Spunta l'ennesimo verbale di intercettazione telefonica tra il premier e il latitante Valter Lavitola. Il quale subissa il presidente («sommessamente, se posso permettermi») di consigli su come gestire la questione giustizia. E suggerisce improvvidamente di riproporre il lodo Alfano con qualche modifica qua e là, una specie di restyling che - nelle intenzioni del suggeritore - servirebbe al premier per guadagnare tempo.
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Ma Berlusconi - la voce rassegnata di chi sa che all'altro capo del filo c'è un interlocutore che non capisce niente - lo stronca subito: «Non ho una maggioranza così completa: i fascisti non me lo approvano, Fini non ci sta».
Lavitola insiste: «Ma no, Fini dovrebbe essere scemo a bloccargliela... Ma ci ha parlato?» Come se tra i due i rapporti fossero normali. Siamo, lo ricordiamo, nell'ottobre del 2009, la Corte Costituzionale ha appena respinto il Lodo Alfano bocciandolo come "incostituzionale". Berlusconi ha già rotto con il presidente della Camera: il 29 luglio l'ufficio di presidenza del Pdl ha sfiduciato Fini, durante l'estate i giornali di famiglia del premier hanno condotto una campagna stampa particolarmente aggressiva contro il presidente della Camera e la moglie, che porta, il 5 settembre, alla nascita di Futuro e Libertà.
E' chiaro, dunque, che il consiglio di Lavitola non può che risultare inapplicabile per il premier, che aggiunge: «Non credo che il Presidente della Repubblica possa firmare una legge come questa».