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Speciale Elezioni 2013

Finocchiaro: Di Pietro ormai è fuori

finocchiaro
Di Andrea Carugati
21 luglio 2012
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«Mentre lo spread arriva a 500 e la crisi non accenna a placarsi, il Pdl insieme alla Lega costringe il Senato a baloccarsi su una riforma costituzionale che nasce morta, che non avrà mai i numeri per diventare legge», dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd.

«Direi che è il primo effetto visibile del ritorno di Berlusconi, un tentativo disperato di utilizzare gli ultimi mesi in cui sono maggioranza in Parlamento per fare un po’ di propaganda sul presidenzialismo. In tutto questo vedo solo un incredibile cinismo sulla pelle degli italiani».

Crede che il governo corra dei rischi a causa di questa “doppia maggioranza”?

«Sono preoccupata. Ho molti dubbi sulla lealtà del Pdl nei confronti del governo. Il fatto che si ricostituisca la maggioranza di Berlusconi può non avere conseguenze sul governo? È stata messa in movimento una iniziativa irresponsabile, e temo che porterà frutti avvelenati».

Il Pdl sostiene che il presidenzialismo sia la migliore delle riforme possibili e vuole accusarvi di averlo sabotato.

«Se avessero davvero voluto costruire un percorso condiviso sul presidenzialismo, si sarebbero comportati in modo assai diverso. Noi abbiamo chiesto più volte che almeno si salvasse con uno stralcio la riduzione dei parlamentari, ma il Pdl si è opposto».

Di Pietro ha rilanciato i suoi attacchi al Colle, sostenendo che Napolitano sta «tradendo» la Costituzione.

«Quello che sta facendo è inaccettabile. In queste condizioni non è neppure pensabile l’ipotesi di un’alleanza elettorale con l’Idv. Secondo me le sue parole dimostrano che di Pietro ha già fatto scelte di altro genere per le prossime elezioni».

Lui sostiene di non voler rompere con il Pd, ma non vuole rinunciare a criticare il Quirinale per le telefonate con Mancino per il ricorso alla Consulta. Lei ravvede qualche errore da parte del Colle?

«Le iniziative del Quirinale si muovono dentro le regole costituzionali e mirano esclusivamente a preservare le attribuzioni della presidenza della Repubblica. Non so se Di Pietro si rende conto che in questa fase attaccare il Presidente, che è stato l’ancora di salvezza dell’Italia anche rispetto alla comunità internazionale, non è una mossa da leader politico ma da incendiario. Da chi ritiene che assecondare le spinte populiste può portare a casa un bottino personale di tipo propagandistico, costi quel che costi. Purtroppo, in un momento in cui alle forze politiche è richiesta generosità per garantire la tenuta democratica e sociale del paese, Di Pietro non è il solo a fare queste scelte irresponsabili. Ma io credo che gli italiani lo capiranno».

E tuttavia non crede che queste polemiche oscurino il merito dell’indagine sulla trattativa stato mafia?

«C’è un enorme bisogno di verità. Se Paolo Borsellino è morto perché c’era qualcuno che trattava un accordo di non belligeranza con la mafia, il Paese lo deve sapere. Ma io non rintraccio un solo atto compiuto dal Colle per ostacolare la ricerca della verità».

Lei ha colto un certo smarrimento del popolo del Pd su queste telefonate intercettate? Non teme che il Pd possa essere visto come una forza che non si batte per la verità?

«Credo proprio di no. Sia il procuratore Messineo che il procuratore Ingroia hanno detto che il contenuto di quelle telefonate tra Napolitano e Mancino è del tutto irrilevante, tanto da non essere inserite nel fascicolo d’indagine. Mi spiega perché qualcuno deve sostenere in modo truffaldino che in quelle conversazioni ci siano delle trame contro l’accertamento della verità? A me sembra un grande regalo alla mafia e a chi non serve con fedeltà lo Stato».

Sulle unioni gay il Pd ha molto polemizzato. E tuttavia la posizione di Bersani sul modello tedesco è molto avanzata e condivisa ormai da tutti, compreso Fioroni. Perché tanta tensione?

«Certamente è un nervo scoperto. Ma sono soddisfatta per la soluzione trovata. È una proposta che può essere perseguita e condotta in porto».

Crede che il partito sarà unito sul modello tedesco per le coppie di fatto?

«In questi mesi molta strada è stata fatta, anche grazie al lavoro svolto dal comitato sui diritti. Ricordo che la questione partì da una norma sulla successione per i conviventi in una finanziaria del governo Prodi. In 5 anni siamo arrivati al modello tedesco, dentro un partito nuovo in cui ci si è confrontati e ascoltati in modo serio. Non è un piccolo risultato».

Il Pd ha discusso molto anche sul tetto dei tre mandati per i parlamentari. Renzi e i giovani premono, lei come la vede?

«Per quello che mi riguarda, mi rimetto alla volontà del partito. Guido il gruppo del Senato dal 2006 e le posso comunque assicurare che un gruppo parlamentare per essere efficace e competitivo non può essere composto solo da matricole. Serve una miscela sapiente di competenze e freschezza, altrimenti non funziona. Ci vuole “professionalità”, e per acquisirla non basta un’intera legislatura».