Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013
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Discussione nel Pd: dialogo sì, governissimo no di M.Ze.
Di Maria Zegarelli
9 aprile 2013
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Il clima ieri sembrava molto più teso di qualche giorno fa, a giudicare dalle dichiarazioni di guerra arrivate dai big del Pdl - che continuano a chiedere un governissimo - dopo la lettera di Bersani e il rinnovato tentativo di Berlusconi di accaparrarsi il Colle. «Curiosi quelli del Pdl. Insultano Bersani tutti i giorni, ma lo vogliono premier di un governissimo. Confusione», twitta Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani. «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso - dice Enrico Letta, a cui non dispiace una donna al Quirinale - Il Governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile. Intanto cerchiamo un’intesa sul Presidente della Repubblica».

Il capogruppo alla Camera Roberto Speranza difende la linea: «Il Pd ha una proposta chiara e unitaria. Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl ma dialogo costruttivo e senza pregiudizi per le riforme istituzionali e per individuare un presente della Repubblica ampiamente condiviso».

Sull’unitarietà della proposta vale il voto della Direzione, ma in Transatlantico di maldipancia se ne registrano. Anche perché molti dirigenti sanno che in un governo Bersani posto per loro non ci sarebbe, considerato il criterio utilizzato con l’indicazione di Pietro Grasso e Laura Boldrini alla presidenza delle Camere. Un veltroniano legge la lettera del segretario e commenta: «Cosa altro deve succedere perché sia chiaro al nostro segretario che il problema per far nascere un qualunque governo è proprio lui?».

Bersani oggi parlerà durante la riunione dei gruppi parlamentari e indicherà i criteri per l’elezione del Capo dello Stato: una larga convergenza a cui si dovrà arrivare dopo aver sentito tutti i gruppi parlamentari valutando anche nomi che non siano ostili al M5S. Ma non è escluso che durante il dibattito qualcuno alzi la mano per dire che forse è il caso di iniziare a considerare anche altri percorsi oltre a quello delineato dal segretario per la formazione del governo. Sono in tanti ormai a chiedere che sia un governo di scopo, da Areadem ai veltroniani, ai lettiani.

«Ho apprezzato molto il no di Bersani al governo frutto di accordo con il Pdl - dice Walter Verini, che dice anche di aver apprezzato la conferma del segretario di essere pronto a fare un passo indietro se il suo ruolo fosse un ostacolo - che sarebbe impraticabile. Altra cosa sarebbe un sostegno parlamentare vasto, senza limiti, ad un governo del Presidente».

Walter Veltroni, dal canto suo, lancia un appello a che il Pd non perda la sua vocazione maggioritaria e definisce «irresponsabile chi parla di scissioni». Per sedare gli animi intanto si incastrano caselle tenendo conto di tutte le anime del Pd. Oggi alla vicepresidenza del gruppo alla Camera dovrebbero essere nominati (non è escluso il voto) Antonello Giacomelli (Areadem), Silvia Velo (bersaniania), la lettiana Paola De Micheli e il dalemiano Giovanni Legnini. Al Senato il renziano Stefano Lepri e due bersaniani.



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