Monti avvia la "fase 2": liberalizzazioni
e infrastrutture per la crescita

di Laura Matteucci | Consiglio dei Ministri per mettere sul tavolo le prime proposte per la crescita. Liberalizzazioni, infrastrutture, lavoro, fisco. Allo studio l’asta per le frequenze tv.  Fassina, Pd: «Ora si facciano asta frequenze tv e ammortizzatori» 
Monti, fornero
Di Laura Matteucci
27 dicembre 2011
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È convocato per oggi l’ultimo Consiglio dei ministri del 2011, per aprire la «fase due» che Monti vuole sviluppare velocemente, tre mesi al massimo, e che comprende misure su infrastrutture, università, coesione, ambiente, e mercato del lavoro, con proposte da presentare al tavolo con le parti sociali. Il Cdm dovrebbe servire a predisporre il piano d’azione del governo per gennaio, in particolare sulle liberalizzazioni, dopo lo smacco delle scorse settimane, e a decidere le risorse da destinare alle infrastrutture (in attesa della prossima riunione del Cipe e del successivo decreto legge per il rilancio del project financing).



L’obiettivo, ora, è la crescita. Come chiede anche una folta schiera di economisti, che in una lettera-appello a Monti partita da docenti dell’Università di Tor Vergata boccia la manovra come depressiva e suggerisce altre strade per uscire dall’impasse. Il punto è rilanciare un Paese che oggi si troverà faccia a faccia con un mercato ancora sospettoso, con uno spread Btp-Bund di nuovo a quota 500, e mentre vanno all’asta 9 miliardi di Bot. Il premier l’antivigilia di Natale ha incontrato i leader politici proprio per avere un quadro più chiaro in vista del Cdm di domani, anche se «le misure per la crescita verranno adottate in una progressione di diversi interventi», ha già detto Enzo Moavero Milanesi, ministro delle Politiche comunitarie. Il Pd, in particolare, preme per una revisione della riforma previdenziale chiedendo di alleggerire le condizioni dei lavoratori che hanno iniziato l’attività molto presto. Richiesta che già è al centro dello scontro con i sindacati. questioni aperte Le liberalizzazioni, innanzitutto: lo stesso superministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, ha lasciato intendere che sulle liberalizzazioni a gennaio si sarebbero presi provvedimenti riproponendo quelli tolti dal decreto Salva-Italia: farmacie, taxi, con l’aggiunta di carburanti, gas, servizi postali e pubblici locali. Non è escluso che il sottosegretario alla presidenza ed ex presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, riesca a fare approvare già domani alcune misure, per dare un’indicazione ai mercati.

Sul tavolo di Passera anche il capitolo frequenze tv, con un’asta di cui non sono ancora chiari i contorni. Sul tema lavoro, si prevede un intervento sul cuneo fiscale, la differenza tra la cifra sborsata dall’azienda e quello che realmente finisce nelle tasche dei lavoratori. Un gap che - dati Ocse, riferiti al 2010 - è al 46,9%, ponendo l’Italia tra i Paesi in cui l’onere fiscale sui salari è tra i più alti. La ministra del Welfare Elsa Fornero ritiene opportuno arrivare a un contratto «vero», «non precario» e «unico» che permetta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con delle certezze e delle garanzie maggiori. Col nuovo contratto si partirebbe con una retribuzione bassa che poi salirebbe in relazione alla produttività. E appare urgente anche intervenire sugli ammortizzatori sociali: la strada è quella di arrivare anche in Italia a un vero sistema di sussidi alla disoccupazione. Quanto al fisco, è arrivato un nuovo appello al varo della riforma fiscale a favore del lavoro dai sindacati, in piazza anche alla vigilia di Natale. Imminente anche la revisione degli estimi catastali basata sul valore di mercato degli immobili. E si pensa anche alla riforma della giustizia civile. Mentre rimane aperta la partita pensioni, con Cgil, Cisl e Uil che nel presidio natalizio hanno ripetuto «la questione non è chiusa», arrivano i dati relativi alle erogazioni pensionistiche del 2011: nei primi undici mesi sono state quasi 100mila in meno, per effetto degli interventi sulle finestre, come deciso dall’ex ministro Tremonti. Le pensioni di anzianità e vecchiaia liquidate sono state 224.856, il 29,5% in meno. La riduzione più forte (39,4%) ha riguardato le nuove pensioni di vecchiaia, mentre la contrazione di quelle di anzianità è stata del 20,1%. Sulla diminuzione hanno inciso le regole scattate nel 2011 sulla finestra mobile (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti, 18 mesi per gli autonomi) e sull’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione di anzianità (almeno 60 anni di età con quota 96 tra età e contributi, a fronte dei 59 e quota 95 del 2010, mentre sono rimasti stabili i 40 anni di contributi a qualsiasi età). Per chi ha raggiunto i requisiti nel 2011 è scattata la finestra che ha rinviato tutti al 2012