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Di Pietro: Craxi aveva ragione
su rapporti Napolitano-Mosca

di pietro primo piano dal basso 640
6 agosto 2012
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Un evento di quelli che lasciano il segno nella cronaca politica sentire per la prima volta Antonio Di Pietro citare e dare ragione a Bettino Craxi. Un evento che solo l'oggetto ultimo delle odierne critiche dell'ex Pm può spiegare.

Di Pietro infatti sostiene, in una intervista al settimanale Oggi, che le parole con cui Craxi parlò a suo tempo di Giorgio Napolitano hanno un loro qual fondamento.

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Esistono - dice Di Pietro - «due Giorgio Napolitano: quello che ci racconta oggi la pubblicistica ufficiale, il limpido garante della Costituzione, e quello che raccontò l'imputato Bettino Craxi in un interrogatorio formale, reso, nel 1993, durante una pubblica udienza del processo Enimont, uno dei più importanti di Tangentopoli».

DAL COLLE: "ASSURDI ARTIFIZI PROVOCATORI"
Dal Colle (Napolitano è in vacanza) commentano: «Di Pietro, nel quotidiano crescendo di un'aggressiva polemica personale contro il Presidente della Repubblica, ricorre a nuovi, assurdi artifizi provocatori».

Di Pietro torna quindi ad attaccare frontalmente il Quirinale e lo fa utilizzando le parole del suo storico avversario: un segnale evidente, sfacciato, del punto di rottura a cui ormai sono arrivati i suoi rapporti con il Colle. Di Pietro riprende da Craxi l'accusa più politica che il segretario socialista aveva formulato; i passati legami con l'allora Urss e con la Prima repubblica. «Craxi - dice - descriveva quel Napolitano, esponente di spicco del Pci nonchè presidente della Camera, come un uomo molto attento al sistema della Prima Repubblica specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell'interrogatorio formale, che io condussi davanti al giudice, Craxi stesse rivelando fatti veri perchè accusò pure se stesso e poi gli altri di finanziamento illecito dei partiti. Ora delle due l'una: o quei fatti raccontati non avevano rilevanza penale oppure non vedo perchè si sia usato il sistema dei due pesi e delle due misure».

Poi, Di Pietro aggiunge una ulteriore notazione, fortemente critica, con il Capo dello stato: «Abbiamo letto sul prestigioso NYT che al nostro presidente della Repubblica è stato dato il titolo di 'Re Giorgio'. A nessun altro capo dello Stato era mai capitato prima. Bisogna porsi questo problema. Evidentemente il presidente della Repubblica ha cercato il consenso di tutte le forze politiche per mantenere un'acquiescenza nei suoi confronti, una quiete, che io non condivido. Io penso che quando c'è un fallo l'arbitro deve fischiare e non fare finta di niente sennò cerca di addomesticare la partita».

È evidente che Di Pietro - lo segnalano altre dichiarazioni della giornata - addebita a Napolitano un ruolo da 'regista' rispetto alla legge elettorale che si sta profilando come possibile e che penalizzerebbe l'Idv con lo sbarramento, il premio di maggioranza e il ridimensionamento dei collegi.

Il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, già critico con Di Pietro, ha rinunciato a pubbliche prese di posizioni ma cresce all'interno del partito - se non una fronda - sicuramente la voglia di distinguersi da una linea politica considerata sempre di più una 'deriva grillista'. A parlare, per ora, è uno che pur rimanendo nell'Idv ha già detto di chiamarsi fuori per il futuro: Elio Lannutti. «Non so come si può andare avanti così... ma come si fa a dare ragione a Craxi? È una cosa imbarazzante».