Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Bersani: «Ecco la nostra carta d'identità»di S. Collini

bersani
14 luglio 2012
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Quel che il Pd «farebbe» e quel che il Pd «farà». Di questo parla oggi Pier Luigi Bersani aprendo l’Assemblea nazionale del suo partito ma soprattutto aprendo di fatto il percorso che porterà alle prossime elezioni.

L’appuntamento sulla carta si preannuncia non privo di discussioni interne, visto che Anna Paola Concia e altri stanno valutando l’ipotesi di presentare degli ordini del giorno per superare le «ambiguità» del documento riguardante anche le unioni civili di coppie omosessuali messo a punto dal Comitato diritti (la presidente Rosy Bindi oggi lo presenterà), mentre Sandro Gozi, Pippo Civati e Salvatore Vassallo hanno già preparato tre ordini del giorno per chiedere di fissare subito la data delle primarie per il candidato premier (e che comunque non si vada oltre dicembre), di far rispettare il limite dei tre mandati per i parlamentari e di scegliere ai gazebo (dovesse rimanere il Porcellum) anche i candidati deputati e senatori.

Ma Bersani aprirà i lavori con un intervento che nelle sue intenzioni dovrebbe disinnescare ogni mina e permettere invece una discussione sui problemi del Paese e su come affrontarli quando toccherà al Pd governare.

Come? Da un lato, rassicurando sul fatto che col centrosinistra al governo si farà una legge sulle unioni civili anche tra persone dello stesso sesso, sul fatto che «entro la fine dell’anno» si faranno primarie aperte per scegliere il candidato premier e che sul limite dei mandati si rispetterà lo statuto, che prevede tre mandati salvo un numero limitato di deroghe (sulla scelta dei candidati parlamentari ha già avuto modo di dire che si ricorrerà a metodi di «ampia partecipazione» nel caso rimanesse il Porcellum, eventualità che però il Pd non vuole neanche prendere in considerazione).

Dall’altro lato, proverà a tenere alto il livello della discussione insistendo sui rischi che corre il Paese e facendo appello al senso di responsabilità dell’intero gruppo dirigente del partito: «Tocca a noi presentare un programma di governo per il 2013, con una maggioranza solida politicamente. Guai a guardarsi adesso la punta delle scarpe.

Il Pd deve essere uno strumento per la ricostruzione economica, sociale, civica del Paese». Il punto di partenza del ragionamento che farà Bersani di fronte ai membri dell’Assemblea nazionale (ci sarà anche Matteo Renzi, che adesso non intende aprire alcun fronte polemico col segretario) è la grave crisi che attraversa l’Italia, «la più grave dal dopoguerra ad oggi», e il rischio che questa situazione dia maggior fiato a «posizioni regressive e formazioni populiste».

«È necessario porre un argine a questa deriva», è l’appello che il leader del Pd lancerà ai suoi ma anche alle altre forze interessate a dar vita a un «centrosinistra di governo» (Bersani ormai utilizza il primo termine soltanto in aggiunta del secondo) e alle forze moderate (partiti e non).

CONTI IN ORDINE E VALORI
Oggi Bersani, che di fatto è stato il primo a candidarsi per il 2013 (Berlusconi, a cui il leader Pd non dovrebbe dedicare neanche un passaggio della relazione, si è aggiunto tre giorni fa) illustrerà i capisaldi della «carta d’intenti» che dovrà disegnare il perimetro del fronte progressista (solo chi la siglerà potrà poi partecipare alle primarie per la scelta del candidato premier), a partire da quei «valori fondanti» su cui il Pd insisterà in campagna elettorale e poi (in caso di vittoria alle politiche) nell’azione di governo: Europa come orizzonte, rispetto per la Costituzione, lavoro al centro, legalità, eguaglianza, redistribuzione delle ricchezze e ridefinizione del carico fiscale, primato dell’economia reale, coesione sociale, diritto di cittadinanza. Una sorta di decalogo («nessun librone») a partire dal quale Bersani vuole impostare la campagna elettorale del Pd.

«Noi oggi sosteniamo questo governo, anche se non ogni sua scelta ci piace del tutto, perché ci siamo caricati la responsabilità di salvare il Paese. Ma dopo Monti noi garantiremo la tenuta dei conti con le nostre scelte, partendo dai nostri valori». E il titolo scelto per l’Assemblea di oggi è un po’ già uno slogan per l’oggi e soprattutto per il domani: «Dalla parte dell’Italia con responsabilità e fiducia».

IL NODO LEGGE ELETTORALE
Una parte dell'intervento, e della discussione che seguirà, riguarda la legge elettorale. Bersani, che dall'argomento ha parlato anche con il segretario Pdl Alfano e col leader Udc Casini, ribadirà che il Pd è per il doppio turno e i collegi uninominali, ma che pur di superare il Porcellum è disposto anche a trovare soluzioni alternative A patto che vengano garantiti tre paletti: scelta dei parlamentari in mano agli elettori, governabilità e che la sera stessa delle elezioni si sappia chi sarà a governare.

Quando alle preferenze, richieste sia dal Pdl che dall'Udc, la discussione non mancherà, visto che il fornte dei favorevoli, dentro il Pd, si va allargando, da Fioroni a Follini, da Boccia a Letta (per il quale su questo il Pd «non deve fare barricate») e per il quale, prendendosi insulti dai grillini «è preferibile che i voti vadano al Pdl piuttosto che diperdersi verso Grillo»). Bersani, sostenuto in questo da Veltroni e dai due capigruppo Franceschini e Finocchiaro, non intende però cedere.