Una testimonianza sulla "clausola di gravidanza" della Rai. Una giornalista scientifica, da anni collaboratrice con viale Mazzini, Silvia Bencivelli nel suo blog puntualizza due cose segnalando di aver firmato per anni quei contratti. La prima:
l'ingiustizia sta nel fatto che il contratto firmato dai collaboratori come collaboratori esterni cozza con la realtà perché lavorano come i dipendenti senza averne i diritti. La seconda: la clausola investe anche chi si ammala o si infortuna, non solo le donne.
«Il problema vero - scrive la giornalista nel suo blog - è che quel contratto è un finto contratto libero professionale. Perché il lavoratore Rai che firma i contratti di consulenza (sia giornalista o meno, in senso tecnico) in molti casi (non sempre) lavora con orari e mansioni da dipendente. Questo rende la clausola di cui stiamo parlando profondamente ingiusta. Ma solo questo. Ed è qui il busillis». Perché molti di loro - scrive - «effettivamente entrano al mattino ed escono alla sera, come se fossero dipendenti senza diritti».
A questa precisazione la giornalista ne aggiunge una seconda: «Quella clausola parla anche di malattia e di infortunio. Non è questione di sessismo. Non è la gravidanza “vista come una malattia”. Credo che ci sia molto da arrabbiarsi e molto da lottare. Ma attenti a non confondere le idee».