Speciale primarie Pd 8 dicembre 2013
Speciale Elezioni 2013

Pd: non si vota su primarie, Renzi s'infuria

Renzi, big bang, 640
Di S.C.
6 luglio 2012
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Una giornata anziché due e niente discussione sulle regole delle primarie. L’Assemblea nazionale del Pd si svolgerà il 14 (inizialmente era prevista l’apertura venerdì 13, ma causa lavori parlamentari si è deciso altrimenti). E, stando a quanto scrive la presidente Rosy Bindi nella lettera di convocazione spedita ieri, si parlerà della situazione politica italiana, degli sviluppi nel panorama Europeo, del confronto sulla legge elettorale e su come «avviare la definizione dei punti programmatici per l’alternativa che il Pd intende presentare al Paese ». Si adotterà anche il documento elaborato dal Comitato diritti del Pd, spiega sempre Bindi nella lettera di convocazione, mentre nel testo arrivato ai membri dell’Assemblea nazionale non c’è alcun riferimento alle primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra.

Nei giorni scorsi, tra i membri della Direzione, si era sparsa la voce che all’Assemblea si sarebbe approvata una deroga che consentisse a qualunque iscritto e non soltanto al segretario del Pd (com’è da Statuto) di correre per la premiership del centrosinistra. Una deroga che consentirebbe a Matteo Renzi di candidarsi stando in regola con le norme previste dal suo partito. Ma ora la mancanza di ogni riferimento alle primarie ha fatto scattare l’allarme tra quanti temono che l’appuntamento con i gazebo possa saltare. Sandro Gozi chiede che il 14 si stabilisca la data delle primarie e parla di «un ordine del giorno vuoto, che arriva dopo una serie di dichiarazioni di diversi dirigenti del Pd miranti a smontare la decisione presa in Direzione».

Renzi interviene via web dicendo che vuole confrontarsi «sulle idee per il futuro dell’Italia, non sulle meschine questioncine tattiche interne». E poi: «Dopo che Bersani aveva annunciato le primarie per il 14 ottobre, ci comunicano dalla regia che probabilmente la data slitterà e che la prossima Assemblea del Pd forse fisserà la data, ma rinvierà le regole. Molti vorrebbero stracciarsi le vesti e fare polemica, ma io credo che Pierluigi Bersani sia un galantuomo e che manterrà l’impegno preso».

In realtà Bersani non ha mai annunciato primarie per il 14 ottobre (in Direzione disse «entro la fine dell’anno»).E a decidere la data saranno tutti quelli che sigleranno la cosiddetta «carta di intenti ».

È proprio per «rimettere ordine alla discussione», spiegano al quartier generale dei Democratici, che si è deciso di non discutere all’Assemblea del 14 di primarie, foss’anche di regole interne al solo Pd. Bersani vuole rispettare il percorso annunciato alla Direzione, che prevede innanzitutto una proposta politica e la scrittura della «carta d’intenti», poi la costruzione del perimetro dell’alleanza dei progressisti (ne farà parte chi siglerà la «carta») e infine la sfida per la premiership (ovvero le primarie, che difficilmente potranno tenersi prima della fine di novembre o dell’inizio di dicembre). Diversi dirigenti del Pd, dopo la Leopolda di Renzi e l’accendersi della discussione sulle primarie, avevano espresso perplessità sul fatto che «di fatto» si stesse «partendo dalla fine» (Massimo D’Alema) e avevano anche consigliato, dopo l’apertura di Casini a un patto tra progressisti e moderati, di rinviare l’Assemblea del 14 (Pierluigi Castagnetti). Bersani ha deciso di confermare l’appuntamento, ma anche di approfittarne per «mettere ordine» ridando forza al percorso politico. Così il 14 aprirà i lavori con una relazione in cui inizierà a delineare le linee guida di quel «decalogo» che nelle sue intenzioni dovrà essere la «carta di intenti». Tra le parole che daranno il titolo ai diversi paragrafi ci sono questione democratica e questione sociale, civismo, riforme, responsabilità. Ci sarà anche una parte dedicata alla necessità, per chi volesse far parte della coalizione dei progressisti, di cedere una parte di sovranità in Parlamento, prevedendo decisioni prese a maggioranza tra i gruppi e il vincolo a rispettarle.