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Speciale Elezioni 2013

Cdr: «La nostra delusione
Nessuna parola sul giornale»

Avevamo chiesto al segretario impegni concreti, dopo le ripetute esternazioni che parlavano di un rilancio del foglio più importante della sinistra.
unità lotta staino
Di Cdr
7 settembre 2014
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La festa de l’Unità si è chiusa senza una parola su l’Unità. E’ passato nel silenzio il 38esimo giorno fuori dalle edicole per il nostro giornale. Un silenzio inquietante, che mette una pesante ipoteca sul futuro della testata e dei suoi dipendenti.

Avevamo chiesto al segretario impegni concreti, dopo le ripetute esternazioni – in diverse occasioni pubbliche – che parlavano di un rilancio del foglio più importante della sinistra. Tanto importante da essere tornato a dare il nome alle feste del partito. Avevamo chiesto solidarietà per i lavoratori, colpiti duramente dal punto di vista economico e professionale da una vicenda che resta poco chiara. Avevamo chiesto sensibilità per quelle migliaia di volontari che ci hanno sostenuto in questi giorni e che continueranno ad appoggiarci nelle feste locali. Avevamo chiesto attenzione per i lettori che aspettano il nostro ritorno. Non abbiamo ottenuto nulla di tutto questo. Un vuoto pesante, perché si aggiunge alla totale opacità che circonda questa operazione. Opacità che si nutre di indiscrezioni incontrollate, boatos non verificabili, riportati di quando in quando da altri giornali. Non siamo abituati a comportamenti meno che limpidi: la nostra storia non ci consente di accettarli. Aspettiamo da mesi di conoscere il progetto del Pd per l’Unità. Ovvero non solo quello che l’Unità non deve più essere o non può più essere, ma quello che il giornale fondato da Antonio Gramsci può ancora dire negli anni Duemila.

Torniamo a chiedere rispetto per la redazione, che ha voluto impegnarsi gratuitamente al lavoro sul sito per non far mancare la voce de l’Unità durante le feste del partito che proseguiranno fino a fine mese. I pilastri della nostra azione restano i due che abbiamo sempre annunciato: tutela dell’occupazione e rispetto della tradizione del giornale. Oggi il nostro sentimento è di profonda delusione. Ma non ci rassegniamo: per noi le battaglie vanno combattute fino in fondo. Non finiremo nelle file degli indifferenti, che Gramsci diceva di odiare.