Silvio: Lodo Alfano? I fascisti non lo approvano

Così, nel 2009, Berlusconi bollava Fini parlando con Lavitola, che consigliava improvvidamente al premier di ripresentare il Lodo «con l'aiuto di Fini».
lavitola berlusconi
16 settembre 2011
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Spunta l'ennesimo verbale di intercettazione telefonica tra il premier e il latitante Valter Lavitola. Il quale subissa il presidente («sommessamente, se posso permettermi») di consigli su come gestire la questione giustizia. E suggerisce improvvidamente di riproporre il lodo Alfano con qualche modifica qua e là, una specie di restyling che - nelle intenzioni del suggeritore - servirebbe al premier per guadagnare tempo.

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Ma Berlusconi - la voce rassegnata di chi sa che all'altro capo del filo c'è un interlocutore che non capisce niente - lo stronca subito: «Non ho una maggioranza così completa: i fascisti non me lo approvano, Fini non ci sta».

Lavitola insiste: «Ma no, Fini dovrebbe essere scemo a bloccargliela... Ma ci ha parlato?» Come se tra i due i rapporti fossero normali. Siamo, lo ricordiamo, nell'ottobre del 2009, la Corte Costituzionale ha appena respinto il Lodo Alfano bocciandolo come "incostituzionale". Berlusconi ha già rotto con il presidente della Camera: il 29 luglio l'ufficio di presidenza del Pdl ha sfiduciato Fini, durante l'estate i giornali di famiglia del premier hanno condotto una campagna stampa particolarmente aggressiva contro il presidente della Camera e la moglie, che porta, il 5 settembre, alla nascita di Futuro e Libertà.

E' chiaro, dunque, che il consiglio di Lavitola non può che risultare inapplicabile per il premier, che aggiunge: «Non credo che il Presidente della Repubblica possa firmare una legge come questa».