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Attentato Adinolfi, le istruzioni della pistola in casa di un vecchio Br di Claudia Fusani

caso Adinolfi, polizia scientifica
Di Claudia Fusani
11 maggio 2012
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Più che una lista di sospetti è il perimetro entro il quale gli investigatori stanno tentando di venire a capo dell'attentato a Roberto Adinolfi: gli uomini e le donne che negli ultimi dieci anni hanno militato e continuano a farlo anche dal carcere sotto il cappello delle Brigate Rosse cercando proseliti per un fronte che in questo momento può trovare il collante, o l’alibi perfetto, nel disagio e nella rabbia sociale.

Sono i primi passi investigativi decisi dalla procura di Genova che ieri ha ordinato perquisizioni in carcere e nello specifico nelle celle di Gianfranco Zoja, Br indefesso e detenuto per l’attentato nel 2006 alla caserma Folgore di Livorno, e di Massimo Riccardo Porcile, entrambi liguri e arrestati nel 2009 dalla Digos di Roma che con quell' operazione smantellò, o credettero di averlo fatto, la nuova formazione «Per il comunismo, Brigate rosse». A casa di Porcile la Digos trovò un foglio con le istruzioni della pistola Tula Tokarev TT30 e TT33, la stessa che lunedì mattina ha sparato contro le gambe dell’ingegnere Roberto Adinolfi.

La scelta di procedere con le perquisizioni in carcere è prassi in questo tipo di indagini. Il circuito carcerario, cioè gli irriducibili della lotta armata, non smettono mai, neppure dalle celle di perseguire l’obiettivo della «rivoluzione proletaria con lo stato imperialista» che negli anni cambia faccia e contenuti ma sempre stato imperialista, dal loro punto di vista, rimane.

Le istruzioni della Tokarev
Il dettaglio delle istruzioni e delle immagini della Tokarev, mai ritrovata, viene definito al momento solo «molto suggestivo». È ancora presto quindi per dire che il filo di Zoja e Porcile sia quello giusto per arrivare agli attentatori dell'ingegnere Adinolfi e alla cellula che ha deciso di entrare in azione lunedì mattina nel quartiere Marassi di Genova.

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