Johnny Palomba - Critico cinematografico
"Sì alla scuola pubblica, no alla sòla pubica"
"Sono un professore tra tanti..." (del blogger Leonardo)
Egregio Presidente Berlusconi, sono un insegnante della Scuola Media pubblica. Le scrivo innanzitutto per confortarLa, perché sono convinto che questa storia dei cattivi maestri che inculcano gli studenti innocenti non sia una semplice trovata da propaganda: no, Lei un po' in questa cosa ci crede. Probabilmente ci immagina uno per uno, nelle nostre aule, il lunedì mattina, mentre parliamo male di lei e del suo governo agli studenti. Egregio Presidente, insomma, può anche darsi che in qualche aula della Repubblica ci siano insegnanti che si comportano così. In fondo l'Italia è grande e le scuole sono tante, e un professore che invece di fare lezione perde tempo a criticare Berlusconi ci sarà, come c'è quello che commenta i risultati delle partite o si lamenta del mal di testa. Vorrei però che mi credesse se le dico che sono trascurabili minoranze, delle quali non si deve assolutamente preoccupare perché, se non lo sa, è proprio il professore antiberlusconiano a creare lo studente berlusconiano del futuro. È una cosa automatica, creda a me che avevo una professoressa bravissima, disponibile e gentile, con l'unico difetto di militare in Comunione e Liberazione: e vede dove sono andato a finire? All'Unità, appunto. Ma in generale, si è mai chiesto a che scuole fossero andati i nostri Padri Costituenti, per diventare così tanto antifascisti? Alla scuola dei fascisti, esatto. Per cui egregio Presidente, davvero, di solito non siamo così fessi da criticarLa in classe: e se lo facciamo, è tanto di guadagnato per Lei. In generale però abbiamo altro di meglio da fare, davvero. Non so se ha mai dato un'occhiata ai programmi. Lei non ha idea a quante cose ci sono da fare, quanti argomenti da approfondire, lontani dall'attualità politica. Il problema è che a un certo punto i ragazzini in questa attualità ci sguazzano, si nutrono davanti ai telegiornali, e poi si fanno domande, e sono abituati a pretendere le risposte da noi. Ecco, Presidente, vorrei che si mettesse un po' nei panni di un insegnante che a scuola vorrebbe parlare di Gandhi, o di Rosso Malpelo, o della Triplice Intesa, mentre gli studenti gli domandano cos'è il Bunga Bunga. Si fidi: quando nel programma c'è l'Inferno dantesco o il crollo dell'Impero Romano, il Bunga Bunga è davvero l'ultima cosa di cui vorremmo parlare. C'è tanto di meglio in cielo, in terra, persino nella nostra filosofia. Questo è un po' il motivo per cui preferirei che al suo posto ci fosse un politico un po' più noioso, uno di quelli che in tv ci finisce soltanto quando spiega un decreto legge. Di solito nessuno mi chiede niente sui decreti legge. Per fortuna. Niente di personale, eh, ma Lei ha trasformato il dibattito politico in una rissa tra tifoserie, e ormai entrando nelle aule il grido “viva Berlusconi” o “abbasso Berlusconi” ha un po' la stessa profondità ideologica di quando sentivi urlare “viva Inter” o “abbasso Juve”. Sarà pure che il campionato è diventato un po' noioso, ultimamente. Egregio Presidente,sono un insegnante tra tanti, che lavora nella scuola pubblica ma non ha nulla, davvero, contro la scuola privata: sono convinto che chiunque debba esser libero di mandare i propri figli alla scuola che preferisce. Anche i cattolici. Purché non lo facciano a spese mie. Invece non capisco, e nessuno è ancora riuscito a spiegarmi, perché devo contribuire ai buoni scuola, perché devo finanziare io con le mie tasse la scuola privata dei cattolici. Non possono pagarsela loro? Dicono che hanno bisogno di un rimborso, perché i loro figli non usufruiscono dei servizi della scuola pubblica. È un po' come se io pretendessi un rimborso perché preferisco andare a scuola in macchina anziché in autobus. Ma l'autobus fa bene a tutti, anche a chi prendendo la macchina troverà meno coda ai semafori. E una scuola pubblica bella, efficiente, con un personale qualificato, è un'ottima cosa per tutti: anche per chi liberamente decide di non usarla, o per chi non ha figli ma ha comunque bisogno di bravi medici, bravi ingegneri, persone competenti che abbiano fatto studi seri. Vede, Presidente, io non so esattamente quando sia nato questo equivoco, per cui le tasse sono diventate per molti un semplice ticket da scambiare con un servizio. Ma io non pago le tasse per mio figlio, io le dovrei pagare per la collettività nella quale mio figlio si troverà a vivere. E non posso pagare per la scuola cattolica, la scuola musulmana, la scuola buddista. Posso pagare per una scuola sola e voglio che sia il più possibile adatta a tutti. Se poi qualcuno ne desidera una migliore, se la paghi coi soldi suoi. Infondo le sto chiedendo anch'io di tagliarmi le tasse, dopotutto: quella parte che pago e finisce in buoni scuola, mentre un ente privato che non mi rappresenta (la Chiesa cattolica) continua a godere di sgravi fiscali. La trova una posizione così tanto ideologica? Si rassicuri, non ne sto parlando in classe. Ne parlo con Lei. Coi miei studenti ho di meglio, davvero, da fare.
Distinti saluti, suo Leonardo.
Paolo Beni, Presidente nazionale Arci
«Berlusconi ha lanciato un attacco frontale all’istruzione pubblica, già mortificata e privata di risorse, e ora accusata di inculcare nei giovani valori contrari a quelli delle famiglie. È gravissimo che un capo di governo esprima così esplicito disprezzo per l’istituzione deputata alla formazione dei suoi cittadini. Dopo aver lavorato per anni alla distruzione della cultura del Paese con l’occupazione sistematica delle televisioni, ora porta l’affondo finale all’unico vero nemico che resta sul campo: la scuola che deve formare le capacità critiche e le libere coscienze dei cittadini. La Costituzione assegna allo Stato il compito di fornire a tutti e tutte un bagaglio di conoscenze e di strumenti ampio e plurale. La scuola pubblica è il primo motore di inclusione e mobilità sociale, il luogo dove si formano le competenze di cittadinanza, si impara a crescere insieme, ad esercitare il pensiero, l’autonomia di giudizio e la libertà di scelta. Una buona scuola pubblica è nemica di ogni integralismo perché le sue basi irrinunciabili sono la laicità, la libertà di insegnamento e di ricerca. Non possiamo restare a guardare. Dobbiamo difenderla».
Oreste Pivetta, giornalista
«Non è colpa della scuola pubblica se la scuola pubblica è stata impoverita, svillaneggiata, offesa, tagliata. Malgrado tutto, resta un baluardo per la democrazia: nella scuola pubblica sopravvive ancora qualcosa che può metterci al riparo dall'onda lunga della volgarità e dell'ignoranza, nella scuola pubblica ancora si realizza qualcosa che riassume un modello di servizio nel segno della giustizia sociale. Non può dir nulla chi predilige il sistema bunga bunga, chi fa ben peggio di Caligola, che si era accontentato di nominare senatore uno solo dei suoi cavalli».
"Sconfiggere le menzogne" (di Mila Spicola)
Dopo le accuse di corporativismo, di strumentalizzazione politica, di “fannullonismo” contro i docenti italiani, adesso è uscito allo scoperto: l’oggetto dell’odio del premier è la scuola statale come istituzione. Una rivoluzione ci sta tutta: è giunta l’ora di difenderci sul serio. Dobbiamo, tutti, difendere la scuola statale italiana dalle menzogne che la stanno sommergendo. Abbiamo bisogno di tutti voi. Abbiamo bisogno di un Benigni che davanti a venti milioni di italiani reciti con il suo splendido carisma: «Art. 33 L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato»; «art. 34 La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita». Abbiamo bisogno di un’opposizione che, unita, metta la scuola in cima all’agenda politica e usi tutti gli strumenti parlamentari perché il premier ritiri (e parte le consuete smentite e i “fraintendimenti”) tutto quello che ha detto. Abbiamo bisogno di testimonial che difendano la scuola statale, che possano rompere il muro dei media: scrittori, attori, cantanti, registi, che ci raccontino il brivido di quel giorno, a scuola, nel capire con che dolcezza si può naufragare nell’infinito del pensiero e della libertà umana. Questo giornale dà lo spazio e l’opportunità per farlo. Abbiamo bisogno di tutti voi perché noi, gli insegnanti, in questi anni troppo spesso non siamo stati ascoltati. Abbiamo bisogno di donne e uomini consapevoli e informati, capaci di raccontare per intero la verità della scuola statale italiana tagliata e oltraggiata. C’è il perpetuo allarme del docente precario, ma ci sono anche masse di genitori preoccupati ai quali nessuno ha saputo dare voce. Il nodo centrale è l’attacco alla democrazia e al libero pensiero attraverso l’attacco alla scuola pubblica. Attacco proseguito negli anni inesorabile, con troppi complici. Etiam si omnes ego non. In quanti, rispetto all’indifferenza verso la scuola, hanno saputo dire: «Io no»? «La scuola italiana non educa», dice il premier (e detto da lui suona grottesco, surreale). Ma cosa vuol dire educare? La scuola fascista aveva come obiettivo principe l’«educazione dei giovani». La scuola statale italiana repubblicana, gioiello di una civiltà avanzatissima, la nostra, istruisce, forma e prepara i cittadini di domani attraverso la trasmissione di un bagaglio di conoscenze, di cultura, il più ampio, corretto, plurale, libero (persino di criticare i maledetti comunisti). Istruisce alla conoscenza delle regole e dei pensieri. Tutti e per tutti. Al plurale, mai al singolare. E lo fa meglio delle private. (Dati Invalsi: senza i funesti risultati delle competenze degli studenti delle scuole private la scuola italiana sarebbe più in alto nella graduatoria europea). Metteteci nelle condizioni di farlo al meglio, non al peggio. Il ministro Gelmini ha approntato una riforma che riflette l’odio e non l’amore per la scuola. Su ufficiale ammissione del suo premier, è fallita miseramente. Si dimetta, allora, e cerchiamo di realizzare una vera riforma che vada incontro alle esigenze del paese intero e dei suoi ragazzi.
"La scuola pubblica educa al pensiero critico. Per questo Berlusconi l’attacca"
(di Sofia Toselli, Presidente nazionale del Cidi)
La scuola pubblica educa al pensiero critico. Per questo Berlusconi l’attacca Adesso basta, basta insulti. La fatica di insegnare e apprendere, la fatica di crescere, merita rispetto, attenzione e cura. E una classe politica che non è capace di capire questa verità elementare e offende e mortifica continuamente la scuola italiana, con ogni atto e con ogni parola da quasi tre anni, fa al paese l’offesa più grande. Qui non si tratta solo di non investire sul futuro dei nostri figli, questo purtroppo gran parte dell’Italia lo ha capito da tempo, qui si tratta, se possibile, di vero e proprio disprezzo. Tutti i giorni gli insegnanti sono impegnati, attraverso il confronto delle idee, nello sforzo di istruire e educare cittadini liberi, colti, capaci di pensiero autonomo. Questo è il compito prioritario della scuola pubblica. Come si fa perciò a dire che gli insegnanti vanno contro l’interesse dei genitori? In realtà si vuole attaccare la scuola pubblica per imporre omologazione, aggredire la Costituzione e in sostanza il futuro democratico del nostro paese.
"Aderisco con convinzione, lo studio è uno dei principali diritti della Repubblica" (di Barbara Pollastrini)
Aderisco con convinzione. Quello allo studio è uno dei principali diritti della nostra Repubblica. Oggi, da parte di una maggioranza irresponsabile sottomessa a un premier ormai fuori controllo e alla disperata ricerca di legittimazione, si attaccano uno dopo l'altro i diritti sociali e civili - si pensi al diritto all'autoderminazione e alla libertà di cura - e le conquiste che hanno rappresentato. Ma, le donne l'hanno detto il 13, il paese è ormai stanco. Sono al fianco dell'Unita anche in questa battaglia per la difesa di un Paese moderno e civile.
Studenti medi del Veneto
Caro Presidente del Consiglio Berlusconi, forse sarebbe il caso di ridare senso alle parole e di ascoltare il significato diverso che noi studenti conferiamo a quelle parole, lo stesso che dà loro anche la nostra Costituzione. Libertà: la libertà di poter scegliere partendo tutti dalle medesime possibilità di partenza senza che le condizioni di provenienza possano influire sulla nostra istruzione; la libertà di poterci formare in un ambiente laico, accessibile a tutti, senza discriminazioni che, proprio perché laico, possa dare la possibilità ad ogni individuo di formarsi in totale libertà creandosi il proprio personale percorso. Questa è la libertà che noi studenti leggiamo negli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione italiana. Una Costituzione, caro Premier, che non toglie la libertà di scelta a nessuno: anzi, tutela l'individuo nella sua libertà di formarsi liberamente, senza vincoli d'appartenenza o di provenienza; questa è la scuola pubblica che noi difendiamo, una scuola in cui “l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”. Quella stessa Costituzione che dà anche la possibilità ad enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza ulteriori oneri per lo Stato, per chi lo volesse. Quale scelta migliore dovrebbero avere le famiglie per la crescita dei propri figli? In un Paese, però, in cui sono ormai troppi anni che non si riforma sul serio, ma si taglia sulla scuola pubblica statale, è sicuramente più semplice tutelare la libertà delle famiglie che si possono permettere di mandare i propri figli nelle scuole private, dimenticandosi così quale sia il ruolo della Repubblica che dovrebbe, invece, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Se la riformassimo davvero questa scuola pubblica, pensandola come una risorsa che possa far crescere il Nostro Paese, come un bene da tutelare, non come un'azienda che comporta solo dei costi, se la sostenessimo come merita, se non insultassimo di continuo i suoi insegnanti e chi ogni mattina si impegna per farla funzionare, allora la libertà delle famiglie di mandare i propri figli in una Scuola di qualità, che dia loro la possibilità di formarsi liberamente e crearsi un proprio percorso, solo allora tale libertà sarebbe realizzata. Noi non vogliamo una scuola che “inculchi i valori dei genitori”, non è questo il suo compito né deve esserlo. La scuola che vogliamo è una scuola che ci dia i mezzi per costruire i nostri valori e che lo faccia con il giusto sostegno e con metodi corretti, che ci educhi nel modo migliore ad affrontare le sfide presenti e future. Questa, Presidente, è la scuola che vogliamo e che ogni giorno, insieme ai nostri insegnanti, proviamo a realizzare, pur con mille difficoltà. Questa è la scuola che vogliamo difendere. Sofia Caenazzo Rappresentante di Istituto - Liceo Artistico Modiglioni (Padova) Giuseppe Cesaro Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Curiel (Padova) Jacopo Marchesin Rappresentante di Consulta – Liceo Scientifico Curiel (Padova) Margherita Colonnello Rappresentante di Istituto – Liceo Classico Tito Livio (Padova) Pietro Bean Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Cornaro (Padova) Tommy Ruzzante Rappresentante di Istituto – Liceo Duca d’Aosta (Padova) Luca Bernardini Rappresentante di Istituto – I.I.S. Cattaneo (Monselice – PD) Matteo Banzato Rappresentante di Istituto – I.I.S. Mattei (Conselve – PD) Alessandro Bertoncello Rappresentante di Consulta – I.I.S. Newton (Camposampiero – PD) Alessandro Frena Rappresentante di Istituto – I.I.S Follador (Agordo – BL) Elisa De Paris Rappresentante di Istituto - I.I.S Follador (Agordo – BL) Tara Riva Enayati Rappresentante di Istituto - I.I.S Follador (Agordo – BL) Alessandro Sorio Rappresentante di Consulta – I.P.S. Fermi (Verona) Michela Ceraico Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Galilei (Verona) Anna Azzalin Rappresentante di Istituto – Liceo Classico Celio-Roccati (Rovigo) David Morpurgo Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Lioy (Vicenza) Valentina Mazzoni Rappresentante di Istituto – Liceo Artistico Martini (Vicenza) Doris Zijalic Rappresentante di Consulta – I.T.A.S. Boscardin (Vicenza) Antonio De Luca Rappresentante di Istituto – I.P.S.I.A. Giorgi (Treviso) Vincenzo Schiano di Cola Rappresentante di Istituto – I.P.S.I.A. Giorgi (Treviso) Marco Scordo Rappresentante di Istituto – I.P.S.I.A. Giorgi (Treviso) Silvia Trevisani Rappresentante di Istituto – Liceo Classico Canova (Treviso) Luca Renucci Rappresentante di Istituto – Liceo Classico Canova (Treviso) Francesco Mazzer Rappresentante di Istituto – I.T.C. Riccati (Treviso) Nicolò Vettori Rappresentante di Istituto – I.T.C. Riccati (Treviso) Giacomo Catarin Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Da Vinci (Treviso) Philipp Tiozzo Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Da Vinci (Treviso) Matteo Sovilla Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Da Vinci (Treviso) Francesco Prencipe Rappresentante di Istituto – Liceo Scientifico Da Vinci (Treviso) Lorenzo Fantin Rappresentante di Istituto – I.T.I.S. Barsanti (Castelfranco Veneto – TV) Amin Elamraoui Rappresentante di Istituto – I.T.I.S. Barsanti (Castelfranco Veneto – TV) Matteo Bianchin Rappresentante di Istituto – Liceo Levi (Montebelluna – TV)