La colazione di lavoro domani a palazzo Chigi a cui prenderanno parte oltre a Silvio Berlusconi e Mario Monti anche Angelino Alfano e Gianni Letta sarà l'occasione per il Cavaliere di ribadire al premier la lealtà del Pdl e contestualmente la necessità che il governo vada avanti nel cammino delle riforme accelerando sul mercato del lavoro. L'argomento è stato al centro di un vertice serale a palazzo Grazioli dove Berlusconi ha fatto il punto con lo stato maggiore del partito (Alfano, i tre coordinatori, i capigruppo di Camera e Senato con i loro vice e altri ex ministri). Una riunione per definire nei dettagli le osservazioni e le richieste da sottoporre al governo anche per quanto riguarda i provvedimenti all'esame del Parlamento.
Al di là dell'agenda ufficiale però, sono in molti i dirigenti pidiellini ad essere convinti che nella riunione di domani Berlusconi tirerà fuori il capitolo giustizia. Sono mesi che l'ex capo del governo chiede si vada avanti anche su quel versante, inserendo proprio la riforma della giustizia nel ventaglio di provvedimenti che, a suo dire, devono vedere la luce entro la fine della legislatura.
L'argomento tra l'altro era stato discusso anche nell'ultimo vertice tra Alfano, Bersani e Casini. Di giustizia il Cavaliere avrebbe parlato anche lunedì sera nel corso della cena a villa Gernetto con i big del Pdl e gli amministratori locali. Con alcuni dei presenti infatti l'ex capo del governo si sarebbe intrattenuto a lungo a parlare dei suoi processi: sono vittima di una giustizia ad orologeria - avrebbe osservato con diversi ospiti - non ho tempo per fare nient'altro perchè passo tutto il tempo con i miei avvocati. Un Berlusconi 'costretto' ad impiegare il tempo a disposizione solo sui processi, ed il rischio di debacle alle elezioni amministrative hanno avuto come effetto quello di gettare nel panico i dirigenti pidiellini, scettici sulle rassicurazioni avute nel corso della riunione di ieri. In diversi puntano il dito contro la strategia adottata dai vertici: stiamo autoalimentando la portata della sconfitta quando invece si doveva depotenziare il voto di maggio.
La situazione all'orizzonte però è tutt'altro che serena. I tentativi in extremis di arrivare ad un'intesa con il Terzo Polo almeno a Palermo e Genova al momento sembrano falliti. Così come appare complicato rinsaldare l'asse con Gianfranco Miccichè, che oggi ha incontrato Angelino Alfano, e che nei giorni scorsi non ha fatto mistero di apprezzare il candidato scelto dal Terzo Polo.
Per domani è prevista invece una riunione dei big del Pdl con i dirigenti liguri per affrontare il caso di Genova. Resta poi ancora da sciogliere il nodo Verona dove Flavio Tosi sembra intenzionato a presentare una propria lista (nonostante il 'niet' di Umberto Bossi). Difficilmente il Pdl riuscirà a chiudere intese con l'Udc anche in Puglia dove a decidere il candidato pidiellino di Lecce e Trani saranno le primarie. E c'è già nel partito chi non esclude che in caso di una disfatta totale, la leadership di Alfano sarebbe messa in discussione. Così come l'idea che subito dopo il voto amministrativo l'emorragia di abbandoni diventi inarrestabile.
Il Cavaliere dal canto suo non rinuncia all'operazione restyling del partito. Dopo l'inno, il prossimo passo dovrebbe essere il cambio del simbolo, da legare magari ad una 'rifondazione' stessa del Pdl. Non un secondo predellino, ma la costituzione del partito dei moderati a cui il Cavaliere guarda da diverso tempo. Anche se i più maligni intravvedono dietro a queste mosse l'idea di dare vita a un proprio partito, o a una lista personale da presentare alle elezioni. Idea che però l'ex capo del governo ha sempre smentito. Così come altri vedono nella blindatura di Monti un retropensiero che potrebbe anche concretizzarsi, per il 2013, in una 'grande coalizione' che potrebbe far proseguire l'esperienza del governo dei 'Professori'.