Il futuro comincia al Palasharp

 
BERLUSCONI MANIFESTAZIONE
Di Federica Fantozzi
6 febbraio 2011
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SAVIANO 1 | 2 | ECO |

Le parole e la paura di Concita De Gregorio

Il coro stonato dei pretoriani
di G.M. Bellu

L’Italia migliore? No, quella più informata. La società civile è diventata politica, come la domanda (retorica) di Gustavo Zagrebelsky alla platea del Palasharp: volete voi essere governati da Berlusconi?

Sono venuti in molte migliaia da tutta Italia a Lampugnano, periferia milanese, senza bandiere di partito, per gridare al premier «dimettiti». Consapevoli, come argomenta lo scettico dichiarato Umberto Eco, che non lui lo farà mai ma almeno loro salveranno «l’onore dell’Italia». Minoranza sì, inutile no: evoca gli undici professori che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo.

Parole ricorrenti: libertà e giustizia (l’associazione organizzatrice di Sandra Bonsanti), dignità, Costituzione, Tricolore (diversi in sala). In centinaia restano fuori, davanti ai cancelli. Dentro, si alzano in piedi per Roberto Saviano, camicia azzurra e un rotolo di fogli in mano, che denuncia il «gioco di prestigio» del voto di scambio che tiene in ostaggio la democrazia: 50 euro nell’urna per farti rifare una strada cui da cittadino avresti diritto. Applaudono Eco che narra il trait d’union tra il Cavaliere e Mubarak: non solo una nipote, ma il «vizietto» di non dimettersi. Ridono alla vignetta di Ellekappa: «Giudizio immediato», «Maiale».

Lo slogan: niente per noi, tutto per tutti. In prima fila Milva, la pantera ancora rossa di capelli e d’abito, sfodera gli artigli: «Deve dimettersi tutto il governo, sono incapaci, siamo finiti in basso». Gad Lerner, dopo la telefonata del premier, è coccolato come la madonna pellegrina: «Io pagherei per dirgli cafone!» lo fermano. Ma i girotondi sono lontani anni luce. Non è una kermesse, è un convegno. Non si parli di élite, sono «nudi cittadini». Non si parla di centrosinistra. Non c’è una protesta, c’è il programma - già elettorale - per l’Italia Diversa. Ciascuno degli oratori, a turno, ne disegna un pezzetto.

Toni pacati, quasi monocordi, abito grigio, mani sul leggio trasparente, il giurista Zagrebelski smantella il «sistema di potere» fondato su bigiotteria e poltrone, commesse e carriere, corpi e voti, sesso e delibere. Lo storico anglofiorentino Paul Ginsborg, «fiero di essere italiano», rammenta l’importanza del pubblico: dall’acqua bene comune all’istruzione.

L’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scafaro, in una video-intervista, appoggia la battaglia «limpida» in difesa della Carta, e in particolare dell’indipendenza della magistratura, ricorda la solitudine dei suoi «tre no» al Berlusconi d’antan e invita l’opinione pubblica a smuoversi: «Non arrendiamoci mai. Ognuno faccia la sua parte».

È Saviano, mentre cita Don Milani («a che servono mani pulite se le teniamo in tasca», precisando che non auspica la corruzione bensì il cimento nell’agone politico) a rivelare «la rabbia ma anche il divertimento di disegnare un Paese Diverso». È Bonsanti ad abbracciarlo: «Roberto è parte del nostro progetto».

In sala c’è Dario Franceschini, a titolo personale, sul palco sale il candidato sindaco di Milano Giuliano Pisapia per annunciare la «ripartenza». Carlo De Benedetti ripete di nuovo che non intende scendere in campo. Ma non sono i partiti, qui, che interessano. L’unità agognata, sospirata, invocata, è quella del Paese: «Non più - scandisce Susanna Camusso, avvolta nella sciarpa bianca - uomini contro donne, vecchi contro giovani, italiani contro stranieri». Aggiunge la leader Cgil: «Mi chiedono: cosa ha a che fare questa platea con i lavoratori? Rispondo: è una platea cittadini che traggono identità e forza dal lavoro. Dobbiamo continuare a indignarci e mobilitarci». Basta lotte fratricide, implora l’autore di Gomorra, «tra chi è più puro».

Il più emozionato è il pianista Maurizio Pollini, cravatta giallo canarino, intervento forte: «La mafia nel ‘94 votò Forza Italia, Berlusconi ha amici indagati (coro dal pubblico: condannati). Può darsi che la criminalità si sia innamorata in modo unilaterale, ma questo governo non è adatto a ripulire il Paese. A lui, nel plastico dell’Italia Diversa, toccano cultura e ambiente. Nando Dalla Chiesa ha parole per le forze dell’ordine (e le scorte) costrette a compiti non commendevoli: «Rivolta pubblica per restituire onore all’Italia». Salvatore Veca propone persino che la manifestazione al Palasharp faccia parte del complesso per il 150esimo compleanno dell’Unità d’Italia.

Concita De Gregorio invita a puntare sui ragazzini «perché ci vorranno 15 anni per ricostruire» l’Italia. E subito dopo il tredicenne Giovanni snocciola i suoi perché sulla politica nostrana: «Perché il premier si fa i comodi suoi, il governo se ne frega dell’Italia, Milano è sporca, le mafie ancora potenti? Spero con un nuovo governo di avere meno domande e più risposte».

La costituzionalista Lorenza Carlassare evoca con passione la dignità della persona e i limiti sociali all’iniziativa economica privata: «È questo che vogliono togliere?». Lerner attacca Marchionne: «Passato il referendum, gabbata l’Italia. E il governo non c’era» (voce dal fondo: non solo il governo).

A Bice e Carla Biagi, che del padre Enzo leggono parole in difesa della libertà di stampa la platea dedica molto affetto e Pollini un illuminante paragone: «Se Blair avesse fatto un editto per cacciare un giornalista della Bbc, avrebbero cacciato lui».

Concita De Gregorio legge il suo "filo rosso"
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LA DIRETTA DELLA GIORNATA

 
ZAGREBELSKY: STATE VICINI E SOSTENERE LIBERTA' E GIUSTIZIA PERCHE' NE ABBIAMO VERAMENTE BISOGNO

INTERVENTO FINALE DI ZAGREBELSKY

PISAPIA: LA DEMOCRAZIA SI VIVE E NOI LA VIVIAMO QUOTIDIANAMENTE

PISAPIA: DOBBIAMO PENSARE A UN MONDO MIGLIORE, E LO OTTORREMO SE LO CHIEDEREMO TUTTI UNITI.

PISAPIA: È ORA DI DIRE "BASTA, NON NE POSSIAMO PIU'"

SALE SUL PALCO PISAPIA, CANDIDATO SINDACO PER IL CENTROSINISTRA

LETTO IL MESSAGGIO DI ENZO BIAGI NELL'ULTIMA PUNTATA DEL IL FATTO, IN CUI BIAGI PARLAVA DELLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE.

SCROSCIO DI APPLAUSI AL NOME DI ENZO BIAGI


SALGONO SUL PALCO BICE  E BIANCA BIAGI

LE DONNE ITALIANE NON SONO SEMPRE ZITTE, SONO ZITTITE.
DOBBIAMO CONTINUARE LA LOTTA DELLE GIOVANI BLOGGER, CHE INVIANO CENTINAIA DI MAIL ALLE DITTE CHE USANO IL CORPO DELLE DONNE IN MODO IMPROPRIO.

"HO BISOGNO CHE MIA FIGLIA ESISTA", MI HA DETTO UNA MADRE. È L'ESISTENZA TELEVISIVA, CONTRO CUI CI OPPONIAMO.

DA UN ANNO E MEZZO PORTIAMO IL DOCUMENTARIO "IL CORPO DELLE DONNE" IN TUTTA ITALIA PER UNA PRESA DI COSCIENZA DEI RAGAZZINI E RAGAZZINE, MA NON SOLO.

SALE SUL PALCO LORELLA ZANARDO:
È FACILE GOVERNARE DEGLI IGNORANTI ANESTETIZZATI DALLA TV

CARLASSARE: NON CAPISCO TUTTO QUESTO ACCANIMENTO CONTRO L'ART. 41 DELLA COSTITUZIONE. PARLA DELLA DIFESA DELLA DIGNITA' UMANA? VOGLIONO TOGLIERCI ANCHE QUELLA? 

5 MINUTI DI APPLAUSI

CARLASSARE: BERLUSCONI PER ME RAPPRESENTA L'ANTITESI DI TUTTI I VALORI IN CUI CREDO

CARLASSARE:
MI HA TURBATO DI PIU' L'ATTACCO NON SULLE DONNE MA AL LAVORO.

SALE SUL PALCO LORENZA CARLASSARE
PROFESSORESSA DELLA COSTITUZIONE

IL SEDUTTORE VANITOSO, QUANDO SENTE CHE STA FINENDO LA SUA PARTE, CADE NEL RIDICOLO.

SALE SUL PALCO GAD LERNER

CONCITA DE GREGORIO LEGGE IL SUO FILO ROSSO
DI OGGI SUL PALCO DEL PALASHARP
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CONCITA DE GREGORIO:
LA REALTA' ESISTE ANCHE
FUORI DALLA TELEVISIONE


SUL PALCO CONCITA DE GREGORIO

SAVIANO: SCANDALO VOTO DI SCAMBIO
«Il voto di scambio non ha colore: la ferita di vedere persino fare le primarie e perderle è stata l'ennesima dimostrazione di quanto di questo meccanismo non se ne parli mai». Così Roberto Saviano, dal palco del Palasharp a Milano nella manifestazione organizzata da Libertà a Giustizia per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. «Il voto di scambio - ha detto Saviano, accolto da una vera e propria ovazione - è come se fosse un problema del passato. Il voto di scambio invece compromette la democrazia. Ci ritroviamo con migliaia e migliaia di voti comprati. Negli anni scorsi, all'epoca della Democrazia Cristiana si dava un voto in cambio di un posto di lavoro. Oggi un voto vale 50 euro per le politiche e 15 per le primarie. E questo permette alle organizzazioni politiche di non dover neanche agire sul territorio, si sono superate persino le cliente. Occorre rivalutare il voto, tornare a fare che sia qualcosa di importante, ricordare alle persone che con un voto si può anche cambiare il destino di una nazione, trasformare il Paese».

SUSANNA CAMUSSO: NOI IN PIAZZA IL 13 FEBBRAIO
E POI NELLE PIAZZE CON I LAVORATORI
TUTTE LE VOLTE PER DIRE 'BERLUSCONI DIMETTITI
'

PLATEA CHIEDE A CAMUSSO SCIOPERO GENERALE
«Sciopero generale, sciopero generale». Mentre il leader della Cgil Susanna Camusso saliva sul palco del Palasharp, dalla platea molte voci si sono levate a chiedere lo sciopero generale, durante il raduno di Libertà e Giustizia per chiedere le dimissioni del premier Silvio Berlusconi. Anche dopo che Camusso aveva già preso la parola, in diversi hanno ripetuto ad alta voce la richiesta. Sull'ipotesi di uno sciopero generale Camusso non ha però replicato né dal palco, né poi alle domande dei cronisti.

SUSANNA CAMUSSO: DOBBIAMO LOTTARE CONTRO
L'IDEA CHE SIAMO TUTTI CORPI DA POTER COMPRARE
Si sofferma sull'uso politico delle parole che è stato fatto nelle ultime settimane in Italia: «È insopportabile l'uso delle parole che si sta facendo - ha detto la Camusso - per parlare di un signore 74enne, si parla delle ragazzine diciottenni». Secondo la Camusso è stata sottovalutata la questione dei ricatti al premier. «È più facile parlare di velinismo - ha aggiunto - che non della ricattabilità del presidente. Bisogna avere il coraggio di ammettere che questo Paese con la sessualità ha un grande problema». La Camusso si è poi schierata a difesa della dignità femminile e ha aggiunto: «Mi piacerebbe un Paese in cui le donne siano viste come persone che pensano e non utilizzate come merce di scambio». La Camusso, ha poi indicato, a non lasciar cadere gli inviti e le idee che sono partite dal palco di Milano, e ha aggiunto: «Dobbiamo tessere un filo che da qui vada fino alle piazze del 13 febbraio, fino alle piazze dei lavoratori che chiederanno tutti insieme al presidente di dimettersi. Perchè c'è una Italia diversa che ha bisogno di ritrovare un linguaggio comprensibile e che crede nel suo futuro».

SUSANNA CAMUSSO: QUESTA E' ANCHE UNA PLATEA
DI LAVORATORI E CITTADINI

«Quando diciamo Berlusconi si dimetta per avere un Paese più giusto abbiamo in mente non solo la giustizia intesa come corretto funzionamento della magistratura ma come giustizia sociale, ciò che fa di ognuno di noi un cittadino». Camusso ha sottolineato come da oltre due anni «il tratto costante è stato quello di dividere: dividere i lavoratori, gli uomini dalle donne, gli italiani dagli stranieri, gli studenti da chi regola l'istruzione. Siamo stati costretti a guardare al povero come a un perdente, alla disoccupazione come a un numero». Secondo il leader della Cgil occorre ritrovare «parole antiche» come «diritti, responsabilità, doveri, rispetto». Bisogna riscoprirsi come «persone e non corpi divisi dalle menti, persone e non oggetti in vendita. Dobbiamo parlarci tra di noi perchè c'è uno straordinario bisogno di unità. C'è un Paese - ha aggiunto Camusso - che forse non è migliore ma vuole essere più giusto». «Questa - ha concluso Camusso spiegando il senso della sua presenza all'iniziativa - è una platea di lavoratori e forse bisognerebbe tirare il filo che il lavoratore è un cittadino e vorrebbe che il lavoro fosse riconosciuto e fosse un diritto».

UMBERTO ECO: ANCHE IO
FACCIO TARDI LA NOTTE
MA PERCHE' LEGGO KANT


ECO: È COME MUBARAK, HA IL VIZIO DI NON DIMETTERSI
«Credevamo che il nostro presidente avesse in comune con Mubarak solo una nipote, invece ha anche il vizietto di non voler dare le dimissioni». «Siamo qui per difendere l'onore dell'Italia, per ricordare al mondo che non tutti gli italiani farebbero ciò che fa il Premier, che non tutti i padri dicono alle figlie 'dai dai che ci guadagniamo qualcosà, forse non saremo molti ma sotto il fascismo tutti i professori universitari furono obbligati a prestare giuramento tranne 11 che non lo fecero e che persero il posto ma salvarono l'onore dell'università» ha continuato l'intellettuale, che, citando il caso di Cesare Battisti ha affermato «il presidente del Consiglio ha giustamente attaccato il Brasile che si rifiuta di estradare un condannato, allora perché se difende la nostra magistratura quando accusa un altro, la delegittima quando accusano lui? E dire che lo vogliono solo convocarlo, questa è schizofrenia e non si può essere governati da uno schizofrenico». Appena prima di Eco, aveva preso la parola dal palco il celebre pianista Maurizio Pollini che tra l'altro ha affermato: «Ho sofferto per molti anni perché il nostro Paese è governato in modo indegno. Ma sento che ora forse si può intravedere un cambiamento, che auspichiamo si realizzi nel prossimo futuro. Ma il futuro è molto incerto, c'è anche la possibilità di un altro plebiscito per Berlusconi e questo indicherebbe definitivamente come in Italia la democrazia sia estremamente in crisi. Lo so che queste mie parole creano malumore, ma lo dico perché la gente sia cosciente e prenda così posizione».

UMBERTO ECO: SONO QUI PER DIFENDERE IL MIO ONORE DI ITALIANO

«Siamo venuti qui a difendere l'onore dell'Italia. Ogni volta che mi trovavo all'estero fino a qualche mese fa avevo sorrisi di solidarietà - ha raccontato lo scrittore -. Adesso hanno cominciato a guardarci male e dicono 'perchè voi non dite niente?'. Qui ci sono diversi inviati delle tv straniere - ha detto - finalmente toccheranno con mano che in Italia ci sono anche quelli che dicono 'nò: si tratta di allargare il numero di coloro che hanno intenzione di presentarsi tutti i giorni in piazza e dire 'no'.

SAVIANO: ABBIAMO SEMPRE
PENSATO DI DOVER LOTTARE
CONTRO QUALCOSA, MAI
CON L'IDEA DI COSTRUIRE
QUALCOSA DI BUONO...

SAVIANO: BASTA CON L'IDEA
CHE NOI SIAMO UNA MINORANZA
PERBENE. E' IL PAESE
CHE E' PERBENE ED E' ASSEDIATO
DA UNA MINORANZA CORROTTA

SAVIANO: OGGI LA VERA
RIVOLUZIONE E' SMETTERE
DI PARLARE TRA DI NOI
MA RIUSCIRE A PARLARE
ALL'ALTRA META' DEL PAESE

SAVIANO: RITROVIAMO L'UNITA'
NON FACCIAMOCI
CONCORRENZA TRA NOI
SU CHI E' PIU' PURO

SAVIANO: CHIUNQUE CRITICA
GOVERNO VIENE ATTACCATO
DALLA MACCHINA DEL FANGO
CHE CERCA DI IMPORRE
LA PERENNE VERSIONE
'TANTO SIETE TUTTI UGUALI'

SAVIANO: SE NON AGGIUSTIAMO
LE COSE SEMPLICI, COME IL RAPPORTO
TRA CITTADINI E COSA PUBBLICA
NON ANDREMO DA NESSUNA PARTE

SAVIANO: NOSTRA DEMOCRAZIA
E' OSTAGGIO DEL VOTO DI SCAMBIO

SAVIANO: SE LE REDAZIONI CENTRALI
DEI GRANDI GIORNALI FOSSERO AL SUD
LA PRIORITA' DELLE NOTIZIE SAREBBE DIVERSA

SAVIANO: NON HO PAROLE
D'ORDINE DA DARE

SAVIANO SALE SUL PALCO

DAL PALCO LE DOMANDE UN TREDICENNE

Anche un ragazzino di 13 anni, con le sue domande, il suo malcontento sul palco del Palasharp di Milano dove si sta svolgendo la manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. «Mi chiamo Giovanni Tarizzo, ho 13 anni e vorrei dire la mia, e il parere di noi giovani su quello che sta accadendo nel nostro paese. Perchè Berlusconi si fa i comodi suoi, i festini ad Arcore, mentre c'è gente povera e giovani che non trovano lavoro? Vivo in una città, Milano, tenuta male, sporca, inquinata. Perchè si parla della scuola solo per tagliarne i costi? Perchè c'è tanta mancanza di lavoro? Insomma sono tante le domande che questo governo ha lasciato senza risposta. Speriamo che un nuovo governo dia più risposte a queste tante domande».

VIDEO INTERVISTA A SCALFARO:
«LA COSTITUZIONE DICE:
UNA COSA CHIARA A CASA BERLUSCONI»

GINSBORG: RIPENSIAMO RAPPORTO
TRA BENI PUBBLICI E BENI PRIVATI
Con lo slogan 'Salviamo l'Italia' Paul Ginsborg, in collegamento telefonico da Firenze con la manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia a Milano, invita ad andare oltre il «rigetto del regime». Per farlo, secondo lo storico, «dobbiamo costruire dei ponti, sono d'accordo con Saviano quando dice che dobbiamo raggiungere anche gli altri e non solo noi, dobbiamo costruire ponti anche tra i diversi ceti sociali, perché i ceti medi sono una grande forza insieme alle classi popolari e ai lavoratori organizzati». Per andare oltre, secondo Ginsborg, bisogna superare «la versione perversa del rapporto tra pubblico e privato che ci ha proposto Berlusconi in questi 16 anni, invitando tutti a essere dei predatori». Per ripartire bisogna invece puntare sul concetto di bene comune, come l'acqua e l'istruzione.

«BERLUSCONI NON E' FASCISMO
MA E' REGIME, MANCA INFORMAZIONE»

Paragona le condizioni del Paese italiano ad un regime, Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, intervenuta sul palco della manifestazione organizzata al Palasharp a Milano. «La gente in Italia non è informata - dice - e questo è un regime, non è fascismo ma è un regime perchè distrugge la dignità degli uomini e dei lavoratori». Dal palco sono arrivati anche apprezzamenti ai magistrati e alle forze dell'ordine. «Ci stringiamo attorno a loro - ha proseguito la Bonsanti - e siamo a loro vicini per il lavoro che ogni giorno svolgono in Italia». Quando ha citato la magistratura dal pubblico si è levato un fortissimo applauso.

LERNER: ECCESSO POTERE
PERSONALE DI BERLUSCONI
«L'eccesso di potere personale di Berlusconi è diventato un problema per tutto il Paese». Ne è convinto Gad Lerner, in prima fila alla manifestazione dimettiti, organizzata da Giustizia e Libertà a Palasharp di Milano. «Mi impressiona che all'interno del Pdl nessuno gli chieda di fare un passo indietro. Un Paese così - ha osservato Lerner - è in pericolo perchè solo i despoti non prendono mai in considerazione di fare un passo indietro».

ZAGREBELSKY: MORALITA'
E BASTA CLIENTELE
«Nel nostro Paese c'è anche un'altra Italia che ritiene molto pacatamente e civilmente di dover insistere su esigenze minime di moralità», così Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta e presidente onorario di Libertà e Giustizia, ha commentato l'esigenza di organizzare la manifestazione milanese, poco prima che iniziassero gli interventi dal palco. «Ci sono esigenze preliminari che impongono di affrontare i problemi nel nostro Paese - ha proseguito il presidente di Libertà e Giustizia - come la disoccupazione e la crisi economica». L'ex presidente della Consulta, ha poi aggiunto, che è importantissimo restare con i piedi per terra «soprattutto perchè viviamo in sistema di governo che si basa sull'illusione».

SUL PALCO SANDRA BONSANTI
Novemila persone hanno scandito la parola 'dimissionì prima dell'inizio della manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia all'interno del Palasharp a Milano, per chiedere al presidente del Consiglio di dimettersi. A breve saliranno sul palco i relatori e componenti della associazione, tra cui Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky.

CAMUSSO: C'E' UN PAESE MIGLIORE
«Mi pare una bella dimostrazione che c'è un Paese meglio di quello che rappresenta il presidente del Consiglio». Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, commenta il Palasharp gremito pochi minuti prima dell'inizio della manifestazione «Dimettiti» indetta a Milano da Libertà e Giustizia. In platea oltre alla Camusso, tra gli altri Milva, Gad Lerner.

DE MAGISTRIS: OGGI
RIPRENDIAMOCI LA DIGNITA'
«La manifestazione di oggi a Milano, promossa da Libertà e Giustizia, sarà l'occasione per scrivere una pagina di dignità nazionale da parte dell'intero paese, della sua società civile sana e pulita, soprattutto femminile, che rifiuta di apparire agli occhi del mondo come la patria dell'impunità del potere oppure dello squallore istituzionale». Così Luigi De Magistris, europarlamentare di Idv, secondo il quale «il berlusconismo che tramonta e vacilla mostra il volto più pericoloso e la vigilanza democratica deve essere altissima. Presidio e cuore pulsante di questa vigilanza democratica non possono che essere i cittadini, che meritano una classe dirigente degna e onesta e che, invece, sono costretti a subire l'offesa di chi li governa attualmente».

PALASHARP GIA' PIENO
Migliaia di persone sono già arrivate al Palasharp di Milano per prendere parte alla manifestazione 'Dimettiti per un'Italia libera e giusta', organizzata dal movimento Libertà & Giustizia, per chiedere un passo indietro al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo lo scandalo del 'Ruby gate'. Poco dopo l'apertura dei cancelli, alle 13:30, la struttura che accoglie circa 9mila persone è già quasi piena. Alla manifestazione, il cui inizio ufficiale è previsto per le 15, sono previsti interventi di Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Concita De Gregorio, Paul Ginsborg e Umberto Eco. Hanno confermato la loro partecipazione anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il giornalista Gad Lerner, Nando Dalla Chiesa, Salvatore Veca, oltre ad artisti come Moni Ovadia, Irene Grandi e Milva. È previsto un intervento-video di Oscar Luigi Scalfaro. Davanti ai cancelli alcuni cartelli che propongono una variazione all'inno di Forza Italia 'meno male che Silvio c'è' trasformata in 'meno male che Napolitano c'è' o 'meno male che la Costituzione c'è'.

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Oggi tutti a Milano affinché si levi ancora più forte la voce delle italiane e degli italiani che vogliono rispedire a casa un premier scandaloso, impresentabile e pericoloso per la nostra democrazia che ha già minato. Per ribadire che non ne possiamo più: sono in la giustizia, la libertà stessa. Non basta dirlo tra amici, sussurrare il disagio. Occorre la presenza pubblica, in pubblico.

L'appuntamento è alle 15 al Palasharp di Lampugnano (ingresso alle 13.30 via Sant’Elia 33) nella zona nord-occidentale del capoluogo lombardo e ha un titolo esplicito: “Dimettiti per un’Italia libera e giusta”. L'ha organizzato Libertà e Giustizia raccogliendo un bisogno urgente e diffuso in strati sempre più vasti della popolazione dal nord al sud, dal centro alle isole.

I promotori nel loro sito web annotano che la giornata “raccoglie la domanda di mobilitazione che arriva dai commenti all’appello Resignation-Dimissioni lanciato con le firme di Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Sandra Bonsanti il 18 gennaio scorso”. Un appello rimbalzato sul web, tra i blogger, fuori d'Italia. D'altronde l'appuntamento è firmato dalla società civile e coinvolge un robusto parterre di testimoni che si spendono personalmente nella battaglia per un’Italia più viva, con un futuro, per sfuggire al berlusconismo e ai tentacoli di un potere sempre più vischioso e famelico di soldi e di un sesso tristemente consumato tramite a promesse di comparsate in tv, euro e “regalini” a ragazze usate come zerbini.

Alla manifestazione partecipano il direttore de l’Unità Concita De Gregorio, Roberto Saviano, Umberto Eco, Susanna Camusso, Lorella Zanardo, Nando dalla Chiesa, Franceschini, Beppino Englaro, poi Moni Ovadia, Irene Grandi e Maurizio Pollini per ricordare come lo spettacolo non si rintani. L’appuntamento ha già raccolto migliaia e migliaia di adesioni on line, sul sito www.libertaegiustizia.it ed elegge a simbolo alcune parole chiave – perché le parole sono importanti, come esclamava Nanni Moretti: “repubblica, uguaglianza, lavoro” e, scritta bella grande, “COSTITUZIONE”. Anni fa potevano sembrare scontate e retoriche, invece oggi risuonano urgenti, indispensabili. Oggi, ricorda Libertà e giustizia, bisogna partecipare per salvare questi valori fondanti. D'altronde la Storia si muove e sempre più cittadini vogliono incontrarsi intorno a questi valori sapendo di non essere soli nonostante le tv berlusconiane si affannino a dire il contrario.

Il sito www.libertaegiustizia (tel. 02 4549 1066) fornisce le informazioni pratiche. Nel caso non abbiate internet sotto mano: con la metropolitana, prendete la linea rossa MM1 direzione Rho Fiera, scendete alla fermata Lampugnano; in auto, dalla Tangenziale est-ovest prendete l’uscita viale Certosa, siete a Lampugnano, preparate monete per il parcheggio al multipiano Atm di fronte al Palasharp.