Orfini: ci sarò. Fassina: decida Pd

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22 febbraio 2012
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Il 9 marzo la Fiom scende in piazza. E nel Pd si riapre la discussione dell'opportunità per i democratici di andare in piazza accanto ai metalmeccanici. Il responsabile economia del Pd Stefano Fassina annuncia che forse non parteciperà allo sciopero della Fiom del 9 marzo. «Decida la segreteria nazionale del Pd», scrive Fassina, che motiva questo suo ripensamento per «l'unità della ditta». Fassina si difende però dalle critiche dei Democratici che ritengono sbagliata la vicinanza ai lavoratori e alla Fiom.

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Scelta più netta quella di Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd, che sul blog Left Wing, dice che in piazza ci sarà, e illustra le sue motivazioni affrontando di petto gli argomenti dei democratici contrari alla partecipazione alla manifestazione.

«Ancora una volta, dinanzi a una manifestazione della Fiom, nei gruppi dirigenti del Partito democratico si apre la discussione sull’opportunità di aderire, partecipare, solidarizzare o meno con l’iniziativa – spiega Orfini –. Ho l’impressione però che i nostri elettori facciano fatica a capire il senso di queste polemiche. Si finirà a fianco di esponenti della sinistra radicale, gli stessi che hanno fatto cadere il governo Prodi, si dice. Sarà senz’altro così, ma che c’entra? Appoggiamo un governo assieme a Sacconi e Gasparri, per le ragioni che tutti conosciamo e condividiamo, e adesso, proprio chi non esita a sostenere la necessità di prolungare il più possibile un simile esperimento, persino oltre il voto, trova imbarazzante la compagnia di qualche metalmeccanico Fiom o di qualche esponente della sinistra radicale in una semplice manifestazione sindacale?».

«Non credo che un dirigente del Pd dovrebbe provare imbarazzo a stare vicino a metalmeccanici che difendono il proprio lavoro e i propri diritti solo perché qualche estremista passa di lì. Ma soprattutto – ed è questo il punto principale – non si può non vedere come questo sciopero cada in un momento molto particolare della vicenda Fiat: il piano Fabbrica Italia, con i suoi 20 miliardi di investimenti promessi, è scomparso dai radar. La sfida di Marchionne, invece, si rivela ogni giorno di più per quello che è: un tentativo – peraltro fallimentare – di competere sulla riduzione dei costi e dei diritti» dice ancora Orfini.

«Oggi siamo alla rappresaglia, con il rifiuto di assumere chi ha la tessera Fiom: una discriminazione che dovrebbe apparire intollerabile a tutti i democratici, ma soprattutto a quelli che sin dal primo momento, e con tanta foga, si erano schierati con Marchionne “senza se e senza ma”. O c‘è davvero tra noi qualcuno che consideri accettabile questo modo di fare industria nell’Italia di oggi, spacciando per modernità il ritorno all’Ottocento? Ma allora è di questo che bisogna discutere, di questa regressiva visione del futuro che – a ben vedere – ha a che fare anche con la discussione sull’articolo 18. A dividerci non è il giudizio sul governo Monti, che non è nemmeno l’oggetto della manifestazione Fiom, ma il giudizio su Marchionne. O meglio, sul “modello Pomigliano”, e cioè su una precisa idea di relazioni sociali, divisione del lavoro, strategia di sviluppo. Il punto è quale collocazione abbiamo in mente per l’Italia nella competizione internazionale, se davvero crediamo a tante belle parole su un’idea di sviluppo fondata su tecnologia, sapere, investimenti, o se sotto sotto non crediamo invece di dovere accettare come un destino ineluttabile il declino economico e civile, una sorta di retrocessione dell’Italia nel mondo. Io non lo credo, ed è anche per questo che sarò a quella manifestazione» conclude Orfini.

Da parte sua, Fassina dice: «Lo sciopero generale della Fiom del 9 Marzo, contrariamente a quanto affermato da tanti poco informati, non ha come obiettivo il governo Monti. La piattaforma indica i seguenti punti: 'Riconquistare il contratto a partire da Fiat, estendere l'occupazione, i diritti e l'art. 18, garantire il reddito e la cittadinanza'. Il punto fondamentale è la negazione della democrazia negli stabilimenti Fiat e, aspetto altrettanto grave, la discriminazione degli iscritti Fiom dalle ri-assunzioni a Pomigliano. Partecipare, senza aderire, in coerenza con il principio di autonomia tra partiti politici e forze sociali, non vuol dire sottoscrivere le singole rivendicazioni proposte dagli organizzatori».

Il dirigente del Pd aggiunge: «Vuol dire dimostrare sensibilità politica verso le drammatiche condizioni di milioni di lavoratori e lavoratrici e verso i problemi acuti di democrazia nel nostro Paese. Per tali ragioni, ho detto che avrei partecipato alle manifestazioni indette dalla Fiom per il 9 Marzo. La mia posizione, naturale per un partito democratico fondato sul lavoro, ha scatenato ieri reazioni incomprensibili e spesso strumentali da parte di alcuni dirigenti del Pd. Dato il delicatissimo passaggio politico, in particolare in relazione al confronto tra governo e parti sociali sul lavoro, mi preme innanzitutto e soprattutto l'unità della 'ditta' e, quindi, intendo fare ogni sforzo per rappresentare l'insieme del Pd».

Fassina conclude: «Pertanto, rimetto la scelta della mia partecipazione alle manifestazioni del 9 Marzo alla segreteria nazionale del Pd. Spero, così, di offrire un modesto contributo a rafforzare la responsabilizzazione di tutti verso le posizioni collegialmente deliberate».