Il costo della neve: regioni a rischio default

di Jolanda Bufalini | Strade ghiacciate, servizi bloccati: colpite le piccole imprese più innovative. La strage degli animali e la perdita di tonnellate di prodotti freschi. L'eccezionale ondata di maltempo ha fatto 40 vittime. La giornata di ieri. Domani neve a Roma: obbligo di catene. Le videoprevisioni di domani de ilmeteo.it. IL BIZZARRO DECALOGO SU GOVERNO.IT: «INDOSSATE IL SOPRABITO», E' IL DECRETO SCALDAITALIA: LEGGI | Benzina, rincaro record: QUI TUTTI GLI AUMENTI
Di Jolanda Bufalini
9 febbraio 2012
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La calamità e l’incuria, lo spread e il gigantesco ritardo dell’Italia delle infrastrutture che con lo spread ha una parentela stretta, per la difficoltà dello Stato di finanziare opere pubbliche. E quella sindrome tutta italiana che fa trascurare la manutenzione, delle strade, dei tombini, degli edifici, che gestisce anche le strutture tecniche delle pubbliche amministrazioni con lo spoil system, scambiato per uno strumento in più per ampliare clientele e consensi elettorali. E quel grande assente che è la cultura della prevenzione: i soldi spesi in prevenzione non si vedono, quelli dopo le catastrofi poratno sollievo a chi è nei guai e fruttano di più sul piano del consenso.

Aspettando blizzard che ci porterà il freddo della Siberia, si cominciano a fare i conti di quanto ci sono costati e quanto ci costeranno i sei giorni che hanno imbiancato il paese. E sarà un conto lungo e non quantificabile in tempi brevi, perché nelle zone agricole i calcoli si dovranno fare al tempo dei raccolti, e nei distretti industriali i ritardi accumulati nelle consegne delle materie prime si riverbereranno sulla consegna dei prodotti finiti, sulla mancata o ridotta presenza nelle fiere di settore. Camionisti e pescatori, appena usciti dalla battaglia senza regole ingaggiata contro il caro-carburante, hanno avuto la mazzata peggiore: Gli autotrasportatori della provincia di Pesaro-Urbino hanno registrato un calo medio del fatturato intorno all’80%. «Prima il fermo dei Tir, che ha provocato danni anche a chi non ha aderito alla protesta, poi l’emergenza neve e ghiaccio - dice Oscar Gasperini, Cna-Fita - stiamo vivendo uno dei momenti peggiori dal dopoguerra ad oggi: si tratta di mancati introiti che per molte imprese ammontano a diverse migliaia di euro». Marche, Friuli Venezia Giulia e Piemonte chiedono lo stato di calamità, ma i camionisti chiosano «sarebbe un vero scherzo del destino se lo stato di calamità si dovesse pagare con l’aumento delle accise». Sono le regioni più colpite nel settore industriale e in quello agricolo ma non sono le sole, chiedono aiuto anche L’Aquila, Rimini, numerosi comuni dell’Umbria, Chieti. L’Unione delle province chede deroghe al patto di stabilità. In grave difficoltà sono il Sannio, l’Irpinia, la provincia di Foggia.

Dai conti che ha fatto la Confindustria delle Marche l’intera regione è «a rischio default»: la neve ha paralizzato molte attività produttive, interrotto i rifornimenti di materie prime, decimato le presenze in fabbrica per la difficoltà di raggiungere i posti di lavoro, e quindi costretto alla chiusura diversi stabilimenti. Impossibile calcolare l’incidenza dello stop forzato sui fatturati, ma una certezza c’è: ad essere più penalizzate sono le micro e piccole imprese. I grandi gruppi invece assorbiranno meglio lo choc. Black-out o cali repentini di tensione hanno punito proprio le imprese più automatizzate e innovative. Se salta la programmazione delle macchine, tenere aperti gli impianti diventa antieconomico. Gli industriali della zona riassumono tutto in una frase: «l’area del Montefeltro è praticamente in ginocchio». A Fabriano il segretario della Cgia Simone Clementi parla di «disastro completo», molte piccole aziende non saranno in grado di pagare gli stipendi di febbraio. L’assessore alle Attività produttive Angelo Costantini ha rivolto un drammatico appello alle banche, perchè rinviino le scadenze di pagamento. In provincia di Ascoli Piceno il comparto agroalimentare e della trasformazione è in emergenza, e tremano anche le imprese del distretto calzaturiero fermano-maceratese: «con lo stop alle consegne c’è il pericolo che gli ordini della primavera-estate vengano annullati». Un bollettino di guerra, cui va aggiunto il crollo di zootecnia e agricoltura: 15 milioni di danni secondo una prima valutazione della Coldiretti, con la strage di stalle, serre, fienili, e tantissimi animali morti. In Friuli Venezia Giulia le temperature estreme hanno ghiacciato le valli della pesca provocando morie di pesce coltivato, perdute anche le coltivazioni dei mitili, per centinaia di migliai di euro perduti. Il blocco dei trasporti dovuto alla neve ha colpito i produttori di prodotti freschi, la Cia chiede, nei limiti del possibile, di privilegiare la consegna del «fresco». I danni -avverte il presidente Politi - sono al momento ingenti, visto che il maltempo ha colpito pesantemente le due regioni dove si concentra quasi il 50 per cento della produzione ortofrutticola nazionale; l’Emilia Romagna (con 4,3 milioni di tonnellate) e la Puglia (con oltre 3 milioni di tonnellate)». E c’è da aggiungere la tragedia di moltissimi capi di bestiame (bovini, ovini, avicoli e suini) morti