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Speciale Elezioni 2013

Cosa c'è dietro la sfuriata
di Montezemolo con Pier Casini...

Di Andrea Carugati
12 settembre 2012
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Dev’essere stata una colazione davvero pesante, quella che Casini e Montezemolo hanno fatto insieme una settimana fa. Un faccia a faccia in cui i due bolognesi, che si conoscono da moltissimi anni, non se le sono mandate a dire. Risultato: il primo incorona dal palco Udc di Chianciano la storica rivale di “Luca”, Emma Marcegaglia, e l’altro spara a zero sulla kermesse, «fritto misto inconcludente» e accusa gli esponenti della società civile di essere «docili tonni» che si sono fatti irretire da Casini senza porre condizioni.

Di mezzo ci va anche l’incolpevole Corrado Passera, sbeffeggiato da Italia Futura per aver chiesto pazienza sulla sua candidatura («Parla in politichese», l’accusa che arriva da uno che rinvia da tre anni).

Proprio Passera, che in realtà resta una delle carte su cui i due litigiosi leader potrebbero alla fine ritrovarsi. Perchè Montezemolo è così furioso? Lo ha spiegato bene ieri un amico di vecchia data come Clemente Mastella: «Luca ha immaginato che nella crisi arrivava lui e tutti lo consideravano come il salvatore della patria, tutti intorno a lui. Ora tentenna perché se si candida ha paura del risultato, potrebbe arrivare al massimo al 10% e fare il deputato. E tra fare l’onorevole e il presidente della Ferrari ci penserà bene...».

E tuttavia, nel faccia a faccia con Casini, il patron Ferrari, forte dei sondaggi, ha messo sul tavolo con forza la discesa in campo con una propria lista, davanti al leader Udc che non aveva alcuna intenzione di smobilitare il partito per fare il portatore d’acqua. Casini non ci pensa neppure a buttare a mare tutti quei pezzi di classe dirigente «soprattutto meridionale» che gli uomini di Montezemolo vorrebbero rottamare. Già, perché il nodo dello scontro è stato proprio questo: Mr. Ferrari pretende volti nuovi, professionisti, ricercatori, come Irene Tinagli (oltre a un nutrito numero di ex esponenti di Pd e Pdl che hanno puntato su di lui e ora si aspettano qualcosa), mica vecchi arnesi della Dc. È qui, sulla fisionomia delle liste, che i due si sono scontrati. Casini ha fatto ben capire all’interlocutore che lui è sì disponibile a rinunciare alla leadership, ma vuole fare il regista, dare le carte, scegliere i candidati. I due si sono lasciati male.

Più che una proposta di candidatura, ormai, dopo tre anni dalla nascita del think tank, Montezemolo ha lanciato a Casini una minaccia di candidatura. Un escamotage che, del resto, si è ripetuto svariate volte in questi tre anni, anche quando a palazzo Chigi c’era Berlusconi. A intermittenza, quando il Cavaliere o Tremonti facevano o dicevano qualcosa che lui non gradiva, ecco spuntare le indiscrezioni, le mezze frasi su una discesa in campo che poi venivano sistematicamente ritrattate.

C’è poi il caso Passera. Nel 2009 fu tra i promotori di Italia Futura, salvo poi prendere rapidamente le distanze. Ma ora, tra i motivi che spiegano il raffreddamento dei rapporti, si segnala anche il rimprovero di Montezemolo che, in quanto presidente di Ntv (Italo treno) non ha nascosto l’insoddisfazione per la scarsa determinazione del ministro in tema di liberalizzazioni nel trasporto ferroviario.

E tuttavia tutti i galli del pollaio centrista sono consapevoli che una lotta fratricida alle urne sarebbe molto pericolosa. E per questo la guerriglia di queste ore viene letta, in ambienti di Italia Futura, come «aver messo le pistole sul tavolo, senza però alcuna intenzione di utilizzarle». «Deciderò nei prossimi giorni», continua a dire Mr Ferrari ai suoi. Forse inconsapevole del sapore vagamente comico che questo ulteriore rinvio rischia di assumere agli occhi dell’opinione pubblica.

Il leader Udc, dal canto suo, ieri ha spiegato che «in certi passaggi si può marciare divisi, l'importante è colpire uniti». «Alle elezioni gli italiani non ci perdonerebbero l’incapacità di dare vita a una cosa frutto della buona politica e della società civile», ha ribadito. Ma con una postilla per lui fondamentale: «Bisogna avere rispetto per le persone e i militanti dei partiti, senza questo nulla di nuovo può essere costruito...». Guarda caso, dal palco Udc, Marcegaglia su questo è stata chiarissima: «Bisogna valorizzare anche chi ha lavorato seriamente nel partito...». E giù applausi.

Ieri intanto, sul sito di Italia Futura sono stati ospitati vari commenti sull’Udc, all’insegna di «trasformisti, inciucioni, poltronisti». Ma Buttiglione non se la prende e rassicura: «Luca venga con noi, avrà un ruolo di rispetto...».