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Ferrante: senza l’acciaieria chiudono Genova e Novi

Il conto alla rovescia, in una città martellata dall’afa, continua col tribunale che lavora ad un ritmo ridotto, ancora blindato da camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza.
ilva
Di Salvatore Maria Righi
7 agosto 2012
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Il conto alla rovescia, in una città martellata dall’afa, continua col tribunale che lavora ad un ritmo ridotto, ancora blindato da camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Tutti attendono il verdetto del riesame, atteso domani anche se il termine massimo è giovedi, i giudici sono di nuovo riuniti e nelle indiscrezioni, dopo aver visionato almeno in parte la gran mole di documenti, sarebbero intenti soprattutto a scrivere il dispositivo di una sentenza che fa temere anche per l’ordine pubblico, dopo le avvisaglie dei giorni scorsi con i blocchi stradali messi in atto dagli operai e la manifestazione con i sindacati interrotta sul più bello, anche se in realtà non è successo nulla di grave e tantomeno si sono visti i black-blok di cui alcuni temevano la presenza.

Le ipotesi che si fanno per la decisione del riesame non contemplano un sequestro con facoltà d’uso degli impianti, di cui si parlava, perché né la procura né gli avvocati dell’Ilva hanno chiesto questo «correttivo» all’ordinanza negli atti depositati all’udienza di venerdi scorso. Pare invece che l’obiezione avanzata dal procuratore aggiunto Argentino, sulla necessità di rinviare la decisione sulle misure reali (appunto il sequestro dei sei impianti dello stabilimento, in pratica l’intera area a caldo) alla ripresa dell’attività giudiziaria in settembre, come previsto dal codice, potrebbe essere usata proprio dall’Ilva in caso di ricorso in Cassazione contro il ricorso presentato nei confronti delle ordinanze disposte dal gip Patrizia Todisco.

Si tratta di schermaglie legali che sono solo l’antipasto della battaglia processuale in cui potrebbe sfociare l’inchiesta costruita con 40 faldoni dalla procura nell’arco di quattro anni, raccogliendo e facendo confluire altri procedimenti e stralci di procedimenti che avevano avuti tutti come oggetto, nel corso degli anni, proprio la più grande acciaieria d’Europa. Ieri è toccato di nuovo a Bruno Ferrante, presidente dell’Ilva, prendere la parola nel corso di un’audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, a Roma. «La chiusura dell’impianto di Taranto sarebbe un evento tragico e decisivo per la vita dell’azienda: se chiude la lavorazione a caldo di Taranto, chiudono anche gli impianti di Genova e Novi Ligure che vivono sulla base di quanto produce Taranto» ha detto Ferrante che ha proseguito: «L’iniziativa della Procura di Taranto meritoria perché ha richiamato sull’Ilva l’attenzione delle autorità e ha svegliato le coscienze».

Allo stesso tempo ha definito il dispositivo di sequestro «severo e rigoroso» e gli arresti di otto dirigenti un «gesto pesante». «Davanti a un provvedimento della magistratura - ha aggiunto - possiamo solo aspettare, ma se verrà eseguito abbiamo solo da chiudere e basta: non abbiamo altra scelta». Ferrante ha ricordato che «lo spegnimento è una procedura complessa, difficile e non breve. La chiusura - ha rimarcato - sarebbe un evento tragico e decisivo per la vita dell’azienda». Il presidente si è recato a Palazzo San Macuto, confermando la disponibilità attuale dell’azienda a dialogare e collaborare con le istutizioni, come ha ribadito l’altro giorno Ferrante a Taranto. Sono insomma lontani i tempi in cui – come raccontano - il patron Emilio Riva, ai cronisti che a Genova gli chiedevano dell’inquinamento che stritolava il quartiere di Cornigliano, dove è attualmente ospitata lo stabilimento genovese, rispondeva accendendosi una sigaretta e dicendo “fumo da una vita e non ho mai avuto nulla”.

Nel suo intervento a Palazzo San Macuto, Ferrante ha anche mandato un segnale al ministro Clini, sulla possibilità che l’Ilva possa ricevere ulteriori finanziamenti oltrei ai 336 milioni già stanziati dal decreto per interventi su Taranto e il suo ambiente. “Ci potrebbero esere dei fnanziamenti che riguardano quelle nuove tecnologie che limpresa volesse attuare sugli impianti, noi questo lo guardiamo con grandissima attenzione – ha detto Ferrante - oggi l’impianto dell’Ilva è all’avanguardia, è un impianto moderno che ha bisogno di quei miglioramenti connessi alle nuove tecnologie che certamente stiamo studiando e cercheremo di applicare, le offriremo al ministro Clini per avere quei contributi di cui lui ha parlato».