Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Senato "arresta" Lusi: «Dirò molte cose» VIDEO

(VIDEO) 155 favorevoli, 13 no (chi sono) e un astenuto, con voto palese: le 20 firme per chiedere quello segreto non sono uscite fuori. Lui: «Non patteggerò». | I commenti:  Bersani, Maroni, Belisario, Papa, Carra..
Lusi, Senato 3
Di Federica Fantozzi
21 giugno 2012
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Luigi Lusi chiude gli occhi, appoggia la testa allo schienale.Hala lucidità di sfogliare i tabulati che hanno appena deciso il suo destino, poi sussurra: «Sto vivendo un incubo, chiedo rispetto». L’aula del Senato ha votato a favore dell’arresto dell’ex tesoriere della Margherita, accusato di appropriazione indebita e associazione a delinquere («accusa infamante - si è difeso lui - l’unica che preveda la prigione»): 155 sì, 13 no, un astenuto. Voto elettronico palese. Alla fine di un lungo balletto le 20 firme per la richiesta di voto segreto non si palesano. Troppo forte il pressing dei vertici Pdl, troppo pericoloso intestarsi «la difesa dell’ultracasta», come spiega amareggiato un senatore azzurro in preda ai dilemmi morali.

Pd, Idv, Api, Lega, hanno votato sì. Il Pdl, al termine di una rovente riunione di gruppo, ha scelto una linea in grado di ricomporre la spaccatura tra garantisti e realisti: non partecipano al voto. Gasparri in aula sintetizza: «Non ci prestiamo a manovre interne, c’è chi approfitterebbe del voto segreto per votare no e urlare in pubblico il contrario ». E ancora. «Le responsabilità di Lusi non oscurano quelle dei suoi ambienti politici».

Già, perché l’ex tesoriere, dopo il memorandum inviato agli «illustri colleghi », gioca il tutto per tutto. Ascolta il relatore Follini chiedere la conferma del parere della Giunta, paragonando i 20 milioni di euro che il dirigente avrebbe sottratto a mille anni di stipendio di un operaio: «Non ci sono elementi sufficienti per impedire la piena valorizzazione del principio di eguaglianza ». Via libera ai magistrati, nessuna guarentigia speciale. Follini invoca il voto alla luce del sole, e si appella a Lusi: «Si dimetta, eviti l’ordalia del voto». L’interessato è seduto nei banchi del misto, penultima fila, nessuno accanto, l’ex Pd Tedesco (che lo sostiene) alle spalle. Scandisce la sua autodifesa: «Mi assumo la responsabilità morale e politica, per quella penale chiedo un giusto processo senza inutili forzature per appagare l’antipolitica e chi alimenta i forconi della piazza». Chiede scusa, si dice «consapevole di un gesto di riparazione verso la società italiana in crisi finanziaria ». Denuncia un «giudizio preventivo di assoluta condanna», l’essere capro espiatorio, oggetto di un provvedimento «discriminatorio e vessatorio». Soprattutto, il suo è un atto di accusa pesantissimo verso i vertici del suo ex partito, Rutelli e Bianco, chiamati in causa più volte, senza infingimenti: «Che un tesoriere possa decidere da solo di 214 milioni non è credibile né realizzabile ». Ribadisce l’esistenza di un «patto fiduciario», la gestione di flussi finanziari «per comune assenso» da parte di quei big ora mutati in «controparte ».

Anche sulle modalità di voto è guerra, ventila un conflitto di interessi: «Io non parteciperò, e credo non debbano farlo alcuni che sono chiamati in causa». Meglio il voto segreto, «ma se ci sarà un’innovazione dal significato politico, invito chi è con me a non votare per non finire in liste di proscrizione». Addirittura: «Ho visto gran lavorio telefonico di Rutelli per far ritirare le firme dalla mozione sul voto segreto».

Il leader dell’Api, poco distante, sceglie il silenzio. Si agita, telefona. La virulenza nelle parole dell’ex amico, ora acerrimo nemico, è spiazzante. Il Pdl la cavalca: Marcello Pera, nel dissociarsi dal suo gruppo, spiega il suo no proprio con «la chiamata in correo fatta da Lusi ». Per l’Api è Bruno ad annunciare un sì «in scienza e coscienza».EmmaBonino, pur esprimendo «pena per un’aula trasformata in tribunale», idem. «Caro Luigi - affonda - non accetto disprezzo per il voto palese, noi voteremo a testa alta, di scelte impopolari siamo abituati a pagare il prezzo». Applausi dal Pdl, Schifani le dice «brava».

Colpisce la solitudine dell’accusato. A differenza di Papa o Cosentino o Milanese o De Gregorio, nessuno gli si avvicina. Né prima né dopo il verdetto, strette di mano o pacche sulle spalle. La sua partita è in solitaria, ogni segnale comunica che è un corpo estraneo a quell’emiciclo. Votano per lui l’amico Villari e il repubblicano del Pennino. La dichiarazione del Pd è affidata a Zanda, durissimo: «Il garantismo è parola nobile ma può essere usato in modo strumentale. Abbiamo appreso con dolore degli usi privati di beni e delle vacanze dispendiose dello spavaldo Lusi. La sua responsabilità è tale che colpisce non si sia dimesso. La sua vicenda segna uno spartiacque. C’è un prima e un dopo». Il Pdl è inquieto: la riunione è stata furibonda. Quagliariello, spalleggiato da Alfano, ha minacciato le dimissioni se i loro firmavano per il voto segreto. Molti si sono ribellati di fronte al tradimento «lacerante» del garantismo, ma il segretario sapeva che avrebbe seppellito il «partito degli onesti». Alla fine, la spunta. Il compromesso è non votare: «Sono questioni interne al Pd, se la vedano loro e noi chiamiamoci fuori». Eccezioni: Pera, Dell’Utri, De Feo, Longo (risatine al suo lapsus sulle «liste di prescrizione»). Saro si allinea. Rutelli, scuro in volto, non vota. Bianco sì. «Incredibile», è l’ultimo commento di Lusi mentre cala il sipario.