Il Pd attacca Roberto Maroni e presenta un’interrogazione parlamentare urgente per sapere se è vero che il ministro dell’Interno abbia accompagnato il candidato sindaco della Lega a Bologna dentro una caserma per incontrare insieme i sindacati di polizia, oltre a partecipare con lui a un incontro con il prefetto, il questore e il commissario Anna Maria Cancellieri.
«Se così fosse si tratterebbe di una vera scorrettezza», dice il responsabile Sicurezza del Pd Emanuele Fiano, che ha già scritto l’interrogazione per la Camera. Ad aggravare la posizione del titolare del Viminale, impegnato questo fine settimana in un tour elettorale che l’ha portato in Campania, Emilia Romagna e Lombardia, c’è anche un annuncio fatto sotto le due Torri, e cioè che se al Comune vincerà il candidato della Lega Manes Bernanrdini (sostenuto anche dal Pdl) la città avrà un patto territoriale ad hoc per la sicurezza.
Un comportamento che per Pier Luigi Bersani è «inaccettabile» e che, di fatto, costituisce un «tradimento del ruolo istituzionale» di chi, stando a capo del Viminale, ricopre un incarico molto delicato. Tanto più alla vigilia di un voto che coinvolgerà 13 milioni di italiani. Il leader del Pd, ieri impegnato in una serie di iniziative elettorali proprio in Emilia Romagna, è andato su tutte le furie quando ha saputo delle mosse del ministro dell’Interno: «Sostanzialmente, Maroni ha detto che farà l’accordo sul patto per la sicurezza a Bologna solo se vincono Lega e Pdl. Vada a dirle da un’altra parte queste sciocchezze, magari tra i suoi paesini lassù, ma non in Emilia Romagna. Un ministro deve fare il ministro, non l’agit prop. Qui siamo abituati a sapere qual è il ruolo delle istituzioni. Maroni si dia una regolata o su questo andiamo sul duro davvero».
Ma non c’è solo la tappa bolognese a venire contestata. Nei giorni scorsi una delegazione del Pd composta tra gli altri da Fiano, Andrea Orlando (responsabile Giustizia Pd) e Walter Veltroni (in quanto membro della commissione Antimafia) aveva incontrato alla Camera Maroni per lanciare l’allarme su possibili rischi di infiltrazione camorristica alle consultazioni e per chiedere una stretta vigilanza ai seggi. Dopodiché il ministro è andato a Napoli a dire che «Lettieri rappresenta la lotta contro ogni illegalità», che serve una nuova legge «per evitare ogni inquinamento delle liste» e che se la Prefettura ha bocciato dei candidati dalle liste di centrodestra perché condannati in via definitiva il candidato del Pdl non ha «responsabilità».
Parole condannate da Bersani, che fa notare che anche in assenza di una legge per le liste pulite il Pd si è dotato di un «codice etico» che dovrebbero adottare anche gli altri partiti e che la legalità a Napoli la può garantire solo il candidato del centrosinistra Mario Morcone, «che lo stesso Maroni ha nominato all’Agenzia per la confisca dei beni mafiosi», e non Lettieri, che «ha dichiarato di essere un uomo di Cosentino e di mettere la mano sul fuoco per lui».