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Clini: «Ilva, sì al gip
tranne sulla chiusura»

ministri passera e clini a taranto ilva 640
Di Bianca Di Giovanni
18 agosto 2012
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Si dichiara soddisfatto e fiducioso al termine della «maratona» di Taranto. Oggi sarà in canoa a divagarsi, ma lunedì ha già fissato un incontro importante: avrà i risultati dell’indagine interna sulle ipotetiche «commistioni» del ministero dell’Ambiente con l’Ilva in occasione del rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2011. Corrado Clini reagisce con energia al «ciclone Ilva». Non vuole «convincere i giudici» («non sono loro il nostro oggetto del desiderio»), ma neanche fare la guerra alla magistratura. La sua strategia è: proseguire sulla sua strada, per le vie ordinarie. D’altro canto la rotta è segnata dall’Unione europea: subito una nuova Aia con prescrizioni più stringenti sulle tecnologie per la tutela ambientale, e l’adeguamento graduale dell’azienda alle nuove regole. «Nel merito si tratta delle stesse cose che chiede il gip - spiega il ministro - a parte la chiusura». Ma allora, si chiude o non si chiude? «I due percorsi, quello del ministero e quello della magistratura, sono paralleli - continua - Spero che si incontrino presto e che la questione si risolva».

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Tutto molto logico. Ma come mai una parte della città vi contesta? Come mai non riuscite a convincerla?

«Non so darmi una spiegazione esauriente. Prendo atto che in primavera con una amplissima maggioranza ha vinto un sindaco che ha detto di voler risanare la città lasciando aperta l’Ilva. Contro di lui ha perso l’altro candidato, il verde Angelo Bonelli, che chiedeva la chiusura. Ho l’impressione che chi sta strillando oggi sia quella parte di popolazione, minoritaria, che non si è rassegnata alla sconfitta. L’altra parte, quella che lavora tutti i giorni e vive vicino all’impianto vivendo difficoltà e spesso veri e propri drammi, ritengo condivida gli sforzi che le istituzioni, unite e senza divisione di parte, stanno facendo per coniugare ambiente, sviluppo e salute. Non credo che Taranto meriti un proseguimento di campagna elettorale giocato sulla sua pelle».

Cosa pensa dell’indagine delle Fiamme Gialle, che coinvolge esponenti del suo ministero.

«Sono un cittadino rispettoso della legge. Non ho avuto alcuna comunicazione in proposito dal procuratore della Repubblica, né formalmente né informalmente, ma ho letto le intercettazioni pubblicate sui giornali. Ho chiesto al direttore generale un rapporto soprattutto per sapere se esistono dati che confermino eventuali pressioni in occasione del rilascio dell’Aia del 2011. Il punto non è se ci fossero contatti fra amministrazione e impresa, che sarebbe del tutto fisiologico. Ciò che bisogna accertare è se invece tale relazione sia stata opaca. Comunque, le persone coinvolte nella vicenda mi hanno comunicato che si ritengono a disposizione».

Quante sono?

«Sono due oggi quelle rimaste nelle posizioni precedenti. Lunedì farò il punto, avendo il risultato dell’indagine, e deciderò se cambiare i membri della commissione. In ogni caso dovrò aumentare il numero di membri, perché il lavoro è lungo e noi abbiamo solo 30 giorni di tempo. Credo che oggi, con un rapporto esplicito e franco con l’Ilva, non corriamo rischi. Non c’è lo spazio né il tempo per ombre».

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