Berlusconi: «Mi dimetto dopo le misure Ue»

Berlusconi ha incontrato Napolitano. Si dimetterà dopo la legge patto di stabilità. Allunga i tempi. Al Tg5: «Poi possibili solo elezioni, non c'è più maggioranza» (VIDEO). Il suo biglietto: "Dimissioni. Traditori" (FOTO) | Cosa c'è nella Legge di stabilità. L'opposizione: accelerare | Voto sul rendiconto: solo 308 voti a favore | Leader Lega al premier: «Fatti da parte» (VIDEO). Il Senatùr: «passo laterale» | Berlusconi scova gli 11 "traditori": i loro nomi
8 novembre 2011
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La maggioranza non c'è più: solo 308 voti

Berlusconi al Tg5: legge di stabilità, poi elezioni IL VIDEO

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Legge di stabilità, l'opposizione: accelerare

BERLUSCONI AL COLLE: VIA DOPO LEGGE STABILITA'
IL QUIRINALE: FAREMO LE CONSULTAZIONI

Dopo lo smacco alla Camera che prova l'assenza di una maggioranza, Silvio Berlusconi annuncia a Giorgio Napolitano che si dimetterà una volta approvata la legge di stabilità promessa all'Europa, ma chiede «elezioni subito». Punta a gennaio, in altri termini. Il capo dello Stato, Costituzione alla mano, lo stoppa, non intende anticipare i tempi e vuole seguire l'iter previsto in caso di crisi: consultazioni e verifica di maggioranze alternative. Intende avvalersi di tutte le prerogative che gli concede la Carta costituzionale. D'altronde oggi è emersco chiaramente: la Lega non sostiene fino in fondo il premier. Bossi gli ha chiesto esplicitamented di passare il timone ad Alfano.

Dopo lo schiaffo di Montecitorio, il capo del governo si riunisce con i vertici del Pdl e della Lega. Ripete di puntare al voto e sottolinea che in Parlamento nessuno ha la forza per sfiduciare la maggioranza. Per il resto Berlusconi ascolta le proposte e i suggerimenti di ministri e dirigenti. Più d'uno torna a suggerirgli la soluzione già prospettata qualche sera fa: annunciare le dimissioni solo dopo il varo delle misure promesse all'Europa. Di fronte all'ipotesi prospettata da Napolitano di ritornare a Montecitorio per verificare se abbia o meno la fiducia del Parlamento, Berlusconi deve riconoscere di non avere più una maggioranza alla Camera. E così mette sul piatto l'escamotage studiato per sbarrare la strada a governi alternativi: dimettersi dopo il varo del pacchetto anti-crisi. Un sistema per guadagnare tempo. Il Quirinale certifica però gli impegni presi da Berlusconi, a cominciare dalle dimissioni formali. In una nota, il Colle ribadisce che qualsiasi decisione sarà presa al termine delle consultazioni, «dando massima attenzione alle posizioni di ogni forza politica», di maggioranza e di opposizione.

BOSSI AL VERTICE IN CAMICIA VERDE
Camicia verde per Bossi, e look molto informale per Maroni, con camicia ampiamente sbottonata e scarpe da tempo libero, al vertice a Palazzo Grazioli. L'abbigliamento in questo caso è anche un messaggio politico.

BOSSI: CHE SUCCEDERA'? INTERVISTATE NAPOLITANO
Che cosa succederà dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi? Alla domanda dei cronisti, ai quali si aggiunge anche una troupe televisiva straniera, in un primo momento Umberto Bossi non risponde. Poi aggiunge polemico, indicando con la mano i reporter stranieri: «Andate a fargli intervistare il presidente della Repubblica». E si infila in auto, con il capogruppo Marco Reguzzoni, diretto a Palazzo Grazioli.

VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI
Si tiene un vertice a palazzo Grazioli.

BERLUSCONI, MI DIMETTO, POI AL VOTO
Berlusconi al Tg5 via telefono dopo aver incontrato Napolitano: non c'è una chiara maggioranza - ammette - dopo l'approvazione della legge di stabilità, che avrà le richieste dell'Ue in un emendamento, darò le dimissioni: vedo possibili solo nuove elezioni. No quindi a qualunque ipotesi di governo tecnico. «La Camera dei deputati è paralizzata - ha aggiunto - in Senato, invece, il centrodestra ha ancora la maggioranza». «Dopo il voto di oggi sul rendiconto sono andato dal presidente della Repubblica ed ho esposto la mia visione e ho chiesto che in Parlamento l'opposizione consenta il varo urgente delle misure inserite nella legge di stabilità», sono le parole del premier sulla legge di stabilità. «Dobbiamo dare ai mercati la dimostrazione invece di fare sul serio e credo che questa sia la prima cosa di cui dobbiamo occuparci. Dopo di che vengono le altre cose, chi guida o chi non guida il governo», ha detto ancora.

BERLUSCONI, IMPENSABILE AL GOVERNO
CHI HA PERSO ELEZIONI

Al Tg5 il premier per escludere ipotesi di governo tecnico ha anche detto: "La fase che si aprirà dopo l'approvazione della legge di Stabilità e le dimissioni del premier attiene «alle responsabilità del Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni», ma «la situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi» dal voto sul Rendiconto di oggi in Parlamento «conferma la fotografia esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così".

BERLUSCONI PER UN'ORA DA NAPOLITANO
Il colloquio del premier con Napoiltano è durato circa un'ora. 

BERLUSCONI. TEMPI LUNGHI

I tempi di Berlusconi, 10-15 giorni per arrivare all'approvazione della legge di stabilità (c'è da scrivere l'emendamento sulle indicazioni della Ue), poi al via le consultazioni. Prolunga l'agonia.

MENTANA: BERLUSCONI SI DIMETTE
DOPO VOTO SU LEGGE DI STABILITA'

Enrico Mentana al Tg7: Berlusconi al Quirinale non si è dimesso ma ha detto che dopo il voto sul patto di stabilità (quello che prevede di non spendere, blocca le spese pubbliche per rispettare i parametri del debito) darà il via alle consultazioni.

FERRARA: BERLUSCONI NON SA COSA FARE
Il presidente del Consiglio «è incerto, non sa cosa fare». L'ha detto Giuliano Ferrara al Tg3, raccontando di avere parlato con Berlusconi subito dopo il voto sul rendiconto. Tra le opzioni, «fare un appello alle opposizioni per misure anticrisi immediate, contro l'aggressione che a questo punto credo sia eterodiretta, al debito pubblico italiano», ha spiegato il direttore del Foglio. Dopo il via libera a «un decreto o alla legge di stabilità» Berlusconi darebbe poi «la propria disponibilità a dimettersi in cambio di una prova di maturità del nostro sistema politico, vale a dire le urne».

BOSSI: BERLUSCONI DIMETTITI, PASSA AD ALFANO
Il leader della Lega, Umberto Bossi, nel vertice a Palazzo Chigi ha chiesto a Silvio Berlusconi di dimettersi per lasciare spazio a un governo guidato da Angelino Alfano. Il premier però ha rispedito la richiesta al mittente, intenzionato a resistere. Berlusconi ha ribadito di voler essere sfiduciato in Parlamento. Alla fine della riunione di Chigi una fonte della Lega spiega: «È finita ma lui non vuole dimettersi, speriamo che Napolitano lo faccia ragionare».

VOCI IN PARLAMENTO: PREMIER CHIEDERA' FIDUCIA
SU LETTERA ALLA UE E RICHIESTE BCE

Una nuova agenda di governo improntata sui contenuti della lettera inviata all'Europa e sulla richieste della Bce, su cui chiedere la fiducia alla Camera. Sarebbe una delle ipotesi «sul tavolo» a cui starebbe pensando Silvio Berlusconi. Tra i parlamentari circola questa voce. Berlusconi, direbbero, non va al Quirinale per annunciare dimissioni (o almeno non oggi) ma per dire al presidente della Repubblica che prende atto della situazione, ma che vuole comunque una verifica ulteriore. Cioè chiedendo la fiducia alla Camera sulla lettera all'Europa.

BOSSI: BERLUSCONI DECIDERA' AL QUIRINALE
Berlusconi va a dimettersi? «Aspettiamo qualche minuto. Deciderà cosa fare al Quirinale». Lo ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi, conversando con i giornalisti alla Camera. La Lega, ha ricordato il Senatùr, è pronta ad appoggiare Alfano.

BERLUSCONI DIRETTO AL QUIRINALE
Il presidente del Consiglio ha lasciato Palazzo Chigi diretto al Quirinale. Lo accompagna il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.

BERLUSCONI: AL COLLE. NON PER DIMISSIONI?
Il premier salirà al Colle, ma non intenderebbe dimettersi. L'orario aggiornato, secondo altre agenzie, sarebbe le 18.45. La situazione è molto fluida.

VITALI, 'FEDELISSIMO': PASSO INDIETRO
Luigi Vitali, del direttivo Pdl alla Camera, fedelissimo berlusconiano, chiede a Berlusconi un passo indietro. «Su un voto fondamentale la maggioranza si è fermata a quota 308. Di fronte a questi numeri ci sono atti consequenziali da adottare perché vi deve essere un faro insostituibile per un politico: il bene e l'interesse del Paese».

BERLUSCONI: ALLE 18.30 AL COLLE
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dovrebbe recarsi al Colle intorno alle 18.30. Lo riferiscono fonti di governo alle agenzie. Altri lanci confermano: per quell'ora lo attende Napolitano.

BERLUSCONI SU UN FOGLIETTO: MI DIMETTO
«Prendo atto, rassegno le dimissioni». È una delle opzioni che il Silvio Berlusconi annota su un foglietto di carta - fotografato dall'Ansa - durante i lavori della Camera. Sul foglio c'è anche appuntato «ribaltone», «voto»,«presidente Repubblica» e «una soluzione». Quindi, in sostanza: «308 (-8 traditori). Prendo atto ribaltone, trovare soluzione, dimissioni al presidente della Repubblica».

ANCHE I CAPOGRUPPO LEGHISTI A PALAZZO CHIGI
All'incontro di governo di Palazzo Chigi sono presenti anche i capigruppo leghisti di Camera e Senato, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo.

BRUNETTA: GIOCO PRESTIGIO DELL'OPPOSIZIONE
Per il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta «la decisione di non partecipare al voto è l'ennesimo gioco di prestigio di una opposizione che è e rimane minoranza ma che si annette gli assenti per sembrare più grande. Nessuno vuole negare che oggi la maggioranza abbia subìto una contrazione. Ma la minoranza non deve dimenticare che per sostituirsi a Berlusconi occorre assai più dei voti fantasma degli assenti».

L'ASTENUTO STRADELLA, PDL: MESSAGGIO A PREMIER
Dal Pdl dicono che la decisione di Franco Stradella di astenersi al voto sul rendiconto generale dello Stato era inaspettata. «Ho voluto mandare - spiega l'esponente del Pdl - un messaggio a Berlusconi. Deve fare qualcosa, così non si può andare avanti».

ANCHE I CAPOGRUPPO PDL A PALAZZO CHIGI
A Palazzo Chigi, nella riunione di governo d'emergenza con Berlusconi, il leader della Lega Umberto Bossi, i ministri Alfano, Calderoli e Maroni, il sottosegretrio Letta, il legale del premier Niccolò Ghedini ci sono anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, , il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, i coordinatori del Pdl, Ignazio La Russa e Denis Verdini.

BERLUSCONI: C'E' PROBLEMA DI NUMERI
C'è un oggettivo problema dei numeri, ora dobbiamo riflettere su cosa fare. Lo avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi - riferisce l'Ansa - a diversi parlamentari della maggioranza prima di lasciare l'Aula di Montecitorio.

LA RUSSA: ELEZIONI PIU' VICINE
Con il voto di oggi sul rendiconto dello Stato le elezioni antipate più vicine? «Non mi pare che le allontani». Risponde Ignazio La Russa. A chi gli chiede cosa succederà adesso, il ministro della Difesa risponde: «Faremo una valutazione, la decisione sarà collegiale, dovremo sentire anche le valutazioni del Premier, per quello che mi dice la mia esperienza politica serve trovare una soluzione che abbia il consenso popolare». E l'idea di Alfano Premier? La Russa risponde: «Con Berlusconi che fa un passo di lato, certamente avremo un governo che poggia sul consenso popolare».

LA RUSSA ATTACCA L'OPPOSIZIONE: "STRATEGIA FRAUDOLENTA"
Quella usata dall'opposizione sul rendiconto generale dello Stato «è una strategia fraudolenta servita a far risultare con loro anche i voti come quello di Papa, che è in carcere, di Malgeri che era in ritardo e dei 5 scontenti del Pdl». Lo dice il ministro Ignazio La Russa. Per il quale i voti ottenuti «sono quelli che più o meno ci aspettavamo, i voti dovevano essere 310 e in effetti alla fine sono stati 308 perché un nostro deputato si è astenuto e uno è arrivato in ritardo. L'opposizione avrebbe dovuto votare bianco, ossia astenersi con un gesto di resposabilità, così ci contavamo noi ma si contavano anche loro».

MINISTRO ROMANO: SENZA I NUMERI SI VOTA
«Non mi pare ci sia la possibilità di un governo di larghe intese». E' il commento del ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano. «Se non si dovessero avere i numeri alla Camera - ha aggiunto - non c'è alternativa che andare al voto. E se Berlusconi va al voto non c'è ragione per cui il Pdl debba sfaldarsi».

BERLUSCONI DEVE RIFERIRE A NAPOLITANO
L'ha detto anche La Russa: Berlusconi a questo punto deve salire al Colle. Salvo sorprese, il premier dovrebbe andare a riferire da Napolitano.

VERTICE D'EMERGENZA A PALAZZO CHIGI
Berlusconi e Gianni Letta sono a Palazzo Chigi per un vertice d'emergenza. Dopo il voto della Camera sul rendiconto dello Stato è in corso un vertice a Palazzo Chigi tra il premier il segretario del Pdl Angelino Alfano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (Gianni Letta appunto), il ministro dell'Interno Roberto Maroni. È arrivato anche Giulio Tremonti. E c'èil parlamentare e avvocato del premier Ghedini.

BERLUSCONI DELUSO: NON SE L'ASPETTAVA
Forte delusione per chi si è astenuto e amarezza per chi non si è nemmeno presentato. Il primo commento di Silvio Berlusconi al voto sul rendiconto generale dello Stato è di stupore: mi hanno tradito, ma questi dove vogliono andare?, ha chiesto ad un gruppo di esponenti del Pdl riuniti attorno ai banchi del governo nell'emiciclo, leggendo i nomi degli undici che non hanno votato. Il premier non si aspettava, riferisce chi gli ha parlato pochi secondi dopo l'esito delle votazioni, che la maggioranza sarebbe andata sotto i 310.

Vertice alla Camera, subito dopo il voto sul rendiconto generale dello Stato. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è riunito con il leader della Lega Umberto Bossi e con il ministro della  Semplificazione, Roberto Calderoli, nella sala del governo.

L'incontro di Berlusconi con il leader della Lega si è allargato dopo pochi minuti a quasi tutti i membri del governo che erano presenti a Montecitorio per il voto sul Rendiconto.
Nella sala del governo sono infatti arrivati anche Giulio Tremonti, Roberto Maroni, Franco Frattini, Altero Matteoli e Maria Stella Gelmini. Partecipano alla riunione anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti e il segretario del Pdl, Angelino Alfano.

Foto: il biglietto di Berlusconi
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