Del Turco, l'inchiesta fa acqua di R. Rossi

ottaviano del turco
Di Roberto Rossi
30 gennaio 2012
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Bisogna seguire il denaro, sosteneva Giovanni Falcone. Il denaro lascia un segno, una scia. Seguire il denaro è una buona norma per qualsiasi investigatore che accerta reati finanziari.

Quelli di mafia, ma anche la corruzione o la concussione. Che poi è il reato di cui è stato accusato l’ex presidente dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, nel luglio di quattro anni fa, dalla procura di Pescara guidata dal procuratore Nicola Trifuoggi. Concussione ai danni dell’imprenditore Vincenzo Maria Angelini, all’epoca il re delle cliniche d’Abruzzo, proprietario del complesso Villa Pini.

Un reato per il quale Del Turco è stato sottoposto a 28 giorni di carcere e tre mesi di domiciliari. Un’accusa che ha chiuso la sua carriera politica e terremotato una Regione, ma che dopo tre anni di indagini e sette mesi di processo è ancora tutta da dimostrare. Perché ancora del denaro non c’è segno.

Non ci sono conti correnti, né in Italia né all’estero, non ci sono case, quadri, proprietà che non siano giustificati, non ci sono auto, investimenti, spese fuori posto. Nulla. Di quei sei milioni di mazzette, che secondo l’accusa sono finiti nelle tasche Del Turco, non ci sono tracce. Di quella «valanga di prove schiaccianti che non lasciano spazio a difese», come sostenne il procuratore Trifuoggi in conferenza stampa il 15 luglio del 2008, rimane solo la sbiadita ricostruzione di Angelini, il grande accusatore.


Quando, all’alba del 14 luglio 2008, il presidente della Regione viene prelevato e portato nel carcere di Sulmona, in isolamento, sono già quattro mesi che Angelini ha iniziato la sua collaborazione. In procura l’imprenditore entra nell’aprile 2008. Nel primo interrogatorio, il 12 aprile, però Angelini non muove accuse al governatore e agli altri indagati (in tutto 18 persone tra questi il suo collaboratore, Lamberto Quarta, e il capogruppo del Pd Camillo Cesarone).

Lo farà solo il 6 maggio nel primo verbale di accusa «spontanea». Perché? «L’ho fatto perché all’improvviso avevo paura di quello che stavo facendo», racconta nell’incidente probatorio del settembre 2008. Angelini, dunque, si presenta davanti ai magistrati ad aprile ma comincerà ad accusare Del Turco solo un mese dopo raccontando di essere stato concusso, cioè costretto a dover pagare. Con quale arma? Secondo la procura attraverso «un mostro giuridico»: l’iter legislativo che ha portato al riordino del sistema sanitario abruzzese (prima con la legge 20 poi con quella 32).

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