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I blogger a l'Unità: «Noi, l'Italia su Internet»

Di M.Loy - C. Buquicchio
14 marzo 2011
A - A
blog



«Dai, su, nei prossimi 150 anni, cambiamola 'st'Italia! Facciamone una migliore! Ce la possiamo fare! Inizio io #150bloggerunita». Inizia così, con un combattivo cinguettio su Twitter, il diluvio di interventi (oltre 340 tweet) che hanno accompagnato la discussione tra i maggiori blogger italiani ospitata dall'Unità. Il tema di partenza era l'Italia (unita?) vista a tre giorni dal suo 150esimo compleanno dall'angolazione “di frontiera” dei blog.

Si è discusso di questo, di impegno, di responsabilità, di partecipazione, di lobby di sfigati, di aggressività via web e di tanto altro. Ma soprattutto di come questa Italia si può e forse si deve cambiare proprio per farle un buon regalo di compleanno. In queste pagine trovate una brevissima sintesi della discussione. Ma la discussione continua soprattutto sui blog. E, privilegio soprattutto di chi frequenta la rete, anche le critiche (www.tiziano.caviglia.name bolla la conversazione come trita e autoreferenziale) vengono attentamente prese in considerazione.

GLI INTERVENTI

PIOVONO RANE

Il problema è che la metà degli italiani – attacca Alessandro Gilioli – non ha mai aperto internet, e molta parte dell’altro 50% lo usa solo per le mail, qualche notizia, le utility... Il peso dei blog è bassissimo. Ma provare a lanciare dibattiti, temi, ragionamento è quasi un dovere civile.


MALAFEMMENA

Bisogna stare sul pezzo - dice Dania autrice di Malafemmena - il rischio è che quando si twitta tutto il giorno ci si sente impegnati: non vado in piazza ma seguo la diretta in streaming... Occupiamoci anche di quelli che sono in fila per il provino di Amici... Insieme a loro la cambiamo questa Italia.

INVECE
Oggi per essere rivoluzionari bisogna difendere il Tricolore... Impegno online e vita reale. Capisco l'impegno - dice Concita De Gregorio, direttore dell'Unità in versione autore del blog Invece -. Ma quando vedo i miei figli ore e ore davanti al computer un po' mi arrabbio. Mi viene l'ansia. Ragazzi, fuori c'è il sole...

SCENE DIGITALI
Per i giovani – interviene Vittorio Zambardino, Scene digitali – la rete è un modo di vita, siamo noi che non lo capiamo, a volte. La rete è efficace, Facebook e Twitter tra i ragazzi sono il web di massa. E' un mondo reale in cui succedono cose. Viviamola così: è il luogo delle tracce e delle espressioni. LEGGI IL POST

CIWATI
Il punto è il linguaggio - dice Giuseppe Civati -. La questione è quello che diciamo in rete. Ci vanno molti giovani: e cosa dice la politica ai giovani? Perché non parliamo di riforma della legge Treu, di cui si discute da 10 anni? Certo, se si discute solo di riforme costituzionali, è chiaro che si allontanano.

UOMOMORDECANE
La scuola è in declino - provoca Massimiliano Zulli di Uomomordecane - quella pubblica, almeno. Per la prima volta scendono le immatricolazioni all'università. E senza laureati chi manderemo, allora, a lavorare nel call center? La rete lavora a tempi lunghi, in Medio Oriente era dieci anni che i ragazzi l'usavano...

MANGINOBRIOCHES

Attenti, le mie zie ci stanno a sentire - dice Anna di Manginobrioches -. A chi dice che discutere sui blog non serve a nulla rispondo che stare qui arricchisce quello che so, quel che posso dire dal verduraio o sull'autobus. Avere altri argomenti, diffondere dubbi. Cerchiamo altre voci, diventiamo voci.

LEONARDO
Unità d'Italia? Abbiamo scritto talmente tanto in questi mesi che gli uomini del Risorgimento dovrebbero essere contenti. Ma poi si chiede: non è terribilmente provinciale che scriviamo in italiano su Internet e un sacco di gente, da Nizza in poi, neanche capisce di cosa stiamo parlando?

LIPPERATURA

Sono ottimista sul futuro del web - dice Loredana Lipperini - voglio ricordare che Saviano ha postato pezzi della futura "Gomorra" su Nazione Indiana, e quel libro ha cambiato molto. Onore a Nazione Indiana, e non è la sola, che dimostra come l'immaginario si costruisce anche sulla rete.

FRANCESCO COSTA
Forse bisogna “fare l'Italia da un'altra parte”. Oggi l'urgenza non è fare gli italiani ma fare l'Italia, renderla un posto in cui poter vivere comodi. Ma poi mi chiedo: “Bisogna davvero? Perché combattere per 30 anni, e magari perdere, battaglie che altrove sono già state vinte e date per scontate?”.

NEMICI
Lì dove non c'è libertà, dove non c'è informazione, la rete è uno strumento eversivo - dice Giovanni Maria Bellu, condirettore dell’Unità - è successo in Egitto e in Medio Oriente. Ma anche qui, dove si possono fare i giornali ma in pochi li leggono. Con il web si possono introdurre contenuti in circuiti differenti.

NAZIONE INDIANA
Il web funziona se è complementare alla realtà - dice Marco Rovelli del collettivo che dà vita al sito Nazione Indiana - non basta mettere “I like” se non si fa qualcosa di concreto nella propria situazione. Il rischio sennò e che il web si trasformi in uno sfogatoio senza alcuna rilevanza.

LA RICREAZIONE NON ASPETTA
Dobbiamo rivoltare la scuola come un calzino - dice la professoressa Mila Spicola -. Il web è una forma che diventa sostanza e poi ritorna forma, non usiamolo in modo vecchio. E' produzione di pensieri. Ora nei blog sulla scuola si dice che bisogna difendere la scuola cambiandola completamente.

LEGGI I POST 


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LA DIRETTA DI IERI

Il compleanno d'Italia

 Francesco Costa
ci riporta al titolo dell'incontro: "Non abbiamo parlato del tema centrale di questo dibattito, l'Unità d'Italia. A me piaceva: ha senso parlarne in internet?". Chiude Concita: "Il tema c'è, lo continueremo online e sul giornale. Questa discussione è stata così interessante che forse ci ha preso la mano. Ma la continueremo ancora. La rete è il mezzo per proporre contenuti molto rivoluzionari che in questo tempo coincide con contenuti molto conservatori. Come mettere in prima pagina il tricolore. La memoria degli anni passati... la storia, le persone che siamo stati per pensarci nel futuro".


Fare palestra di pensiero critico

La provocazione di Concita: Non è vero che chi sta in rete poi non va a votare. Anche questo è politica". Nelle fanzine anni 70  - dice Carlo Infante, "ci sono gli stessi elementi di linguaggio dei blog. La rete è così,  dobbiamo entrarci dentro se vogliamo sopravvivere in questa crisi. Attenti,  la crisi non è finanziaria, sono saltati i modelli sociali economici sociologici. Bisogna saper navigare a vista. E' una crisi di crescita. Il linguaggio delle fanzine, la decostruzione, ci aiuta. Fare palestra di pensiero critico".



Blogger come docenti

Uomomordecane:
"Sto seguendo questo dibattito con un gruppo di amici di Uomoremaligno. Uno mi scrive: i blogger sono i nuovi docenti d'Italia? Sì, sono incompetenti, non pagati e maltrattati dal governo".


Da qui ha cominciato Saviano

"Sono ottimista sul futuro del web - dice Lipperatura - voglio ricordare che Saviano ha postato pezzi della futura "Gomorra" su Nazione indiana, che ha cambiato molto. Onore a Nazione indiana, e non è la sola, che dimostra come l'immaginario si costruisce anche sulla rete".


Forma e sostanza

In Sicilia - dice La ricreazione non aspetta - in piazza c'erano 500 mila persone, non si vedeva tanta gente dalle stragi del '92. Il web è una forma che diventa sostanza e poi ritorna forma. E' produzione di pensieri. Ora nei blog sulla scuola si dice che bisogna difendere la scuola per cambiarla completamente. E si discute come".

Impegno o no?

"Nel mio post sono caustica, ma come persona sono ottimista - dice Malafemmina -  Scendo in piazza perché sento indignazione, è una mia esigenza. Però forse non è quella della maggior parte dei giovani. Molti ambienti, in rete, non sono critici. Quella rabbia che sento dentro probabilmente non coinvolge abbastanza gente per consentire di fare la rivoluzione che ci serve. Salviamo la scuola, educhiamo i giovani. Da lì può nascere la rivoluzione".



Servono a formare opinione

"
I blog hanno una reale importanza - dice Francesco Costa -  contribuiscono a formare opinione. Certo, qui, non servono a fare la rivoluzione o a provocare forti spostamenti elettorali. Servono, ma non da soli". Incalza Leonardo: "Quel che unisce l'Italia, e la rete italiana, è la lingua. Siamo 60 milioni molti di origine straniere, che usano come unica lingua l'italiano. Tunisini e egiziani usano l'inglese. Noi blogger italiani riusciremmo a comunicare come hanno fatto gli egiziani? Temo di no. Una lingua che unisce è una gran cosa, ma rischia di chiuderci rispetto all'estero".

Ci sono tante italie

"Io vivo in una Calabria minore, in un meridione estremo - dice Manginobrioche - trovo straordinaria la possibilità che il web mi dà. Il piccolo che partecipa al grande e si fa portatore di differenze. Sì, ci sono tante italie, mondi che si sfiorano in rete. Sospetto che da qualche tempo si incontrino più sui social network che sui blog."



E' il luogo delle tracce

Scene digitali, Zambardino: "
La rete serve, e non necessariamente a fare la rivoluzione. La rete serve ai neonazisti per  pubblicare le loro cose, al marketing per venderle. E' un mondo reale in cui succedono cose. Viviamola così: è il luogo delle tracce e delle espressioni, bisogna percorrerne la geografia. Attenzione: è un mondo con regole diverse dalle nostre. L'anonimato ci fa impressione? Ma in luoghi dove non c'è libertà è indispensabile. Ci sono blogger che in Iran sono morti in galera".



La rete è strumento eversivo

"Lì dove non c'è libertà, dove non c'è informazione, la rete è uno strumento eversivo - dice Giommaria Bellu, Nemici - è successo in Egitto e in Medio oriente.  Ma è vero anche qui, dove si possono fare i giornali e dove pochi li leggono. Così si possono introdurre contenuti in circuiti differenti da quelli dominanti".



Trovare voci, diventare voci

Attenti, le mie zie ci stanno a sentire - dice Manginobrioches - "Stare qui arricchisce quello che so, quel che posso dire dal verduraio o sull'autobus. Cerchiamo altre voci, diventiamo voci".

Questioni di linguaggio

La questione, dice Ciwati, è "quello che diciamo in rete. Ci vanno molti giovani: e cosa dice la politica ai giovani? La riforma della legge Treu, di cui si discute da 10 anni? Certo, se gli proponiamo quel che la politica mastica tutti i giorni, le riforme costituzionali...",


Perché in Italia non c'è Huffington Post?
"E' vero che la realtà e la virtualità si scambiano posto - dice Concita De Gregorio, Invece - ma dobbiamo capire come funziona davvero. Perché in Italia non ci sono giornali solo online come Huffington Post, un fenomeno così forte?".



La rete lavora su lungo termine

Uomomordecane:
"In Egitto e Tunisia la rete è stata chiusa. Come se fosse uno strumento di organizzazione dei cortei. Ma la rete lavora a tempi lunghi, in Medio oriente era dieci anni che i ragazzi l'usavano. Il noBday è passato dalla piccola cerchia dei blog ai siti, poi ai giornali, poi alla Tv. I blogger non sono una lobby di sfigati. Non sono lobby e non sono sfigati. Dipende quanto riesci a cambiare quello che è intorno a te. I tuoi 30 amici, il tuo qaurtiere, il tuo paese...".


Scuola e violenza

"
La scuola è in declino - provoca Uomomordecane - la scuola pubblica, almeno. Per la prima volta scendono le immatricolazioni all'università. Chi manderemo, allora, a lavorare nel call center?". Ma la rete dà voce a un enorme risentimento: "Certo, il rischio è che uno si senta appagato - dice Leonardo - Ma la rete dà anche  voce a un enorme risentimento, pensate all'antiberlusconismo. E' un grande sfogo. Forse anche per questo oggi viviamo in un mondo meno violento".


Il web di massa

"Per i giovani - dice Vittorio Zambardino, Scene digitali - la rete è un modo di vita, siamo noi che non lo capiamo, a volte. La rete è efficace, Facebook e Twitter tra i ragazzi sono il web di massa".

Impegno online e vita reale

"Capisco l'impegno - dice Concita De Gregorio - Ma quando vedo i miei figli ore e ore davanti al computer un po' mi arrabbio. Mi viene l'ansia. Ragazzi, fuori c'è il sole".

Un nuovo modo di comunicare

"Bisogna stare sul pezzo - dice Malafemmina - il rischio è che quando si twitta tutto il giorno ci si sente impegnati: non vado in piazza ma segui la diretta in streaming,... si crea un meccanismo nevrotico. Penso che tra qualche anno sarà uno dei pochi modi in cui interagiremo".


La questione delle differenze

E' d'accordo Carlo Infante, massmediologo. "La rete permette di far emergere le differenze. L'unità, quasi più di Repubblica, riaggrega umori. Ma bisogna far altro. Solo qui si possono esprimere le mille diversità dell'Italia. Che è, appunto, il paese delle differenze.



Quanto pesano i blogger?



Con mezz'ora di ritardo per problemi tecnici la discussione è cominciata. L'ha introdotta Cesare Buquicchio presentando i blogger e cominciando con la prima domanda: tra le tante divisioni dell'Italia c'è anche quella della rete? A ripondere per primo è Piovonorane. "La metà degli italiani - dice - non ha mai aperto internet, e molta parte dell'altro 50% lo usa solo per le mail, qualche notizia, le utility... Il peso dei blog è bassissimo in un mondo di scarsa cultura digitale. Ma provare a lanciare dibattiti, temi, ragionamento è quasi un dovere civile.




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Non ci è voluto molto per solleticare lo sguardo “traverso” dei blogger sull'Unità d'Italia. Così ecco Francesco Costa (LEGGI) interrogarsi sulla reale necessità di imbarcarsi in una lotta impari per cambiare questo Paese. “Perché dovremmo fare l’Italia? Non è una domanda retorica: qual è la ragione per cui, nel 2011, col resto del mondo a un tiro di schioppo, bisognerebbe restare in un posto in cui siamo nati per puro caso e impiegare trent’anni a combattere – e perdere, magari – battaglie che altrove sono già state vinte e date per scontate da tutti?” si domanda amaro Costa. Ci sono i suoi lettori a rispondergli di getto (ecco la forza dei blog) e a ricordargli che “da altre parti sono state vinte perché qualcuno le ha combattute finché è riuscito ad avere la meglio!” come scrive con buon piglio Marco. Ma la discussione è solo all'inizio.

Da quello che è stato premiato come migliore blog erotico del 2010 ecco un intervento “sexy”. Malafemmena (LEGGI), infatti, scrive sensuale e mai così seria: “Rappresenterò quella parte della rete che vuole costruire un paese migliore con il disimpegno perché, va bene, the revolution will not be televised, però anche il web ci rende pigri nell’essere italiani, che basta stare sul pezzo per essere presenti, che ritwitto tutto, ma non vado alla manifestazione perché ho le partite su mediaset premium, ma seguo la diretta streaming, che guardo Saviano e Fazio allora sto partecipando al nuovo risorgimento, che sono a favore della festa il 17 marzo, ché l’Unità d’Italia è sacra, però un euro agli alluvionati del Veneto no, perché a loro fa comodo fare i leghisti federalisti quando serve...”. Altri ottimi spunti per affrontare la discussione di domenica.

Loredana Lipperini su Lipperatura (LEGGI) guarda all'Italia con lo sguardo di una delle tante donne che hanno ripreso a lottare in e per il nostro paese e scrive che “è fondamentale convogliare quello che si muove da anni nella rete. Che è stata, ed è, la nostra forza. Non è casuale che gli attacchi che vengono da altri media abbiano come obiettivo le donne che lavorano nel web, e che il web medesimo, come potete dedurre dai commenti al post di ieri, sia sotto monitoraggio. Anche per questo motivo, per ragionare su come il movimento delle donne abbia ripreso forza grazie a Internet, parteciperò domenica mattina a un evento organizzato da L’Unità...”.

Anche vestito di bianco, rosso e verde di UomoMordeCane non perde la verve e snocciola la sua visione d'Italia: “A proposito di leghismi, ricordo Borghezio quando disse: 'Garibaldi? Un amico dei mafiosi'. A me non fece tanto specie quella dichiarazione quanto l'immediata smentita di Berlusconi: 'Mai avuto contatti con Garibaldi'...”. Ma è solo una delle battute di riscaldamento': le altre leggetele qui. (LEGGI)

Leonardo, da buon prof, la guarda dal punto di vista della lingua, la nostra lingua, l'italiano che ha giudicare da quanto la usiamo (anche a sproposito) è in ottima salute (LEGGI). Ma da 'decano' dei blogger Leonardo indulge anche in una profonda autocritica proprio del provincialismo italico dei commentatori del web: “Non siamo in generale, noi blog italiani, terribilmente provinciali? Internet poteva servirci a conoscere il mondo, ma il più delle volte ci serve a specchiarci in noi stessi. Ci troviamo gli stessi dibattiti che affliggono la nostra piccola tv italiana, i nostri piccoli quotidiani...”.

Giuseppe Civati si limita ad un invito “Chi non si collega, non festeggia l'Unità” (LEGGI) mentre le zie di Manginobrioches “raccontano sempre la storia del generale Garibaldi, dello stivale e dell'Aspromonte che lo ospitò, anzi lo accettò perché è una montagna vecchia e suscettibile, ma che sa benissimo di trovarsi in un punto di quello stivale: la parte per il tutto, e il tutto per la parte. Le zie non lo sanno, ma il loro Risorgimento senza fine sta tutto lì” (LEGGI).

Bisognerebbe discutere a lungo anche su quello che scrive Randomante (LEGGI) con la sua top tre dei momenti in cui “veramente” ci sentiamo italiani: “Quando gioca l’Italia. Quando arrivano gli immigrati sui barconi. Quando andiamo in viaggio all’estero”. Ma questi sono solo i primi post dei nostri invitati all'incontro di domenica: non è che l'inizio...

-APPUNTAMENTO DOMENICA 13 MARZO SU UNITA.IT -

Unità d'Italia, tutti sull'attenti! Tutti... tranne noi. Noi, che di unità siamo esperti, vogliamo festeggiare il 150esimo a modo nostro. Presto vi presenteremo «I nuovi Mille», mille Italiani per un nuovo Risorgimento, donne e uomini che ogni giorno, silenziosamente, faticano per costruire un Paese migliore.

E poi vogliamo raccontarvi l'Italia aprendoci al web e ai lettori. Abbiamo invitato in redazione i maggiori blogger italiani domenica 13 marzo dalle ore 11 alle 13. Ci faremo raccontare l'Italia (unita?) vista da loro. Guarderemo il nostro Paese attraverso i loro occhi politicamente scorretti: quelli di Metilparaben, brillante blogger premiato come “Blog Rivelazione 2010”, o quelli di Alessandro Gilioli (Piovono Rane, blogger dell'anno).

E con loro Vittorio Zambardino (Scene Digitali, lo storico blog de “La Repubblica”), Spinoza (miglior blog 2010), Uomomordecane (il «cattivo più temibile della blogosfera 2010»), Leonardo Tondelli (Leonardo, miglior blog d'opinione), Malafemmena (miglior blog erotico 2010), Luca Sofri e Francesco Costa del Post (miglior blog giornalistico dell'anno), due tra i principali blog letterari italiani: Nazione Indiana con Marco Rovelli e Loredana Lipperini (Lipperatura), Giuseppe Civati (Ciwati, tra i migliori blog politici italiani) e tanti altri.

Auspichiamo che ne venga fuori un bel dibattito: serrato, brillante e possibilmente non incentrato sul solito tema «berlusconi sì-berlusconi no». Tenteremo anche di dar voce ai nostri lettori e di riportare nella nostra discussione i temi e le osservazioni che ci pongono quotidianamente in rete.

L'incontro sarà moderato da Concita De Gregorio (Invece) e da Giovanni Maria Bellu (Nemici). Potrete seguirlo in live streaming domenica mattina (dalle 11) sul nostro sito Unita.it. Domenica pomeriggio pubblicheremo un report con video e foto. E poi usciremo nuovamente sul giornale cartaceo con numerosi approfondimenti. Abbiamo bisogno del vostro contributo, mandateci le vostre domande e osservazioni.

SEGUITE LA DIRETTA VIDEO/TWITTER/FACEBOOK SU UNITA.IT
MANDATE LE VOSTRE DOMANDE A UNISCITI@UNITA.IT