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Grillo: «Pagare per interviste?
Come per un funerale, ma lecito»

grillo
15 agosto 2012
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A Beppe Grillo brucia il risalto dato alla vicenda dei consiglieri regionali emiliano-romagnoli, incluso il rappresentante del Movimento 5 Stelle, che hanno pagato tv per avere spazi e interviste. Così nel suo blog dapprima contrattacca, senza accennare al caso, e con sprezzo del senso delle misure e delle tragedie paragona la televisione e la radio italiane alla radio delle mille colline rwandese che nel '94 incitava al genocidio in cui morì un milione di persone. Più tardi, nel pomeriggio di Ferragosto, entra nel merito delle interviste pagate dai consiglieri: «Pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito».

Prima di intervenire sulle interviste, il leader del movimento scrive: «Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie 'copia e incolla' e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle. Danno spazio a personaggi che non intervisterebbe neppure un giornalino scolastico, scavano nel passato e osservano con una gigantesca lente di ingrandimento il presente dei consiglieri 5 Stelle per trovare il più piccolo indizio per dimostrare che il M5S è uguale agli altri, peggio degli altri e, se messo alla prova, ruberebbe più di qualunque partito. Nulla gli è perdonato, soprattutto l'onestà».

Il leader dell' M5S non parla delle interviste tv comprate anche dagli esponenti del movimento cinque stelle in Emilia, anzi evita proprio l'argomento. «Il segnale dell'inizio delle ostilità - scrive Grillo - è stata la vittoria di Parma. Da allora, l'informazione italiana ha un solo bersaglio, il M5S. Chi ne fa parte è diventato un illuso o uno scarafaggio, un 'cafard' da denigrare, da eliminare dalla vista degli italiani». Poi, con notevole sprezzo del senso delle proporzioni, il paragone con una tragedia di ben altre dimensioni e drammaticità per il genere umano: «La Radio Televisione Libera delle Mille Colline Italiana - scrive Grillo - sta facendo a tempo pieno il suo sporco lavoro per garantire la continuità del Sistema alle prossime elezioni politiche. È necessario 'tagliare la cima degli alberi alti' per mantenere l'attuale classe politica al potere. Un'informazione simile a quella del Rwanda nel 1994. Qui siamo più civili. Non usiamo il machete. Gli avversari si diffamano, si isolano, si mandano in esilio come Ingroia. Solo come extrema ratio si eliminano, ma è una soluzione che presenta un prezzo molto alto da pagare all'opinione pubblica. La Radio delle Mille Colline rwandese aveva un solo speaker, quella italiana ne ha un numero quasi infinito, non sono di destra o di sinistra, sono servi ed eseguono gli ordini. Spesso si accontentano di poco per i loro pezzi, 15, 20 euro al massimo. Una elemosina per vendersi l'anima. C'è chi fa carriera sull'Odio 5 Stelle, si specializza, si industria in comparsate televisive, tiene una rubrica sui giornali on line, pubblica libri per spiegare che è solo un'operazione commerciale, un tentativo di un guitto in cerca di visibilità, un esperimento basato sul nulla, un attentato alla democrazia».

Dopo il Rwanda, il paragone con una vittima di mafia che ha pagato con la vita la sua battaglia: «Falcone, al tempo del maxi processo, ebbe a dire che gli sembrava che gran parte dei siciliani stesse assistendo a un incontro tra la Procura di Palermo e la mafia come degli spettatori dagli spalti. Qualche volta ho un'impressione simile. Mi trovo in un'arena con gli altoparlanti che incitano gli avversari, ma anche il pubblico, a colpire il MoVimento 5 Stelle, causa di tutti i mali, concentrato di populismo e demagogia, unico vero problema dell'Italia. Di quest'Italia marcia... Ci vediamo in Parlamento. Sarà un piacere».