
Dalla fine di ottobre la procura di Milano sta indagando per ricostruire la storia della fuga di notizie che forse più di tutte, nell’ultimo decennio, ha influito sui destini politici del paese. L’inchiesta vede coinvolti Research control system (Rcs), società che si occupa di intercettazioni telefoniche per conto delle procure italiane; uno dei suoi principali manager, Roberto Raffaelli; un professionista dalle alterne fortune, che chiameremo “Alfa”; il presidente del Consiglio e suo fratello Paolo. Secondo quel che la procura sta ricostruendo Silvio Berlusconi sarebbe stato destinatario alla vigilia di Natale del 2005 di un «regalo» da parte di Raffaelli, numero uno di Rcs: un’intercettazione di una chiamata telefonica tra coloro che allora erano il segretario dei Ds Piero Fassino e l’ amministratore delegato dell’Unipol Giovanni Consorte registrata nell’estate del 2005, quella della scalate bancarie e dei «furbetti del quartierino».
Fatti noti: mentre Unipol cercava di acquistare Bnl Giovanni Consorte informò il segretario Ds con quell’«abbiamo una banca» (poi le cose andarono diversamente) passato alla storia delle cronache recenti: il colloquio una volta rivelato ha condizionato il destino di Unipol-Bnl e segnato le vicende politiche successive. L’intercettazione è stata catalogata tra i misteri d’Italia: per evitare fughe di notizie l’unica copia infatti era custodita dalla procura di Milano in un archivio sigillato della Provincia; invece il nastro trovò mani che lo fecero uscire e il suo contenuto fu pubblicato su Il Giornale la mattina del 31 dicembre 2005. La svolta è recente, ed è legata a una denuncia presentata alla procura che ha come protagonisti un imprenditore milanese con un fallimento alle spalle, “Alfa” appunto, l’ad di Rcs, Raffaelli, e Paolo Berlusconi. Ecco la ricostruzione. Dicembre 2005. Alla vigilia di Natale Raffaelli si rivolge ad Alfa, a cui è legato da vecchi rapporti di lavoro, e gli spiega che vorrebbe incontrare il presidente del Consiglio perché ha «un regalo per lui».
Raffaelli sa che in passato il fratello del premier e Alfa sono stati soci in affari. Alfa attiva Paolo Berlusconi. Decidono di incontrarsi ad Arcore il pomeriggio del 24 dicembre (il riscontro arriva dalla cella telefonica di Arcore dove risultano in effetti le chiamate dai/ai cellulari di Alfa, Paolo Berlusconi e Raffaelli). La procura ha assunto anche la testimonianza di uno dei tre presenti all’incontro, da cui risulta che il presidente del Consiglio avrebbe ricevuto quel pomeriggio il file con l’intercettazione telefonica tra Fassino e Consorte, lo avrebbe ascoltato e ringraziato vivamente i suoi ospiti. Di quel file erano in possesso solo la Procura - che stava indagando sulle scalate bancarie - e la Rcs, cioè Raffaelli, che per conto delle procure ha in appalto le registrazioni delle telefonate in mezza Italia. Fin qui il racconto testimoniale. Il resto può essere solo supposto. La procura ha già fatto notevoli passi avanti. I fatti sono che l’incontro fra chi ha offerto il file e Silvio Berlusconi avviene il 24 dicembre. Pochi giorni dopo Il Giornale, di proprietà di Paolo Berlusconi, pubblica in esclusiva e in anteprima il testo dell’intercettazione dando il via a tutto quello che poi è accaduto. È chiaro che l’indagine non è al momento concentrata su chi abbia “passato” la registrazione al quotidiano allora diretto da Maurizio Belpietro. Piuttosto averla ricevuta, ascoltata e poi presa in consegna in quanto “regalo” può configurare una serie di reati poiché era noto a tutti i partecipanti all’incontro sotto l’albero di Natale di Arcore che quel file era un’informazione riservata e coperta da segreto istruttorio. Dietro la denuncia presentata a Milano s’intrecciano molte vicende. Quella di una centrale di intercettazioni in Italia ma con impianti in un paese dell’est Europa, autorizzata ma di cui non è stato fatto più nulla. Di una serie di affari, o presunti affari, andati in fumo. Di promesse fatte e non mantenute dai Berlusconi.
Qualcuno racconta che quando, a metà del 2008, è venuto il momento di restituire il favore fatto il dicembre 2005 - che sul momento non era stato ricompensato se non con una «promessa di eterna riconoscenza» - nessuno nella famiglia Berlusconi ha voluto o potuto saldare quel debito. «Cose vecchie», è stata la risposta, «è come se mi chiedessi i soldi della benzina di un viaggio fatto due anni prima». Agli atti dell’indagine della procura di Milano risulterebbero anche registrazioni circa alcune conversazioni tra Alfa e Raffaelli e tra Alfa e un avvocato dello staff di Niccolò Ghedini, dialoghi in cui si parla, confermandolo, del «regalo» a Silvio Berlusconi. Sono questi i file audio che la scorsa settimana sono stati sottratti da una cassaforte della procura di Milano? I magistrati hanno già individuato l’impronta di chi ha sottratto questi preziosi file e hanno indagato Raffaelli della Rcs. Numerose perquisizioni sono state ordinate a Milano, anche in uno studio legale. L’inchiesta è solo ai primi passi. Ma nel breve potrebbe spiegare molte cose del Grande Orecchio che negli ultimi anni in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, ha alimentato dossier clandestini e fornito abbondanti armi di ricatto.