L’ondata del risentimento contro le «caste» è arrivata alla ciccia, e poi all’osso: dal ristorante del Senato alle mense della Caritas. A domanda specifica, Bersani ha spiegato la linea del Pd: esenzione dall’Ici per le attività legate alla missione della Chiesa, senza sconti per le attività commerciali (verificando, e chiudendo, gli spazi lasciati agli abusi).
Ma ha premesso: «In tempi come questi, prima di discutere, bisognerebbe anche fare un giro nelle caritas diocesane, ché si capisce bene come è messo questo paese e anche cosa sta facendo la Chiesa». Posizione simile a quella assunta dal Pd sui costi della politica, per il dimezzamento dei parlamentari, il taglio del vitalizio e l’accorpamento di province e comuni dove necessario, ma contro la campagna di delegittimazione che colpisce la funzione del parlamento e dei partiti, all'insegna del vecchio motto: destra o sinistra sono tutti uguali. Una campagna non a caso alimentata oggi soprattutto dalla stampa berlusconiana, ansiosa di coprire il clamoroso fallimento del governo nel generale discredito della politica.
Lo strumento più insidioso di cui dispone la destra è infatti proprio il risentimento, lo spirito di rivalsa dei ceti medi impoveriti e degli strati più bassi della società, oggi senza rappresentanza e pertanto più facilmente sedotti da chi sappia sfruttare la loro rabbia disperata. Il fatto che una simile retorica si presenti a volte come di sinistra, e magari come la vera sinistra, l’unica davvero intransigente, non dovrebbe trarre in inganno. Perché tutto questo è il contrario della sinistra. Del resto, la storia ha già dato dure lezioni a proposito di movimenti e condottieri nati rivoluzionari e finiti al servizio di chi dicevano di combattere. Un gioco che in Italia si è ripetuto almeno un paio di volte: nel passaggio dal biennio rosso alla marcia su Roma la prima volta, e la seconda dagli anni di piombo a quelli della Milano da bere (a chi fosse interessato, consigliamo di leggere “Il Memoriale della Repubblica” di Miguel Gotor, che offre al riguardo ampia e illuminante documentazione).
Il risentimento dei ceti medi impoveriti dalla crisi economica è da sempre la base dei più grandi movimenti reazionari e populisti, per non dire peggio. Il risentimento non ha nulla a che fare con l’ansia di riscatto, come il desiderio di vendetta non ha niente a che fare con la sete di giustizia. La giustizia, invece, ha molto a che fare con la carità.
Non è un caso se a guidare le campagne che giocano sul risentimento e lo spirito di rivalsa siano gli stessi che fino a ieri, anche a sinistra, elogiavano Sergio Marchionne come il condottiero che con gli accordi di Pomigliano ci faceva entrare finalmente in una nuova era, e che oggi riscoprono la sacralità dello stato solo a proposito di condoni e scudi fiscali, per contrastare la proposta del Pd di chiedere un contributo anche a chi ne ha finora beneficiato. Non si illudano anche quei sindacati che tentano di cavalcare la campagna contro la politica, perché dopo i partiti e la Chiesa, il turno successivo è il loro.
Quello che non viene mai è il turno della grande finanza. Anzi. Luca Cordero di Montezemolo dà oggi lezioni di moralità pubblica e lotta agli sprechi da tutti i giornali, mentre chiede la svendita di quel poco che resta dell’industria pubblica. Grazie alla campagna contro la politica, il risultato dei referendum di giugno è stato spazzato via con l’idea stessa di «bene comune»: pubblico è tornato sinonimo di corrotto e inefficiente (perché gestito dalla politica), privato è tornato sinonimo di efficiente e virtuoso. Il dio mercato è stato rimesso sul suo trono, incurante della crisi mondiale, delle sue cause e delle sue conseguenze: il regno della meritocrazia è tornato, magicamente risorto dalle ceneri di Lehman Brothers.
Nella battaglia per i beni comuni, tuttavia, il contributo delle parrocchie è stato determinante. Nella resistenza all’ideologia del mercato, alla riduzione della persona a cittadino-utente-consumatore, l’argine culturale della Chiesa cattolica è stato fondamentale. Ma sarà ancor più essenziale nei tempi che si annunciano. Tempi in cui ci sarà grande bisogno di mense per i poveri, di giustizia e naturalmente anche di rigore, anzitutto da chi è chiamato a dare l’esempio, nelle cose della politica come in quelle dello spirito. Ci mancherebbe. Ma con tanti sostenitori del ritorno alla legge del più forte – comunque contrabbandata – ci sarà anche bisogno di un po' di carità cristiana.