Aut aut Fornero: «Lavoro,
«riforme con o senza intesa»

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2 febbraio 2012
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Il Governo cerca un accordo sulla riforma del mercato del lavoro, ma se non lo troverà andrà avanti da solo. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, al tavolo con le parti sociali a Palazzo Chigi, cui il premier Monti non ha partecipato.

L'incontro è stato raccontato pubblicamente dalla Cgil in live-twitting su Twitter: polemiche.

Fornero ha chiesto di chiudere la trattativa in due-tre settimane e ha ipotizzato un nuovo incontro con sindacati e imprese tra 10 giorni, non escludendo anche incontri separati e gruppi di lavoro. Inoltre il governo vuole distinguere tra flessibilità buona e cattiva e sulla riforma delle pensioni chiarisce: non si tocca e non si torna indietro perchè ha ridotto lo spread. Il governo «vuole dialogare» con le parti sociali, ma farà di tutto per non perdere il treno della riforma del mercato del lavoro, ha chiarito Fornero. Insomma l'esecutivo andrà avanti con o senza l'accordo con le parti sociali. «Il governo sa e farà di tutto per prendere il treno - ha spiegato - .Se lo facciamo insieme saremo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Secondo Fornero, inoltre, l'incontro di oggi «non è rituale perchè l'Europa, i mercati, noi e voi sappiamo che questa è l'occasione per fare cose buone per il mercato del lavoro». «Saremo giudicati - ha poi detto - dagli italiani che hanno subito esclusioni e non hanno avuto prospettive, appiattendosi su precarietà e basse aspirazioni».

L'obiettivo complessivo della riforma «non è aiutare i lavoratori a discapito delle imprese o viceversa», il disegno «è di grande repiro». L'esecutivo vuole «rafforzare la posizione dei lavoratori, sia di quelli che già hanno un lavoro che di quelli che lo cercano». Fornero ha poi detto che il governo vuole «distinguere tra flessibilità buona e cattiva (in entrata e in uscita)». Se la flessibilità «buona» sarà il perno della discussione «tutto risulterà più facile», ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. «Se ci sarà da tutti buona volontà allora ci sono buone possibilità di un buon lavoro», ha aggiunto.


«Siamo in recessione», ma «questo non vuol dire che non dobbiamo salire sul treno» della riforma del mercato del lavoro, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, chiudendo l'incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi sul mercato del lavoro. «Nel pensare al futuro - ha aggiunto Passera - non possiamo dimenticarci la realtà e che cosa significa per imprese e lavoratori. Il lavoro è una parte molto importante».

Tante, secondo Bonanni, «sono le questioni da approfondire». Uno degli obiettivi, ha sottolineato, «è quello di incrementare l'occupazione giovanile con il superamento della flessibilità negativa, con più formazione, con il rilancio dell'apprendistato e l'incentivazione delle assunzioni. Su questo - ha scandito - la Cisl sarà rigorosissima». Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti «nel 2012 avremo 250 mila posti di lavoro in pericolo. Questa emergenza va affrontata con razionalità e urgenza». Gli obiettivi posti dal governo, ha aggiunto, «sono condivisibili e sono d'accordo con l'idea di concentrare la discussione su metodi e strumenti per raggiungere questi obiettivi», «però - ha sottolineato - oggi abbiamo l'emergenza occupazione». «Siamo pronti a condividere con il governo la riforma del lavoro ma senza un parallelo piano di sviluppo per il Paese non riusciremo a creare occupazione», ha detto infine il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella.

«Creare posti di lavoro è l'obiettivo primario del governo», ha detto il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, intervenuto alla trasmissione 'La telefonata'. Mario «Monti ha giustamente detto dall'inizio, e tutti siamo d'accordo - ha affermato il ministro commentando le affermazioni di ieri sera del premier sull'articolo 18 »dannoso« e che »crea apartheid« - che il mercato del lavoro è fatto di persone molto garantite e di persone troppo poco garantite, che sono quelle fuori. L'apartheid è proprio il concetto di un mondo diviso in due: chi è fuori è fuori e ha pochissime tutele. Bisogna quindi - ha continuato Corrado Passera - lavorare sulla riduzione dell'abuso del precariato, che nel nostro Paese è certamente una realtà. Dall'altra parte ci sono regole che in effetti rendono difficili l'entrata regolare nel mondo del lavoro, perché in taluni casi le tutele sono eccessive. La voglia di superare questa situazione per creare posti di lavoro, facilitare l'introduzione di giovani, è l'obiettivo primario del governo». «Oggi - ha ricordato - abbiamo la seconda sessione di un tavolo molto importante che il ministro Elsa Fornero sta coordinando e anche questo (l'articolo 18,ndr) sarà uno dei temi. Non sarà l'unico dei temi: l'obiettivo è creare posti di lavoro, facilitare l'entrata, tenere naturalmente conto che il mondo è sempre meno fatto di cose programmabili a lungo termine e quindi sempre di più bisogna essere capaci di ri-prepararsi a nuovi lavori e a nuove occasioni. Non possiamo però anticipare adesso l'esito del tavolo, sarebbe sbagliato».

La possibile abolizione della cassa integrazione va trattata con una riforma degli ammortizzatori sociali, ha poi spiegato Passera. «Non si può lavorare sulla cassa integrazione - ha affermato - se non si lavora sugli ammortizzatori sociali». «Sarà il ministro del Welfare Elsa Fornero - ha premesso il ministro rispondendo ad una domanda sulla possibilità di abolizione della Cig - a parlarne. Il tema del mercato del lavoro, del mondo del lavoro, è tutto integrato. Non si può parlare di flessibilità in uscita senza parlare di ammortizzatori sociali, in parte retaggio di abitudini chiaramente sbagliate: con la cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga, si finisce certe volte per tenere in vita situazioni che non avrebbero giustificazione. Chiaramente - ha sottolineato Corrado Passera - non si può lavorare sulla cassa integrazione se non si lavora sugli ammortizzatori sociali. L'Italia ha queste forme di assistenza e poi ha invece un'insufficiente garanzia in termini di sussidi di disoccupazione, di politiche attive per creare occasioni di lavoro».