Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Pisapia: «Serve una svolta a sinistra»

«Il mio impegno è governare Milano. Se per vincere fosse necessario avere più punte e allargare il campo, sarei pronto». Alcuni lo vorrebbero in una lista nazionale dei sindaci, altri una sua partecipazione diretta.
Pisapia, serio
Di Rinaldo Gianola
6 agosto 2012
A - A
In molti gli tirano la giacca. Alcuni suoi colleghi sindaci lo vogliono in una lista nazionale dei primi cittadini per le prossime elezioni politiche. Altri nel Pd e in Sel gli chiedono una partecipazione diretta alla battaglia di primavera, portando la sua esperienza politica aperta e plurale del «modello Milano» che gli ha consentito di rompere il dominio ventennale della destra. Giuliano Pisapia, però, ha le idee chiare sul suo futuro e sul ruolo del centrosinistra per cambiare le prospettive del Paese. Ce lo spiega in questa intervista.

Sindaco Pisapia, si candiderà alle elezioni politiche? Sarà nell’eventuale lista dei sindaci?
«Il mio impegno è quello di fare il sindaco di Milano e di farlo bene. Nessuna candidatura, quindi. Dimostrare che si può governare bene la propria città è il modo migliore per valorizzare il centrosinistra per la guida del Paese. Se per vincere è necessario avere tre o quattro punte, se dobbiamo allargare il campo, io sono pronto a dare il mio apporto. Non certo a candidarmi, non posso farlo per serietà e rispetto dei cittadini che un anno fa mi hanno eletto e portato a Palazzo Marino».

Eppure tra alcuni suoi colleghi del centrosinistra cresce l’aspirazione a creare una lista nazionale. Cosa ne pensa?
«Io la penso così: il compito dei sindaci è portare a termine il mandato che hanno ricevuto, dunque governare le città. Non esistono gli uomini della provvidenza, nemmeno gli unti del Signore. I sindaci naturalmente aiuteranno a costruire un governo diverso. La loro esperienza quotidiana a contatto con i cittadini è preziosissima, così come gli esperimenti riusciti di allargamento della partecipazione a cittadini, movimenti, associazioni. E nel futuro governo partecipazione deve voler dire anche condivisione dei compiti: la cittadinanza attiva va valorizzata e sfruttata per il bene comune. Vanno aperte le porte a chiunque abbia competenze, professionalità, capacità e voglia di metterle a disposizione. Governare non è un compito da predestinati e nemmeno un lavoro a vita».

Pisapia, in questi giorni si sta discutendo molto di come i progressisti si devono presentare al voto e con quale obiettivo. Come valuta il confronto?
«Nel dibattito di questi giorni ci sono stati troppi equivoci, che come spesso accade qualcuno ha cavalcato strumentalmente. Bisogna uscirne. Dopo il disastro del governo Berlusconi e l’approccio ben diverso del governo Monti, che ci ha aiutato a non cadere nel baratro e che, data l’emergenza, ha avuto l’appoggio, talvolta anche senza consenso, di una maggioranza del tutto anomala e non ripetibile, è necessaria, per vincere le elezioni e poi per governare, un’ampia maggioranza di centrosinistra con un programma comune e che sappia coniugare innovazione e stabilità, tutela dei diritti sociali e civili, responsabilità».

Questa idea sembra condivisa oggi da Pd e Sel. Vede la possibilità che possa coinvolgere anche i centristi?
«Questo progetto non passa e non può passare con l’ingresso dell’Udc nella nostra coalizione. Il centrosinistra deve essere capace di rinnovarsi, di aprirsi alla cittadinanza, ai delusi e disillusi della politica. È necessario un cambiamento interno alla coalizione come svolta, con le elezioni, rispetto all’attuale governo. Un’alleanza capace di governare ma profondamente alternativa al centrodestra e che faccia scelte di politica economica e sociale diverse da quelle del governo Monti, che comunque dobbiamo ringraziare per averci restituito credibilità internazionale ed averci evitato un collasso definitivo».

Però anche Casini sta all’opposizione e potrebbe essere importante per una futura maggioranza...
«Basta leggere la carta di intenti del Pd e le proposte di Sel per comprendere che Casini non è parte di questa coalizione. La sua posizione su temi sensibili e fondanti - non solo su temi eticamente sensibili, ma anche su temi economici e sociali - è diversa. Anche Casini, però, fa una proposta alternativa a quella di Berlusconi. Bene, questo significa che il centrosinistra in Parlamento potrà confrontarsi con il centro e cercare convergenze. Così come potrà avvenire con altre forze presenti in Parlamento non di destra. È indispensabile però che ci sia un denominatore comune condiviso tra chi vuol far parte della coalizione progressista che si candida al governo».

E Monti? Piace pure ad alcuni nel Pd che lo vorrebbero dopo il voto.
«Il nostro compito è guardare al futuro, non al passato. Dobbiamo costruire il dopo-Monti. Il nuovo governo dovrà essere antagonista alla destra e di svolta rispetto a Monti. Sappiamo che la crisi sarà lunga, che i problemi saranno enormi nei prossimi anni e il centrosinistra deve assumersi la pesante responsabilità del governo con l’obiettivo di cambiare la prospettiva del Paese. Diritti civili e sociali, equità e giustizia devono essere le parole chiave».

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