Foto e video talmente espliciti da lasciare immaginare che subito primao subito dopo siano avvenuti atti sessuali. I tabulati telefonici del cellulare di Ruby che inchiodano la sua presenza ad Arcore non solo il 14 febbraio 2010, unica data da lei ammessa, ma anche il 4 e il 5 aprile (Pasqua e Pasquetta), il ponte della Liberazione (24-25-26 aprile) mentre Berlusconi compariva alla Scala al fianco del presidente Napolitano dicendosi «radioso» e poi scappava a casa dove, ad una cena informale, partecipava anche Vladimir Putin con alla vista accordi su gas e reattori vari. Infine il primo maggio.
Insomma norile. In ottobre, quando il caso Ruby fece irruzione sulla scena giudiziaria e politica, a un investigatore scappò detto: «Che tipo di prove possiamo trovare dopo mesi dai fatti? Probabilmente qualcosa è sfuggito anche alle indagini difensive dei legali che forse non hanno potuto controllare tutto». Due mesi e mezzo dopo quelle prove diventano decisive, quasi schiaccianti, tanto da convincere una toga assai cauta come il procuratore Edmondo Bruti Liberati, a chiedere il giudizio immediato, un rito che l’accusa richiede solo quando ha la certezza di poter sostenere il dibattimento con le prove già acquisite tanti da ritenere superflue altre indagini. Solo un’altra volta, A Milano, è stato chiesto il giudizio immediato: 1993, tangenti Enimont, processo Cusani, allora la prova evidente era la sua confessione.
In ambienti investigativi si parla di «prove documentali evidenti». Il procuratore smentisce anche questo.Ma è più che lecito pensare che le prove documentali siano foto e video recuperati dal cellulare e dal pc di Ruby. Materiale che la stessa ragazza avrebbe girato e scaricato e che poi avrebbe provveduto a cancellare. Senza sapere però che la polizia postale, delegata dalla polizia giudiziaria di Milano, può recuperare qualsiasi tipo di file cancellato. Sulla base di questo materiale si fonda l’accusa di prostituzione minorile. Segno che incrociando il dato certo della presenza di Ruby ad Arcore sulla base delle celle telefonica con le immagini esplicite e osè di quella serate, i bunga bunga - sorta di ammucchiate sessuali - sono stati per davvero il sale delle serate di Arcore. Altro che barzelletta o scanzonati modi di dire.
Nel comunicato della procura si legge che «è stato notificato all’onorevole Silvio Berlusconi ed ai suoi difensori invito a comparire corredato dalla dettagliata indicazione delle fonti di prova per le ipotesi a lui ascritte». Il premier e gli avvocati Ghedini e Longo hanno già potuto vedere le prove. Non tutte, di sicuro quelle sufficienti per giustificare l’invito a comparire (venerdì 21 o nelle 48 ore successive). «Nessun atto sessuale» diconosmentendo ogni ricostruzione e attaccando la procura anche per difetto di competenza funzionale (secondo le difese la competenza è del Tribunale dei ministri) e territoriale (Arcore è nel distretto di Monza). Vedremo se Berlusconi accetterà di rispondere alle contestazioni del sostituto Sangermano, degli aggiunti Forno e Boccassini e del procuratore Bruti Liberati.
Sarebbe la seconda volta nella sua vita che accetta di farlo. L’altra fu nel 1994 davanti si trovò Antonio Di Pietro, era l’epoca di mani Pulite. Poi ha sempre delegato gli avvocati. La scelta del giudizio immediato è, a ben vedere, anche una forma di tutela per la privacy dell’indagato. Dopo l’interrogatorio, il fascicolo con la richiesta andrà al gip che deciderà in solitudine, senza le parti, se andare al dibattimento oppure no. Un’udienza siffatta eviterà il deposito degli atti e la relativa macelleria mediatica che ne potrebbe derivare rendendo pubbliche prove che, invece, si vogliono tenere riservate. Almeno fino al dibattimento.