia, da 38 anni al fianco di Bentivegna: «Rosario era una persona straordinaria, coraggioso, pulito. Chi lo conosceva non poteva fare a meno di amarlo. Aveva il coraggio delle sue idee, quindi qualche volta poteva risultare scomodo». Rosario Bentivegna sarà cremato, come vuole la figlia Elena avuta dalla partigiana Carla Capponi, anche lei una dei gappisti di via Rasella. A dire addio a un pezzo di storia, con i fazzoletti tricolori, domani ci saranno i partigiani ma anche gente comune, come lo conferma il tam tam su tutti i social network